Bertone su caso Murphy:"I
sordomuti sono poco attendibii"
ROMA -
Continua e si arrichisce di nuovi particolari
l'oramai aspra querelle tra il Vaticano ed il
New York Times. Sul dossier pubblicato dal noto
quotidiano spuntano anche due pagine in
Italiano nella
quali si legge la fedele ricostruzione della
vicenda oramai tristemente nota di padre Murphy;
il prete che tra il 50 ed il 74 abuso di circa
200 ragazzi nella scuola di Milwaukee.
E nel dettagliano dossier compare in particolare
una conversazione tra l'arcivescovo di Milwaukee
Rembert Weakland e monsignor Tarciso Bertone,
oggi segretario di Stato del Vaticano ed
all'epoca dei fatti all'epoca segretario della
Congregazione per la Dottrina della Fede. I due
prelati appaiono fin da subito seriamente
preoccupati della condotta di padre Murphy e del
fatto che, il religioso-pedofilo, non solo non
abbia mai accennato ad un pentimento ma che,
dalle analisi psicologiche condotte, riesca
addirittura a vedersi come una "vittima" durante
gli abusi sui minori sordomuti. E proprio sul
tipo di Handicap dei bambini, Bertone si
dimostra cauto rispetto alla possibilità di
aprire un processo canonico:"Per la
difficoltà di provare il delitto - osserva
infatti Bertone - e per la difficoltà che
hanno i sordomuti a fornire prove e
testimonianze senza aggravare i fatti, tenuto
conto della loro menomazione e del tempo
trascorso". Quando gli orribili crimini del
prete vennero finalmente alla luce, infatti,
correva l'anno 1998 ed erano passati ben 35
dagli episodi considerati da Weakland e Bertone.
Entrambi, comunque, convenivano sulla necessità
di allontanare (anche con provvedimenti
"penali") il parroco dalla scuola e di evitare
che svolgesse omelie in presenza della comunità
dei sordomuti. A Murphy si chiese anche un atto
pubblico di penitenza. Gesto che non arrivò mai,
fino alla morte del prete; avvenuta nel 1998. La
reazione della Chiesa fu dunque di denuncia,
condanne ed allontanamento ma, al contempo, non
decisa, rapida e risolutiva come chiedeva la
comunità dei sordomuti.