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ll delitto il 13 febbraio in corso Vercelli

Clandestino e pusher
Libero di ammazzare
un giovane disabile

TORINO 01/05/2009 - -> Lo avevano già fermato, fotosegnalato, addirittu­ra denunciato. Ma lui ogni volta era tornato in libertà, tutte le volte era riuscito a farla franca. Nonostante una rapina commessa a Porta Palazzo, nonostante lo spaccio di sostanze stupefacenti cui sacrificava tempo ed energie, nonostante una vita condotta sempre ai margini della legalità, sospesa tra una fuga costante e la continua violazione delle regole. Abderrazak El Harmouchi (ma siamo sicuri che sia questo il suo vero nome?) è stato continua­mente graziato, nei suoi confronti la giustizia italia­na ha sempre chiuso un occhio, forse tutti e due. Ecco perché la sera del 13 febbraio di quest’anno questo marocchino di quasi 27 anni (ma siamo sicuri che sia questa la sua vera età?) era ancora libero, libero di circolare e uccidere. A farne le spese, in corso Vercelli, è stato un suo connazionale, un meccanico sordomuto e incensurato che di nome faceva Salah Dalilat.
Salah Dalilat aveva 32 anni, è stato ferito gravemen­te alla gola con un coccio di vetro ed è morto in ospedale quattro giorni più tardi. Dopo aver com­messo il delitto, Abderrazak El Harmouchi è fuggito in Marocco. E lì lo ha trovato nei giorni scorsi la polizia marocchina. El Harmouchi è finito in manet­te, ma è ancora in patria in attesa di conoscere il proprio destino: potrebbe essere processato a Rabat oppure consegnato all’Italia. «Ma giustizia è fatta», raccontano i familiari del povero Salah Dalilat, «la cosa che più conta è che quell’assassino non sia più in libertà».
A indirizzare gli investigatori della Squadra Mobile verso la pista giusta sono state principalmente le testimonianze raccolte dagli agenti di polizia sul luogo dell’aggressione nei momenti immediata­mente successivi al grave ferimento di Salah. Testi­monianze che hanno consentito di capire che il responsabile di quella folle aggressione (folle e ingiustificata, dal momento che il movente resta ancora un grosso punto interrogativo) era un conna­zionale della vittima, un uomo giovane e basso, con il volto devastato dalle cicatrici e diversi sopranno­mi che ne facevano un personaggio noto all’interno della comunità maghrebina: “Zak”, “Abdul”, “Du­kali”. La banca dati della Questura ha poi fatto il resto: l’uomo in fuga, hanno scoperto gli agenti, si chiama Abderrazak El Harmouchi ed è conosciuto nel nostro paese anche con altri nomi, tutti alias forniti in passato alle forze dell’ordine. Almeno cinque alias, con cinque diverse date di nascita. Un bel personaggio, indubbiamente. Un personaggio cui è stato tuttavia consentito di restare in Italia, nonostante tutto.
E di quel personaggio avevano a lungo parlato anche i familiari della vittima, che erano pure scesi in strada per chiedere giustizia. «Mio fratello è stato ucciso da un delinquente noto, conosciuto - aveva denunciato la sorella di Salah Dalilat -, perché quell’uomo non è stato ancora arrestato?». Adesso Abderrazak El Harmouchi è stato arrestato.
Il mandato di arresto europeo spiccato da un giudice torinese su richiesta della Procura, la collaborazione tra Interpol, polizia italiana e marocchina e l’aiuto fornito dal Consolato del Marocco hanno infatti reso possibile l’individuazione e il fermo di El Harmou­chi. «Giustizia è fatta», ripetono soddisfati i familia­ri del povero Salah Dalilat.
Giovanni Falconieri

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