COME SI CRESCE SE SI HA UN FRATELLO DISABILE?

La fondazione Ariel ha strutturato un incontro per riflettere su questo speciale rapporto tra un bambino e il fratello disabile
"Dare voce ai
siblings. Che cosa significa
crescere con un fratello
disabile", è questo
il titolo dell'incontro
organizzato dalla fondazione
Ariel per il prossimo
13 febbraio a Torino.
Dall'anno della sua nascita,
il 2003, Ariel
ha lavorato per la
diffusione nelle strutture
sanitarie di processi di
umanizzazione e rispondere
ad una necessità fortemente
sentita su tutto il
territorio dalle famiglie
dei bambini con disabilità
neuromotorie: la necessità
di una struttura in cui
siano valutati in forma
multidisciplinare i bisogni
e messe a fuoco soluzioni
più idonee, dove sia fornita
la formazione ed il sostegno
socio-psicologico alle
famiglie, dove si ottimizzi
la formazione del personale
sanitario e dei volontari.
L'incontro, ad ingresso gratuito, è rivolto alle famiglie con bambini disabili e rappresenta un'importante occasione d riflessione sulla relazione del bambino disabile con il fratello (sibling), che spesso in prospettiva è la più lunga di tutte. Questo significa che la dimensione della disabilità, con tutto ciò che comporta, accompagna il fratello del bambino disabile lungo tutto l'arco della vita, influenzandone inevitabilmente le tappe evolutive, le scelte, la progettualità.
Accade spesso che i fratelli trovino difficoltà a dare un senso da soli alle proprie reazioni e ai propri sentimenti nei riguardi della famiglia. Per questo sono a rischio di sviluppare problemi emotivie comportamentali, che possono portare a difficoltà di adattamento permanenti, inclusa ansia e depressione.
Per sapere qualcosa di più sulla questione abbiamo voluto rivolgere alcune domande al dottor Andrea Dondi, psicoterapeuta analista transazionale, che si occuperà di tenere l'incontro con le famiglie organizzato da Ariel.
In che modo
seminari come questi possono
essere d'aiuto in
particolare ai genitori che
hanno sia figli disabili che
normodotati?
Una corretta
informazione sui pensieri ed
vissuti ricorrenti dei
cosidetti "siblings" cioè i
fratelli e le sorelle dei
bambini disabili è il punto
di partenza per qualsiasi
strategia preventiva ed
educativa in favore di chi,
spesso, viene
fisiologicamente perso di
vista dai genitori durante
il loro difficile compito di
crescere un bambino
disabile.
L'incontro
organizzato da Ariel è
rivolto alle famiglie, si
intende nuclei familiari al
completo? Intendo dire, è
prevista una partecipazione
attiva anche dei fratelli o
dei ragazzi disabili
all'interno dell'incontro?
La presenza
anche dei siblings
all'incontro è decisamente
auspicata perché si parla di
loro, e questo, per quanto
detto sopra, è già un
riconoscimento ed un valore
aggiunto. Inoltre, durante
il seminario, i fratelli e
le sorelle dei bambini
disabili possono sentirsi
rappresentati ed
identificarsi nei modelli
presentati, e constatare che
non sono i soli a vivere una
condizione di crescita
delicata e particolare.
Infine gli argomenti
trattati possono essere un
fertile terreno di scambio e
confronto con gli altri
membri della famiglia.
Quali sono a
grandi linee i problemi che
nei suoi studi ha
riscontrato nel rapporto tra
una fratello disabili e uno
normodotato? E quali gli
errori più frequenti da
parte dei genitori?
Per quanto riguarda il
fratello normodotato ritengo
che uno dei fattori di
rischio consista nel fatto
che tende a non avere i
normali problemi di
convivenza riscontrabili tra
fratelli. I suoi tentativi
di comportarsi come un
fratello normale, ad esempio
rispetto alla
conflittualità, vengono
spesso disincentivati dagli
adulti che tendono a
proteggere il fratello
disabile. Da qui possono
generarsi sensi di colpa o
confusione rispetto ai
vissuti "negativi" del
sibling come la rabbia verso
il fratello disabile,
percepita come normale ma
"proibita" dal mondo adulto.
Quali sono,
sempre a grandi linee, gli
accorgimenti e consigli che
i genitori dovrebbero trarre
da incontri come questo?
Una volta al termine di
un seminario un genitore mi
si è avvicinato e sorridendo
mi ha detto: "Grazie
dottore, ora ho capito che
invece di un problema ne ho
due!" In realtà i siblings
non sono destinati
necessariamente ad un
destino di disagio e
sofferenza, ma possono
essere aiutati a valorizzare
appieno l'esperienza che
vivono e diventare persone
sensibili e resilienti come
pochi altri coetanei. Per
fare questo spesso basta
poco: cogliere eventuali
specifici segnali di disagio
evolutivo e mettere in
pratica alcuni accorgimenti
educativi.
Per quanto tempo
e in che modo è necessario
seguire una famiglia nel
processo di comprensione
della complessità della
posizione del fratello del
figlio disabile?
Non è possibile
quantificare il sostegno
necessario; dipende molto da
situazione a situazione. A
volte non c'è bisogno di
alcun intervento. In altri
casi più seri è necessario
counselling o un intervento
di psicoterapia. Il ruolo
dei genitori rimane centrale
e complementare a questi
interventi. Esistono
tuttavia diverse possibilità
di attività preventive
dedicate ai siblings. Di
solito viene privilegiato un
approccio di gruppo che
mescola attività di tipo
ludico ricreativo con
momenti di riflessione e
condivisione di esperienze.
Questo tipo di gruppi si
rivolge sopratutto ai
siblings tra gli 8 e i 13
anni, periodo in cui
affrontano le sfide più
difficili; esistono poi
gruppi dedicati ai siblings
adolescenti e a quelli per
gli adulti che si
costituiscono in gruppi di
auto aiuto senza bisogno di
professionisti od esperti
che facciano da conduttori.
Nel corso del suo
lavoro e studio ha raccolto
delle testimonianze? Quali
sono le esigenze sentite in
maniera più forte?
I genitori partono a
volte da un bisogno di
rassicurazione che "va tutto
bene" e che non devono
preoccuparsi (anche) del
fratello normodotato. Di
fatto poi sono molto
disponibili ad aprire spazi
di consapevolezza su un
mondo, quello dei siblings,
presente e silenzioso che
necessita di attenzione e
rispetto e che in cambio
potrà dare molto in futuro
alla famiglia o anche alla
società. I siblings si
aspettano di essere visti ed
ascoltati, di avere infine
una voce da spendere anche
nelle scelte della loro
vita, affinché la fortuna di
essere sani non si tramuti
in un destino di
"invisibilità".
Fonte: www.disabili.com

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