Disabili di serie B?
di Giuseppe Frangi
giovedì 8 luglio 2010
Alla
fine ha vinto il buon senso e ieri il governo ha
ritirato la misura che innalzava dal 74 all'85%
la percentuale di invalidità necessaria per
ottenere l'assegno mensile di invalidità civile.
Per capirci, si tratta di un assegno di 256,67
euro mensili (con tredicesima) che spetta a
tutti coloro, in età tra i 18 e i 65 anni, che
abbiano un'invalidità certificata tra il 74% e
il 99% e dispongano di un reddito annuale
inferiore a 4.408 euro.
L'innalzamento all'85% della percentuale di
invalidità avrebbe escluso da questa forma di
sostegno una decina di migliaia di persone
all'anno, e si tratta di persone affette dalla
sindrome di down, sordomuti, amputati,
poliomielitici. 256 euro mensili in meno avrebbe
portato un risparmio allo stato di 80 milioni di
euro su tre anni: poca cosa rispetto alle
dimensioni della Manovra, ma dalle conseguenze
umanamente pesantissime per tutte le persone
private di quella minima entrata. Per far un
paragone, anche a Parigi ieri i disabili erano
in piazza per protestare contro il mancato
adeguamento dell'indennità da 700 euro ai 900,
che per la Francia rappresenta la soglia di
povertà.
Bastano queste cifre per capire come quella
misura fosse a tutti gli effetti impresentabile.
Ieri i disabili sono scesi a Roma in quella che
doveva essere una manifestazione di protesta e
che invece si è trasformata in un'adunata dai
toni quasi festosi, che ha potuto dare in
diretta l'avvenuto ritiro della misura in
Commissione bilancio della Camera. Eppure,
nonostante lo scampato pericolo, qualche
considerazione è giusto farla. I media italiani,
che pur macinano informazione politica a tutto
spiano, non si sono neppure accorti della
gravità di questa misura.
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Colognesi
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