È nata cerebrolesa ma l'Inps non le crede:
"Dimostri l'invalidità"
L’istituto
chiede documenti
e certificati medici
MARCO ACCOSSATO
TORINO
- Questo è il dramma di una ragazza di 37 anni,
cerebrolesa dalla nascita e con una condanna in
più: la burocrazia. Si chiama Claudia Bottigelli,
vive a Torino, immobilizzata a letto o su una
sedia a rotelle da quando è venuta al mondo. Ha
bisogno di tutto e di tutti, e in casa sono
archiviati decine di documenti e certificati che
dimostrano la sua (evidente, innegabile,
incontestabile) disabilità gravissima. Ma per
l’Inps a caccia di falsi invalidi Claudia
potrebbe essere una truffatrice. Potrebbe
fingere. I sondini che le attraversano il corpo,
i pannoloni che è costretta a indossare, le
bretelle che la tengono ferma sulla carrozzella,
e la schiena spezzata dei genitori che si
dedicano completamente a lei potrebbero essere
un bluff. Fino a prova contraria.
Così ipotizza l’Inps. Lo fa per Claudia e per
migliaia di altri malati gravi, persino di Sla:
a tutti, in tutta Italia, l’Istituto di
previdenza chiede copia dei documenti che
certifichino la vera invalidità. «Un assurdo»,
sbotta Marina Cometto, madre di Claudia, donna
battagliera che in questi anni non ha mai
lasciato sola un istante la figlia, e con la sua
forza ha portato avanti numerose altre battaglie
per tutti i disabili. La Cometto non può
lasciare sola Claudia, ma «per colpa di
un’assurda burocrazia ho appena dovuto buttare
via tre ore del tempo che dedico a lei per
consegnare in via XX Settembre certificazioni di
visite specialistiche accumulate negli anni,
pareri medici, cartelle cliniche, e persino il
documento della dimissione dall’ultimo ricovero
in ospedale». Adesso Marina aspetta che l’Inps
la convochi, costringendola a portare con sé
Claudia per dimostrare che è davvero invalida:
«Basterebbe che l’Inps si rivolgesse all’Asl, o
che contattasse il nostro medico di famiglia».
Invece no: la burocrazia non perdona. Come la
malattia di Claudia.
Marina Cometto ha sfogato tutta la sua rabbia su
Facebook e su Youtube, dove ha pubblicato
persino un video della figlia cerebrolesa in
seguito a una sofferenza fetale: «L’Inps - dice
la Cometto - prevede 100 mila verifiche entro
dicembre 2010, altre 500 mila entro il 2013. Ma
non si rende conto che non è penalizzando i veri
invalidi che si scovano quelli falsi? Dei veri
invalidi esiste già tutta la documentazione in
regola, le persone che vivono la vera disabilità
hanno centinaia di certificati di medici
pubblici o privati...». Truffatori potenziali.
Oltre ai casi come Claudia, l’Inps chiede di
dimostrare di essere veramente disabili anche a
persone colpite da Sla e da patologie genetiche
come la spina bifida. «I bambini sono esclusi
per legge, ma mi risulta - sottolinea sempre la
madre di Claudia - che abbiano chiesto la
documentazione anche alle madri di bimbi
totalmente non autosufficienti».
L’operazione-trasparenza non perdona: «L’Inps
spenderà circa 15 milioni di euro per assumere i
488 medici incaricati di controllare la
veridicità delle documentazioni presentate, e
per le eventuali visite». Creando un problema in
più a queste famiglie già provate: «Nel caso la
documentazione non sia ritenuta sufficiente
l’indennità di accompagnamento viene sospesa
all’istante. E non basta più un semplice
ricorso, per far valere le proprie ragioni. È
necessario rivolgersi a un avvocato, e spendere
altro tempo e altro denaro sottratto ai malati,
la cui assistenza può costare alle famiglie
anche più di 3000 euro al mese».
marco.accossato(at)lastampa.it
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