Disabili - Boom di viaggiatori verso paesi
lontani
Etiopia,
Giordania, Thailandia, Namibia. L’alba nel
deserto, il bagno nel Mar Rosso, il fascino
antico di Petra e le meraviglie di Gerusalemme:
“Tolgono il fiato a tutti: a chi cammina, come a
chi non può camminare. Non c’è nessuna
differenza”. Parola di Stefania, che con la sua
sedia a ruote raggiunge le mete più lontane,
incurante delle difficoltà, dei disagi, delle
barriere di ogni tipo. E
sono tanti,
molti più di quanti non si creda, i viaggiatori
disabili che sfidano la frontiera dell’Europa e
si avventurano in tutti i continenti.
C’è chi organizza il proprio viaggio da solo,
chi preferisce affidarsi a un tour operator, chi
ancora si rivolge ad agenzie specializzate, che
in questi anni stanno fiorendo sempre di più:
Diversamente Africa, Tutti turisti in
Thailandia, No barrier, Strabordo, Viaggiare
diverso sono solo alcune delle realtà nate negli
ultimi anni per organizzare viaggi su misura per
persone con disabilità. Tra le mete dei turisti
disabili, non ci sono dunque soltanto i
super-accessibili Paesi scandinavi o gli Stati
Uniti, anche loro ben attrezzati. Attira molto
Cuba, che pure non se la cava male, in tema di
accessibilità. Molto più complicato il viaggio
in Europa dell’Est, in Africa o in Giordania,
dove spesso la sedia a ruote è un oggetto
misterioso e anche un po’ spaventoso.
“Con due amiche, ho fatto un giro nella Valle
dell’Omo”, racconta Anna Grazia Giulianelli, che
è appena rientrata dal suo terzo viaggio in
Etiopia.
“È un territorio nel Sud del Paese in cui vivono
alcuni popoli: etnie antichissime, che non
conoscono neanche la ruota. Figuriamoci la sedia
a ruote! Per la prima volta in vita mia, ho
visto bambini scappare in lacrime in braccio
alle mamme, terrorizzati da questa strana
creatura bianca che si muove su un mezzo così
strambo. Anche gli adulti erano molto
incuriositi, persino per i miei guanti, che uso
per non rovinarmi le mani sempre a contatto con
le ruote: evidentemente erano una novità
assoluta per loro. È stata un’esperienza
incredibile: inizialmente avevo timore a
scattare fotografie, mi sembrava di trattarli
come fenomeni. Ma poi ho scoperto con sollievo
che il vero fenomeno ero io”.
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Anna Grazia è una viaggiatrice appassionata.
“Amavo viaggiare prima dell’incidente che, 23
anni fa, mi ha costretta alla sedia a ruote. Non
ho voluto rinunciarci dopo: anzi, ora viaggio
ancora più di prima. Un paio di viaggi l’anno
riesco a concedermeli”. Anna Grazia è tra quelli
che i viaggi preferiscono organizzarseli da
soli: “Prima dell’incidente viaggiavo sempre in
camper, con mio marito e le mie due figlie. Ma
dopo, attrezzarlo per le mie esigenze sarebbe
stato troppo costoso. Così ho cominciato con
qualche viaggio organizzato da amici e ho
scoperto che persino un safari è più semplice di
quello che sembra: ti aiutano a sistemarti sulla
jeep e, una volta su, non devi più muoverti. I
compagni di viaggio sono fondamentali: non
vorrei e non potrei viaggiare da sola e per
fortuna sono tutti viaggiatori. Di solito parto
con degli amici, organizziamo il prima
possibile, cerchiamo gli alberghi accessibili.
Ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e la
gestione del rischio è una delle capacità che
proprio grazie al viaggio impari a
perfezionare”. Trovare un bagno accessibile in
Etiopia, per esempio, è veramente difficile:
“Questi viaggi però ti insegnano a trovare
soluzioni. E soprattutto impari come farti
aiutare. Mi dispiace se i miei compagni si
spaccano la schiena per portarmi ovunque, a
volte rinuncio a escursioni troppo impegnative
oppure adotto strategie di sopravvivenza: se una
scalinata è troppo ripida la si fa di sedere!.
Così, viaggiando, ho imparato a gestire meglio
anche la mia quotidianità”.
E dell’arte di arrangiarsi è maestra Stefania
Cipolletta, biologa, disabile, viaggiatrice per
passione e ora anche per dedizione:
quella dedizione che l’ha spinta, due anni e
mezzo fa, a fondare a Fabriano (Ancona)
l’associazione “Strabordo, straordinari a bordo
di un sogno”, insieme alle sue amiche Paola
Benvenuti, logopedista, e Valeria Poeta,
fisioterapista. “Dopo aver verificato in prima
persona quanto fosse complicato viaggiare con
una sedia a ruote, insieme a Paola e Valeria
abbiamo dato vita a questa associazione, che ha
lo scopo di far viaggiare insieme persone
disabili e persone non disabili, in un clima di
conoscenza reciproca, condivisione e
collaborazione”, spiega. Il metodo
dell’associazione è, per così dire, empirico:
“Facciamo noi il primo viaggio esplorativo, per
testare l’accessibilità dei luoghi che andremo a
proporre. Quindi cerchiamo di capire cosa
potrebbe essere utile per ridurre le difficoltà:
in alcuni viaggi, è capitato di portarsi dei
maniglioni da attaccare nei bagni in caso di
bisogno, oppure delle tende da utilizzare per
avere un minimo di privacy in assenza di un
bagno accessibile durante gli spostamenti. A
volte questi piccoli accorgimenti bastano per
risolvere grandi problemi”.
Una volta messa a punto la logisitca del
viaggio, si costituisce il gruppo: una
formazione mista, composta da quattro o cinque
persone disabili e almeno il doppio di persone
non disabili: “Inizialmente c’è sempre molta
difficoltà: spesso la disabilità è un mondo
sconosciuto per chi partecipa ai nostri viaggi.
Anche per la gente del luogo, spesso la nostra
disabilità è una novità assoluta. Ma si
ingegnano sempre per venire incontro ai nostri
bisogni: ricordo che in Namibia, una sera,
eravamo un po’ preoccupati perché la jeep che
avremmo dovuto utilizzare il giorno successivo
era molto alta per noi. La mattina era dotata di
uno scivolo fatto di mattoni e gomma: lo avevano
costruito i nostri accompagnatori locali durante
la notte!”. Certo, le difficoltà non mancano
quando si viaggia: “Quel che più ci preoccupa è
il trasferimento delle nostre carrozzine nella
stiva dell’aereo: capita spesso di trovarle
rotte e questo inconveniente può rovinarci tutto
il viaggio. Per questo partiamo sempre con tutto
l’occorrente per ripararle”. In tema di
accessibilità, però, tutto il mondo è paese:
anche in Europa, dove ci sono più risorse e dove
l’accessibilità dovrebbe essere ormai un dato
acquisito, “si trovano situazioni oscene e,
soprattutto, non si riesce a capire che un
ambienta accessibile non diventa più scomodo per
chi sta in piedi. Come ci ha insegnato il bagno
nel Mar Morto, un’esperienza incredibile per
tutti noi, disabili e non: abbiamo scoperto
insieme un nuovo modo di galleggiare. E
galleggiavamo tutti!”.
Viaggiatori disabili: ecco a chi rivolgersi
Sono sempre di più i viaggiatori disabili che
varcano i confini europei scegliendo come
destinazione paesi lontani come Etiopia,
Giordania, Thailandia, Namibia. Per chi volesse
affidarsi a operatori professionisti prima di
partire per mondi remoti, ecco qualche
riferimento di organizzazioni e associazioni
che, in questi anni, si sono specializzate nel
turismo accessibile oltre frontiera. Ricordate
di spiegare sempre bene le vostre esigenze
specifiche e di verificare, prima di prenotare,
l’effettiva presenza delle caratteristiche
richieste. Se abitate a Roma potete scegliere
tra Twt Team Magia Travel srl No Barrier (tel.
06 44249321,
www.nobarrier.it/)
e Diverso viaggiare2 (tel. 06 97618436,
www.diversoviaggiare.it/).
A Torino c’è Mondopossibile-Promotour viaggi
(tel. 011 3018888;
www.mondopossibile.com/),
mentre a Milano potrete rivolgervi a In viaggio
con Lidia (tel. 02 42297689;
www.inviaggioconlidia.it/).
Ad Ancona, invece, ha sede l’associazione
Strabordo (tel. 338 9220660,
www.strabordo.org/).
E se vivete a Pavia, c’è la cooperativa Concrete
(tel. 0382 820518,
www.concreteonlus.org/).
Gli appassionati del continente asiatico,
infine, possono contattare Tutti turisti in
Thailandia (www.tuttituristi.com/),
ma attenzione: la telefonata può costarvi cara,
visto che il numero di telefono (0066 818829744)
è tailandese.
http://www.affaritaliani.it/