Cambiano le pensioni: Dal 2016 non bastano più
40 anni di contributi
Per andare in pensione, dal 2016, non basteranno
più i 40 anni di contributi.
È quanto prevede l'emendamento del relatore alla
manovra e che fra l'altro innalza l'età
pensionabile delle donne nella P.a.
La
novità è una conseguenza delle misure che
prevedono che dal primo gennaio 2016 scatti
l'adeguamento fra l'età pensionabile e la
speranza di vita calcolata dall'Istat e si somma
agli effetti analoghi prodotti dall'introduzione
della cosiddetta 'finestra mobilè prevista dalla
manovra.
In attuazione - si legge nell'emendamento - del
decreto legge dello scorso anno che già
interveniva sul fronte previdenziale si
stabilisce che «a decorrere dal primo gennaio
2016 i requisiti di età e i valori di somma di
età anagrafica e di anzianità contributiva e il
requisito contributivo di 40 anni ai fini del
conseguimento del diritto all'accesso al
pensionamento indipendentemente dall'età
anagrafica sono aggiornati a cadenza triennale
con decreto direttoriale del ministero del
lavoro di concerto con il ministero
dell'economia da emanarsi almeno dodici mesi
prima della data di decorrenza di ogni
aggiornamento».
Slitta di un anno, passando dal primo gennaio
del 2015 al primo gennaio del 2016,
l'adeguamento periodico dei requisiti di
pensionamento all'aspettativa di vita. La novità
è contenuta nell'emendamento del relatore alla
manovra all'esame della commissione Bilancio del
Senato e che fra l'altro prevede l'innalzamento
dell'età pensionabile delle donne nella pubblica
amministrazione. L'incremento dei requisiti dal
primo gennaio 2016 è stimato pari a 3 mesi,
evidenzia la relazione tecnica della Ragioneria
dello Stato, presentata questa mattina in
commissione Bilancio al Senato. Strada facendo
si arriva a un adeguamento «cumulato» nel 2050 è
pari a 3,5 anni.
La "riforma" delle pensioni era stata prevista
dal decreto legge 112 dello scorso anno e ora
viene in parte modificata. In attuazione di tale
provvedimento che «concerne l'adeguamento dei
requisiti di accesso al sistema pensionistico
agli incrementi della speranza di vita, e tenuto
conto anche delle esigenze di coordinamento
degli istituti pensionistici e delle relative
procedure di adeguamento dei parametri connessi
agli andamenti demografici, a decorrere dal
primo gennaio 2016», si legge nell'emendamento
del relatore alla manovra, tutti i requisiti di
pensionamenti verranno aggiornati con cadenza
triennale« sulla base dell'incremento della
speranza di vita calcolata dall'Istat. «Per la
valutazione degli incrementi della speranza di
vita a 65 anni è stato adottato - si legge nella
relazione tecnica all'emendamento - lo scenario
demografico Istat centrale.
Pertanto, l'incremento dei requisiti dal primo
gennaio 2016 è stimato pari a 3 mesi, in quanto
assorbente l'incremento della speranza di vita
registrato nel triennio precedente risultante
superiore (4 mesi); per i successivi adeguamenti
triennali dal 2019 la stima di tali adeguamenti
incrementativi triennali è pari a 4 mesi per gli
adeguamenti fino al 2030, con successivi
adeguamenti inferiori e attorno ai 3 mesi fino
al 2050 circa. Ciò comporta un adeguamento
cumulato, ad esempio al 2050, pari circa a 3,5
anni. Va da sè - si legge ancora -, come
indicato nella normativa in esame, che gli
adeguamenti effettivamente applicati
risulteranno quelli accertati dall'Istat a
consuntivo».
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