Ignoranza e discriminazione: la Gran Bretagna e
la disabilità intellettiva
(a cura di Giuliano Giovinazzo*)
Non
sono certo confortanti gli esiti di una recente
indagine condotta in Gran Bretagna, su un
campione di 1.100 adulti, riguardante le persone
con disabilità intellettiva. Secondo un terzo
degli interpellati, infatti, si tratta di
persone incapaci di vivere indipendentemente o
di svolgere un lavoro, mentre quasi un quarto
suppone che esse vivano in case di cura e uno su
dieci si aspetta che siano assistite presso
"ospedali sicuri", fuori città... Alla base di
tutto la scarsa conoscenza sul significato
stesso di disabilità intellettiva. E nel
frattempo crescono i fatti di cronaca legati a
situazioni di soprusi o violenze nei confronti
di questa fascia di popolazione, stimata - nel
Regno Unito - in un milione e mezzo circa di
persone
Risulta purtroppo ancora molto diffusa, in
Gran Bretagna,
la
discriminazione
nei confronti delle persone con disabilità
intellettive, insieme
a una
concezione
sbagliata su tutto
quanto concerne le loro vite, malgrado la grande
visibilità avuta da una lunga serie di
crimini e abusi
dettati proprio dall'ostilità nei confronti di
questi cittadini.
Lo rivela una recente indagine, secondo la quale
un terzo
degli abitanti del Regno
Unito sembra ritenere le persone con disabilità
intellettive
incapaci di
vivere indipendentemente o di svolgere un lavoro,
mentre quasi un quarto suppone che esse vivano
in case di cura. Quasi uno su dieci (l’8%),
infine, si aspetta che siano
assistite
presso "ospedali sicuri",
fuori città...
Sempre dalla medesima ricerca è emersa inoltre -
da parte delle stesse persone con disabilità
intellettiva - un'alta
consapevolezza delle difficoltà
che si trovano ad affrontare.
Infatti nove su dieci degli intervistati da
Turning Point
- una tra le più importanti realtà erogatrici di
servizi socio-sanitari nel Regno Unito
- ritengono di avere subìto esperienze di
discriminazione e più della metà (51%) di loro
si considerano
il gruppo più
discriminato nella società, prima
ancora di altri, spesso percepiti come vittime
di tali trattamenti, incluse le persone gay
(44%), le persone obese (43%) e le minoranze
etniche (40%).
Come accennato inizialmente, i cosiddetti
"crimini di odio"
[termine con
cui cerchiamo di rendere al meglio l'espressione
"Hate Crime", quasi intraducibile, N.d.R.] nei
confronti delle persone con disabilità
intellettiva - che si stima siano circa
un milione e
mezzo in Gran Bretagna
- sono ripetutamente approdati sulle
prime pagine delle cronache nei mesi più
recenti.
Nell'autunno del 2009, ad esempio, un’inchiesta
ha fatto emergere come
Fiona
Pilkington abbia
ucciso la figlia adolescente - con una età
mentale di quattro anni - e si sia poi tolta la
vita, dopo essere stata portata alla
disperazione - a quanto sembra - dai continui
soprusi patiti dalla sua famiglia.
Tornando al campione di
1.100 adulti
interpellati da Turning Point (se ne può leggere
approfonditamente anche cliccando
qui), è risultata
anche - di base - una scarsa conoscenza
del significato
stesso di disabilità intellettiva.
Secondo un terzo delle persone, infatti, la
malattia mentale sarebbe una forma di disabilità
intellettiva, mentre un quarto avrebbe
classificato come tale anche la demenza.
Adam Penwarden,
direttore dei Servizi per le Disabilità
Intellettive di Turning Point, ha affermato che
queste concezioni errate
contribuiscono
al diffondersi della discriminazione.
«Spesso la gente suppone - ha dichiarato - che
chi ha una disabilità intellettiva sia
"differente", "diverso" e lo discrimina per
questo motivo. In realtà si tratta di persone
che possono dare
un grande
contributo alla società,
quando viene loro dato il giusto supporto, il
che comporta avere un lavoro, vivere
indipendentemente e giocare un ruolo attivo
nella propria comunità locale».
Rosa Monckton,
madre di una giovane con sindrome di Down,
sostiene che le persone con disabilità
intellettiva vengano frequentemente etichettate
in base a uno
stereotipo meramente negativo.
«Nel corso dell'indagine - sottolinea infatti -
quando è stato chiesto di descrivere una "tipica
persona con disabilità intellettiva", la maggior
parte degli interpellati hanno risposto
indicando
caratteristiche
negative, quali
l’avere scarse abilità sociali, la mancanza
di affidabilità o anche l'aggressività e i
difetti nel modo di parlare. Restano invece
assai
sottovalutate
le caratteristiche positive, come
l’essere calorosi, estroversi o divertenti. E
ciò dimostra come la gente abbia delle
idee
preconcette rispetto
al modo in cui una persona con disabilità
intellettiva si comporta o pensa».
*Traduzione e
adattamento, in collaborazione con Stefano
Borgato, di un articolo di
Rachel Williams,
pubblicato il 14 luglio 2010 dalla testata «Guardian»
e disponibile in versione originale cliccando
qui.
Approfondimenti (in lingua inglese)
sull'indagine condotta da
Turning Point
sono disponibili cliccando
qui.
http://superando.eosservice.com