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Indimenticabile
Ciaspolata tra i Sordi
La festa è terminata con un senso di
nostalgia così vivissima per quasi tutti di noi Sordi per quella
giornata trascorsa sia interminabile e sia veloce tra i pendii della Val
Rezzalo nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio a oltre i
duemila metri, nonostante alcuni sprazzi di nevicate. Grazie
dell’iniziativa così originale dal consigliere Flavio, con l’amico
Emilio ed il presidente Mauro dell’Associazione Amici e
Volontari Sordi Valtellinesi la domenica del 20 febbraio 2011
con quel tempo non tanto clemente per le continue nevicate accompagnate con
piogge che reso le strade ghiacciate e scivolose sono venuti alcuni sordi
fuori dalla Provincia di Sondrio con le loro attrezzature per la
camminata sulle nevi e sul ghiaccio: le ciaspole, un tipo di
racchette con chiodi che vanno applicate sugli scarponi, quando si fanno
delle accidentali salite e ghiacciate per i sentieri e pendii innevati. La
“Ciaspolata” camminata o scialpismo con bastoni è iniziata al mattino
presso Fumero una frazione del paese di Le Prese a m.1465,
lasciando le auto ed iniziando ad arrampicare per un vecchio sentiero
militare costruito durante la prima guerra mondiale. I sordi giovani
soprattutto meglio allenati hanno già iniziato a macinare senza difficoltà
metri su metri di salite come saette arrivando al Rifugio “La Baita” di
Alessandro impiegando nientemeno che un paio d’ore e gli altri purtroppo
per l’età o per la mancata preparazione sono rimasti in coda ed hanno
raggiunto il luogo il tempo giusto per pranzare. Soltanto due persone che
per problemi di salute o affaticamento durante l’arrampicamento hanno voluto
di essere trasportati dalla motoslitta di Alessandro Baretto. Nel
tardo mezzodì tutti festosi a tavola, alcuni affamati altri affaticati per
essersi arrivati in tempo senza rilassarsi un po’ hanno iniziato a gustare
le specialità culinarie che ha offerto il Rifugio: antipasti di
salumi e formaggi, spiedini di carne, di salsicce assaporate con ginepro,
accompagnati con funghi porcini e polenta taragna. Per tutta quella
roba ad alcuni gli è stata robusta a causa del clima ed anche per lo
dispendio delle energie nelle arrampicate mattutine, comunque c’è stata la
distribuzione di ottime torte digestive accompagnate con un buon genepì
(amaro di erbe montane) e caffè. Fuori dal Rifugio, che ci sembrava
un terrazzo posto sul pendio abbiamo potuto gustare l’incantevole panorama
innevato. Nel pomeriggio con l’inizio di copiosa nevicata attrezzati di
slitte abbiamo cominciato a discendere per i sentieri, chi con prudenza
rallentando, frenando e chi per ardimento gettandosi a capofitto per tre
chilometri ad un dislivello di oltre cinquecento metri...
Purtroppo ad alcuni non sono mancate le cadute accidentali fortunatamente
lievi per la prudenza per le curve a gomito e per alcuni tratti di ghiaccio
scivoloso (due o tre hanno risentito dei postumi delle cadute). L’avventura
così troppo bella ed emozionante non si può scordare sia per la lunga ed
affannosa arrampicata e sia per l’incombente pericolo per la ripida discesa.
Del Grosso Giuseppe
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