Disabile punita in treno
SOCIALE. La madre: «Un esempio delle
discriminazioni che subisce chi ha un handicap
lieve»
Minorenne con disagio costretta a scendere alla
stazione sbagliata
«Mia figlia disabile è stata fatta scendere dal
treno perché aveva l'abbonamento scaduto». È la
denuncia di una mamma del thienese.
Qualche
tempo fa la figlia di quasi 17 anni, prendendo
il treno a Schio per tornare a casa da scuola
avrebbe dovuto fermarsi a Thiene, ma è stata
fatta scendere a Marano perché il controllore
aveva scoperto che la ragazza aveva
l'abbonamento scaduto da qualche giorno.
«Non vogliamo essere fraintesi: non ci interessa
affatto divulgare aspetti della nostra vita
privata. Non ci interessa denunciare il
controllore, non abbiamo alcun interesse nel
sentirci dire bravi o cattivi - racconta questa
mamma -. Siamo partiti a raccontare questo fatto
perché sappiamo che i fatti colpiscono, attirano
l'attenzione».
La stazione
di Thiene dove la ragazza non è arrivata perché
il controllore l'ha obbligata a scendere prima
Anche la scelta di mantenere l'anonimato è
dettata innanzitutto dal fatto di tutelare la
famiglia, e soprattutto, la ragazza coinvolta,
in questo caso minorenne, e dal desiderio di non
gridare allo scandalo, ma dare voce ad una
sofferenza che è spesso silenziosa e che rimane
all'interno della famiglie che vivono in prima
persona la disabilità.
Per la verità infatti, questi casi eclatanti
attirano sì l'attenzione, ma in chi li ascolta
per la prima volta, non in queste famiglie che
hanno a che fare ogni giorno con soprusi,
mancanze di rispetto, atti anche gravi che
ledono la dignità di questi ragazzi.
«Potremmo raccontarne a decine di questi
episodi, ma non è quello che ci interessa -
testimonia anche il padre della ragazza -. Non
capiamo questo scalpore negli altri perché per
noi è realtà quotidiana: è un pericolo
costante».
Soprattutto per quelle persone che hanno una
disabilità lieve, che sembrano "normali" ad un
primo sguardo, ma che invece hanno fragilità
profonde che minano l'autonomia nei gesti più
quotidiani, come saper gestire il denaro, saper
prendere un mezzo pubblico in qualsiasi
situazione, saper dire di no, ad esempio, quando
un estraneo fa qualche proposta che potrebbe
diventare pericolosa.
«La disabilità lieve occupa uno spazio poco
affrontato, proprio in quanto lieve - precisano
-. Le risorse sono poche e spesso dispensate a
tematiche più urgenti. Si direbbe giusto, se non
che il disabile lieve chiede la strenua e
costante presenza di un adulto che lo guidi, lo
accompagni e lo controlli giorno dopo giorno.
Siamo partiti da un fatto eclatante per dare
spazio e rilievo ad un prolema reale, concreto e
pressante». L'obiettivo è dunque quello di
rinforzare le famiglie e le persone vicine a
questi ragazzi per fare diventare più forti
proprio coloro che questi soprusi li vivono,
quotidianamente, e li capiscono, li comprendono
e soffrono senza avere il coraggio di denunciare
e non riescono a gridare il proprio dolore.
«Per tutto ciò abbiamo deciso di non tacere più,
di non continuare nel solito atteggiamento
dimesso e rassegnato - precisa la mamma -. Ci
faremo portavoce presso l'Ulss, le scuole, con
le altre famiglie per far crescere una nuova
sensibilità verso questo disagio».
Marita Dalla Via
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