Incentivi
statali, bonus auto
Gli incentivi statali per
l'auto, approvati dal consiglio dei
ministri del 6 Febbraio 2009, si è deciso di
attuare un bonus di 1.500 euro
senza esenzione dal pagamento del bollo
Il beneficio spetta a chi
rottama auto Euro 0, Euro 1 o Euro 2
immatricolate fino al 31 dicembre 1999 e
acquista una vettura Euro 4 o
Euro 5 (con emissioni massime
140 grammi CO2/Km per i veicoli benzina e
massimo 130 grammi CO2/Km per i diesel).
Bonus di 1.500 euro
per salire su auto super ecologiche, a
metano, Gpl,
elettriche o a idrogeno. Incentivo di 2.500 euro
per l'acquisto di veicoli commerciali leggeri in
cambio della rottamazione di veicoli Euro 0, 1 e
2 immatricolati entro il 1999.
Incentivi per le due ruote.
Si ipotizza un incentivo di 500 euro per la
rottamazione di scooter Euro 0 o Euro 1 per
acquistarne uno Euro 3, fino a 400 di
cilindrata.
2009: tornano gli incentivi statali! Le
promozioni delle cas
Per introdurre il discorso basta
sciorinare qualche dato: Nel 2007, anno degli
incentivi statali sulla
rottamazione, in Italia furono vendute 2,5
milioni di vetture. Nel 2008, anno fortemente
negativo, ne sono state vendute 2,160 milioni.
Nel 2009, sempre che la crisi mondiale non si
accentui ulteriormente, si scenderà ad 1,850
milioni di auto vendute.
Cali su cali quindi, con clienti con meno soldi
da spendere e meno intenzionati ad acquistare
una vettura nuova, case automobilistiche in
crisi finanziaria, che
richiedono aiuti statali per incrementare le
vendite, salvare l'occupazione e aiutare le
proprie concessionarie a smaltire parte del
parco auto che si accumula nei loro, spesso
immensi, piazzali.
Prima di effettuare una panoramica delle
promozioni che le case automobilistiche
stanno autonomamente attuando in attesa che
l'Unione Europea ed il Governo italiano decidano
se e come introdurre nuovi incentivi statali,
occorre fare una riflessione che interessa chi
davvero intende acquistare una vettura, il
cliente.
La crisi incombe eppure i
trucchetti delle concessionarie non mancano mai
Il cliente ha sempre ragione,
dice un vecchio adagio. Ma i proverbi sembrano
non essere più attuali, almeno in questa nostra
vituperata Repubblica. Perchè infatti non
comprendere che se le concessionarie
sono vuote ed i venditori si girano i pollici in
attesa che entri qualcuno non basta indire week
end porte aperte oppure proporre offerte su
offerte quando poi, alla
stipula del contratto escono fuori i soliti
giochetti.
In
alcune concessionarie, vengono aggiunte, solo al
momento della firma del contratto, clausole,
ovviamente a pagamento, quali la preconsegna, la
deceratura ed altro ancora.
Oppure, la difficoltà di recepire le vetture del
modello richiesto senza che abbiano accessori
spesso superflui. O, ancora, la difficoltà da
parte dei potenziali clienti di poter accedere
ai finanziamenti.
E,
una volta ottenuti questi, la difficoltà di
trovare finanziamenti con tassi onesti. Anche
perchè occorrerebbe capire come mai in qualunque
finanziaria viene detto che i tassi
sono aumentati quando invece sono ai minimi
storici. Mah.
Noi crediamo che sia tutta la filiera del
settore automobilistico a dover cambiare
atteggiamento. Ben vengano gli
incentivi, che sono comunque l'ennesimo aiuto di
Stato, ma non potendo diminuire i prezzi di
listino (per svariati motivi, tra cui quello
dell'elevato costo del lavoro per chi produce
vetture in Italia), quantomeno si aumenti la
trasparenza.
Personalmente solo pochi giorni fa ho subito un
semi raggiro immotivato. Recatomi presso
l'officina della concessionaria in cui ho
acquistato la macchina (dove sono cliente da
anni) per una riparazione non in garanzia, il
cambio delle pastiglie dei freni anteriori, mi è
stata fatturata l'operazione per 221 euro,
mentre solo il giorno prima mi era stato detto
che la stessa sarebbe costata 160 euro. Come
siano motivati questi 61 euro di differenza è un
mistero.

Il problema è che fin quando
l'italiano medio viveva per la macchina,
risparmiando su tutto tranne che su questa,
allora certi atteggiamenti potevano passare
sotto silenzio. Ora, in tempo di crisi, come si
può pensare di perpetrare questi atteggiamenti?
La discussione sugli incentivi
è attuale e coinvolge tutti i governi europei.
In Francia le case automobilistiche stanno per
ricevere degli aiuti ma con l'impegno di
continuare a produrre in loco.
Questo è poi il problema principale. Le case
automobilistiche per uscire dalla crisi chiedono
incentivi e aiuti ma anche i permessi per
delocalizzare, i governi sono disposti a fare
sacrifici soprattutto per salvaguardare
l'occupazione.
Fra indotto e produzione diretta il mercato
automobilistico italiano ha una quota di
Prodotto Interno Lordo del 3%. Una
quota davvero rilevante. Le difficoltà sono
tante e la crisi è profonda. Ed è profonda tanto
più oggi perchè, rispetto ai momenti difficili
del passato, per la prima volta è chiaro ed
evidente che il settore automobilistico così
com'è concepito oggi non è produttivo.
Si
producono infatti molte più auto di quante il
mercato ne possa assorbire. Perchè? Perchè i
costi per produrre una vettura
si ammortizzano solo con economie di scala. Non
per nulla, la frase di Marchionne: per resistere
una casa automobilistica deve produrre, e
vendere, almeno 5 milioni di vetture l'anno.
Una cifra che poche case automobilistiche
possono raggiungere. E' giunto il momento per
questo settore di approfittare della crisi per
riorganizzarsi e rientrare nel mercato
ricorrendo però a licenziamenti di massa, oppure
basterà tirare un po' la cinghia e ricorrere
all'intervento degli stati centrali per andare
avanti ancora qualche anno e rimandare il punto
di non ritorno un po' più in là nel tempo?
Attendiamo le prossime settimane per capirne di
più. A lato qualche esempio delle
promozioni in corso da parte delle case
automobilistiche.