Parla Adam Kosa, ungherese, del gruppo dei Popolari europei. Avvocato e padre di famiglia, annuncia i suoi obiettivi in Parlamento: dall'adozione della lingua dei segni all'accessibilità dell'istruzione
ROMA - Adam Kosa è un europarlamentare ungherese, del gruppo dei Popolari europei. È risultato dodicesimo nel suo partito, la formazione di centro-destra Fidesz, che ha ottenuto quattordici seggi alle elezioni dello scorso giugno. Ma Kosa non è un parlamentare come tanti: è il primo eurodeputato sordo della storia.
Kosa, gliel'avranno
domandato in molti, ma come ci si
sente a essere il primo eurodeputato
sordo eletto al Parlamento europeo?
"Da un lato è una sfida e
una responsabilità che mi assumo, ma
dall'altro spero di essere una porta
aperta perché i disabili possano far
sentire più forte la propria voce in
Europa".
Ci racconta un po' di più
di lei sia dal punto di vista
personale che professionale?
"Sono un avvocato e un
padre di famiglia. Non mi considero
un politico nel senso classico del
termine, perché piuttosto che
tutelare gli interessi di un partito
cerco di rappresentare le istanze
della società civile. Per
comunicare, utilizzo ogni giorno la
lingua dei segni e sto cercando di
portare avanti una battaglia perché
questa venga adottata anche in
Parlamento europeo e perché diventi
la ventiquattresima lingua
dell'Unione".
Lei usa frequentemente i
social network come Facebook e
Twitter. Pensa che questi possano
essere utili alle persone con
disabilità e in che modo?
"Direi che i social network
possono favorire l'integrazione dei
disabili se li aiutano a vivere una
vita equivalente a quella dei
normodotati. Da un lato l'uso
consapevole delle nuove tecnologie
facilita l'accesso a un'informazione
che sia per tutti, dall'altro però
siti come Facebook o Twitter non
devono servire ai disabili per
nascondere il problema della
disabilità, che comunque resta un
aspetto importante della loro vita".
Quali sono i punti
principali del suo programma e quali
gli obiettivi che si prefigge di
raggiungere in Parlamento europeo?
"Quello che più mi preme è
cambiare l'approccio della società
nei confronti della disabilità. Mi
batterò perché l'istruzione e la
formazione siano sempre più
accessibili sia ai giovani che agli
adulti disabili. Mi interessa
inoltre che ci un maggior numero di
progetti ad hoc e armonizzati a
livello europeo che coinvolgano
disabili e anziani".
Quali le sfide per le
persone con disabilità in questa
eurolegislatura?
"L'Europa ha una
popolazione che invecchia e
all'invecchiamento è spesso
associato l'insorgere di una
disabilità. Quindi, fra due o tre
generazioni, ci troveremo ad avere a
che fare con un numero sempre
maggiore di anziani ma anche di
disabili. I governi europei vedranno
le proprie entrate diminuire,
diminuirà il numero di occupati e
diminuiranno i redditi mentre
cresceranno i bisogni cosiddetti
sociali. Sarà quindi necessario che
sempre più ampi settori della
società lavorino e paghino le tasse
e questo dovrà portare giocoforza a
un maggiore impiego delle persone
con disabilità".
C'è il rischio di creare
una sorta di gerarchia tra le
disabilità, con alcune forme più
protette di altre? È necessario,
secondo lei, un approccio
trasversale o affrontarne ognuna
singolarmente?
"Il rischio di lavorare per
alcune disabilità meglio rispetto ad
altre c'è e dobbiamo studiare bene
il fenomeno per prevenirlo. È pur
vero che, se una risposta
trasversale può andar bene in alcuni
Paesi, per altri è meglio un
approccio più mirato alle singole
disabilità, prese una alla volta".
Lavoro e disabili. Sono
ancora molte le ritrosie da parte
dei datori di lavoro in tutti i
Paesi della Ue per assumere persone
con disabilità. Quale la strada da
seguire?
"Mi occuperò di raccogliere
tutte le buone pratiche
sull'argomento a livello europeo. Ci
sono Stati da cui prendere esempio,
penso alla Danimarca e all'Ungheria
dove gli enti governativi e
ministeriali sono obbligati ad
acquistare la cancelleria da imprese
che impiegano un certo numero di
disabili".
La crisi può essere una
scusa per i datori di lavoro che non
intendono assumere persone con
handicap?
"Certo, lo stiamo già
vedendo, la crisi non può essere una
scusa, è una scusa. E' compito
dell'Unione Europea e dei governi
nazionali di mettere in campo misure
e provvedimenti che impediscano tali
comportamenti e sta alle autorità
locali farli rispettare". (Maurizio
Molinari)
(28 luglio 2009)

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