«Abusi al Provolo», il tribunale: ammissibili i
procedimenti civili
Le presunte molestie Nulla da fare invece in
sede penale. Schinaia: prescrizione
insormontabile
Il presidente Gilardi: i tempi trascorsi non
rappresentano un ostacolo
VERONA
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Davanti alle telecamere, l’altra sera, non hanno
nascosto nulla. Nome, cognome, a viso aperto su
Raitre hanno infranto in tre - Gianni Bisoli,
Dario Laiti e Alessandro Vantini - il
pluriennale muro di silenzio finora eretto
attorno alla «sofferenza di tutta una vita». Ad
accomunarli, stando ai rispettivi racconti, un
angoscioso passato di «bambini sordi esposti a
violenze sessuali di ogni genere all’istituto
Don Antonio Provolo». Venerdì sera, per la prima
volta, hanno puntato il dito contro «religiosi e
fratelli» che li avrebbero sottoposti a
«violenze di ogni tipo» tra gli anni ’50 e ’70.
Quanto basta per far intervenire la giustizia
ordinaria? Niente affatto, visto che «ormai -
spiega il procuratore Mario Giulio Schinaia - si
tratta di episodi che, se anche trovassero prove
e riscontri, risulterebbero "coperti"
dall’intervenuta prescrizione che ne impedirebbe
qualunque sanzione in sede penale».
Disco rosso quindi, come del resto già
annunciato in passato dallo stesso Schinaia,
all’apertura di un’eventuale inchiesta penale su
quello che è ormai diventato un autentico «caso
Provolo». Una porta in sede giudiziaria,
tuttavia, rimane ancora aperta. Ed è quella che
conduce al Tribunale civile. A confermarlo è lo
stesso presidente Gianfranco Gilardi: «A quanto
mi risulta sinora, gli estremi di ammissibilità
per l’avvio di un’eventuale causa civile ci sono
tutti. L’intera vicenda, infatti, ruota attorno
alla presunta violazione di diritti soggettivi
di fondamentale, primaria e imprescindibile
importanza». Quanto all’ormai avvenuta
prescrizione, «in sede civile il fatto che sia
già trascorso così tanto tempo non rappresenta
alcun tipo di ostacolo», precisa il presidente
del Tribunale scaligero. Nel caso in cui una o
più delle presunte vittime di abusi dovessero
rivolgersi al giudice civile per ottenere un
eventuale risarcimento- danni, sarebbe lo stesso
magistrato ad avvalersi di consulenze e
accertamenti tecnici per verificare la
veridicità e sussistenza o meno delle gravissime
accuse avanzate dai diretti interessati. Nel
corso della trasmissione Rai dell’altra sera,
del resto, era stato già uno degli ospiti in
studio, il docente universitario Enrico del
Prato, ad affermare che «le eventuali vittime
potrebbero rivolgersi, anche a distanza di così
tanti anni, al giudice civile: un danno infatti
può manifestarsi anche parecchio tempo dopo,
soprattutto laddove risulti di ordine
soggettivo». Un autorevole parere fatto subito
proprio dal Tribunale veronese, dunque, anche se
un’eventuale iniziativa in tale sede spetterà in
ogni caso alle presunte vittime.
«Ciò che veramente conta però - sottolinea
Schinaia - è che gli eventuali responsabili non
possano più entrare in alcun modo in contatto
con bambini e ragazzi. La priorità è questa».
La. Ted.
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