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Da Bologna e Firenze un aiuto per i bambini sordi del Congo

Al via il progetto "La sordità non ha colore". L'obiettivo: creare nel paese africano un istituto con case-alloggio, scuole e ambulatori per i minori. Responsabili dell'iniziativa Giuseppe Gitti, direttore del Cro, e don Jean Basile Mavungu, sacerdote di Boma

un bambino con le cuffie in testa

BOLOGNA - Combattere la sordità minorile in una regione del tutto priva di strutture adeguate, come quella di Boma, in uno dei Paesi più poveri al mondo: la Repubblica democratica del Congo. Aiutando così le famiglie colpite, ma anche gli operai africani impegnati sul posto nella costruzione di un istituto che comprende scuole, ambulatori, case-alloggio. È questo il progetto "La sordità non ha colore" dell'omonima associazione, in collaborazione con il Cro (Centro di rieducazione ortofonica di Firenze) e la Fondazione Gualandi a favore dei sordi di Bologna, presentato ieri nel capoluogo emiliano. Responsabili del progetto, costato 250mila euro e nel pieno della fase di realizzazione, sono Giuseppe Gitti, direttore del Cro, e don Jean Basile Mavungu, sacerdote di Boma.

"Ci siamo spesi per questa iniziativa - dice Adele Messieri, della Fondazione Gualandi - perché secondo il nostro statuto siamo pronti a sostenere progetti validi per sordi anche lontani, privi di assistenza da parte delle strutture locali". L'obiettivo è la nascita di un istituto in cui diagnosticare, curare, scolarizzare e aiutare nell'inserimento sociale 100 bambini sordi della vasta regione di Bas-Congo, attraverso la costruzione di una scuola, di una casa-alloggio per chi abita lontano, di un laboratorio per imparare alcuni mestieri (sarto, falegname, fornaio) e di alcune strutture per l'agricoltura e l'allevamento biologici. "Riceviamo moltissime richieste di sostegno di questo tipo - continua Messieri - ma privilegiamo quelle che ci danno una garanzia sul piano dei fatti. ‘La sordità non ha colore', oltre a essere già a metà della realizzazione, favorisce il rispetto della tradizione locale per quanto riguarda l'architettura delle strutture e l'impiego di manodopera del luogo".

Altro punto importante è la realizzazione della casa-alloggio: "Ospiterà 50 ragazzi che abitano lontano dal villaggio e non potrebbero frequentare, a causa delle grandi distanze africane - spiega Messieri - è un segno di accoglienza per i tanti sordi che ci sono nel continente nero. Ad agosto un membro della nostra fondazione, Valentina Paoli, che partecipa anche al progetto, andrà in Congo. Sarà un'occasione preziosa per una testimonianza e un reportage diretto". (gm)

(16 luglio 2009)

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il CONTRIBUTO DI G. Filistrucchi

 

 

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