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Al Grande Fratello va di moda il "mongoloide". L'Aipd: "Episodi che fanno male"

L'associazione italiana persone down evidenzia l'offesa arrecata alle 50 mila persone con sindrome di down che vivono in Italia: "Lottiamo da tempo perché scompaia quel termine dispregiativo: chiediamo delle scuse. Chi va in tv fa cultura e ha una grande responsabilità"

l'occhio simbolo del grande fratello

ROMA - Nella casa del Grande Fratello va di moda un termine: "Mongoloide". E' usato spesso e volentieri per condire le quotidiane liti che caratterizzano il programma, al punto che ormai è diventata quasi un'abitudine, un vero e proprio tormentone, utilizzato in ogni momento utile e non. Una consuetudine che "fa cultura" e che spinge oggi l'Associazione italiana persone down (Aipd) a chiedere delle scuse a nome di quelle quasi 50 mila persone che "ogni giorno lottano per far capire che avere la sindrome di Down, essere ‘mongoloide', non vuol dire essere sciocchi e incapaci e quindi degni di disprezzo".

"Molte volte - afferma una nota dell'Aipd - ci sforziamo di realizzare buone trasmissioni culturali, di dare spazio a una corretta informazione, di aiutare le persone a capire e a rispettare le piccole e grandi diversità presenti nel mondo e nel nostro paese: tutto ciò è importante e utile, ma molti, moltissimi messaggi passano a un più largo pubblico attraverso i cosiddetti programmi leggeri in cui anche una battuta può veicolare un più corretto modo di essere e di comportarsi". E' il caso appunto del Grande Fratello, trasmissione durante la quale "spesso e volentieri alcuni dei partecipanti sono soliti condire le loro liti con l'epiteto ‘mongoloide'". La prima volta fu a dicembre, "quando i concorrenti erano a tavola per la cena, la puntata su Canale 5 era finita da un'ora e la diretta continuava sul Canale Extra 1 di Mediaset Premium, e la concorrente Carmela l'ha urlato come fosse il peggiore degli insulti", e - fa notare l'Aipd - "da allora non hanno più smesso".

"Il reiterarsi di questi spiacevoli episodi - afferma l'associazione - fa male: fa male alle 49 mila persone con la sindrome di Down e alle loro famiglie che vivono in Italia e che lottano ogni giorno per far capire che avere la sindrome di Down, essere "mongoloide", non vuol dire essere sciocchi e incapaci e quindi degni solo di disprezzo". "Avere la sindrome di Down - continua - vuol dire avere un ritardo mentale, ma essere comunque persone, persone che vanno a scuola, che si sforzano di acquisire una certa autonomia, che qualche volta lavorano, che ridono, che piangono, che hanno dei sentimenti, che sanno dare e ricevere".

"Da tempo - fa notare l'Aipd - lavoriamo per abbandonare il termine "mongoloide", proprio perché troppo spesso usato in senso dispregiativo, ma quello che davvero vogliamo non è solo abbandonare la parola, ma abbandonare l'idea che si possa disprezzare una persona. Chi fa televisione - precisa - sa che molte persone lo vedranno e lo ascolteranno, deve sapere di avere delle responsabilità, di fare, a volte suo malgrado, cultura: e se domani due bambini giocando davanti alla scuola si scherniranno chiamandosi "mongoloide", deve sapere che ha contribuito a rinforzare questo comportamento anziché ridurlo". "Le scuse - conclude l'associazione - non servono a cancellare l'offesa, ma aiutano a rimettere al centro le persone: per queste ragioni l'Aipd chiede alla trasmissione Grande Fratello di chiedere scusa a questa, forse piccola parte di italiani, ma non per ciò meno degna di rispetto". (ska)

(22 gennaio 2010)

Fonte: www.superabile.it

 

il CONTRIBUTO DI Gabriele Filistrucchi

 

 

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