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Disabili in piazza, la vergogna di un paese che definisce 'civile'

(IRIS) - ROMA, 7 LUG - Quale è quel Paese che costringe persone disabili, con difficoltà motorie o sensoriali o addirittura psichiche a scendere in piazza per rivendicare i propri diritti (acquisiti?) e per esprimere la propria rabbia contro norme che penalizzano una categoria che riesce a malapena ad affrontare le sfide del quotidiano? Ma il nostro naturalmente.

Sembra uno di quei brutti film anni '80, i famosi B-movie, dove i protagonisti affannati, rincorrono una storia che non esiste e l'unico dato sensibile che emerge è che gli attori sono lasciati in balia di se stessi. Eppure continuiamo a guardare il film aspettandoci un 'coupe de theatre' che non arriverà. Così le associazioni dei disabili intelaiano il rapporto con le istituzioni, Governo in primis, senza sapere dove si arriverà, senza sapere se la via d'uscita è rappresentata da un maniglione antipanico che precede una porta d'emergenza oppure da un portone di un castello fatato mai esplorato prima.

E oggi, in più di tremila hanno aspettato, sfidando il caldo, lo stralcio delle restrizioni sull'indennità di accompagnamento previste nella manovra, davanti palazzo Chigi. E' stato dunque abrogato il nuovo limite per l’assegno agli invalidi parziali (resta il 74%) e sono scomparse tutte le ipotesi di restrizione dell'indennità di accompagnamento. Quando, finalmente, è arrivata la notizia si è sentito un boato liberatorio seguito da un applauso (rivolto sicuramente ai presenti in piazza e non ai politici) sulle parole di 'Volare' che tutti hanno intonato. "Questa è una vittoria che è costata molto in termini di impegno, di risorse e di energie che avremmo preferito dedicare ad azioni propositive anziché di difesa. Rimane una fortissima preoccupazione per i tagli alle politiche sociali delle Regioni". ha commentato così il risultato della manifestazione Pietro Barbieri presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), che insieme alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili), ha organizzato la protesta. Secondo Giovanni Pagano, presidente della FAND, è un "risultato di portata storica, anche considerato il clima politico, le premesse e la vera e propria campagna mediatica scatenata nei confronti delle persone con disabilità".

Ma se le fasce più deboli protestano, non è un problema che deve riguardare solo la politica in senso stretto. E' un fallimento per lo Stato, tutto, per il paese, per i cittadini, anche per quelli che credono di non essere toccati dalla questione, per i servizi sociali ed infine, cosa più preoccupante, è un problema per la democrazia. Sembrerà esagerato come esempio, ma la questione dell'assistenza e del sostegno si perde nella notte dei tempi.

Fino ad ora, le famiglie sono state il miglior ammortizzatore sociale dello Stato facendo risparmiare più di 50 milioni di euro l'anno al ministero del Welfare. Sopperiscono in parte a servizi che nel nostro Paese non sono mai esistiti e in parte a quelli che ci sono, ma vengono erogati con il contagocce. Migliaia sono, infatti, le famiglie nelle quali almeno uno dei due coniugi è stato costretto ad abbandonare il lavoro per accudire un figlio, fratello o sorella. Volutamente non includiamo nella categoria di persone disabili gli anziani. Ci sembra, infatti, che il Governo abbia fatto un errore di valutazione comprendendo tra i disabili anche gli over 70. Sappiamo che il nostro Paese va verso l'invecchiamento della popolazione e che le difficoltà degli anziani, da molti anni ormai, devono essere affrontate da chi se ne occupa e sostenute dallo Stato, ma questo processo non può rientrare in uno più ampio quale quello dl mondo della disabilità.

In sintesi, se un cittadino ha un genitore anziano che non riesce a deambulare bene, avrà diritto alla visita per l'accertamento dell'invalidità. Una volta ottenuto potrà usufruire sia della pensione (accompagnamento se l'invalidità sarà superiore al 74%) sia della legge 104/92. Invece di distinguere la pensione di anzianità e magari di elargire quella di disabilità solo agli anziani che soffrono davvero di problemi motori o peggio ancora psichici, si è fatto un 'melting pot' includendo tutti. Il risultato è stato quello di avere un numero molto alto di richieste e, in alcuni casi, di vedere elargita la legge 104 anche a chi 'assiste' l'invalido a 550 chilometri dalla propria residenza. Una situazione gravissima che hanno pagato i veri disabili, anche gravissimi, che hanno ricevuto a casa la convocazione per la visita pur soffrendo una situazione irreversibile. Quasi a sottolineare che a volte i miracoli esistono.

I NUMERI

In Italia vivono 2 milioni 356 mila di famiglie con disabili, pari al 10,3% del totale. Il 41,8% delle famiglie con disabili è formato da una persona sola (35,4%), o che vive solo con altri disabili (6,4%).
Nella maggioranza delle famiglie (58,3%) c'è almeno una persona non disabile che può farsi carico delle persone con disabilità che fanno parte della famiglia.

Quasi un terzo delle famiglie con disabili dichiara di aver bisogno della assistenza domiciliare da parte delle ASL, queste rappresentano il 32% dei single disabili e il 46,8% delle famiglie con tutti disabili. L’81,6% delle famiglie con disabili è rappresentato da famiglie di anziani. Le famiglie con confinati a letto sono 1 milione 73 mila, il 45,5% del totale. Nel Sud e nelle Isole la quota di famiglie con persone disabili è più elevata, 12,2% e 13,2% contro l’8,5%  nel Nord-ovest e l’8,9% nel Nord-est (dati Istat).

Autore: Mariangela Di Nicoli

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