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L'intervista, alcuni
anni fa, al compianto e grande Mario D'Agata:
D.: Come e perché iniziasti a praticare il pugilato?
R.: Iniziai nel 1945, dopo la guerra. Iniziai per
fare un po’ di sport, poi scoprii di essere anche
bravo...
D.: Perché lasciasti il pugilato mentre eri ancora
forte in campo internazionale?
R.: È una domanda che scava nel mio passato. Vorrei
dire solo che lasciai il pugilato perché non furono
accettate le mie richieste
di rivincita.
D.: Com’è ora il pugilato rispetto a quello del tuo
tempo?
R.: Prima non giravano tanti soldi, quindi lo sport
era più vero.
D.: Quando tu combattevi, c’era un altro grande
pugile italiano, Duilio Loi, quali erano i tuoi
rapporti con il Loi?
R.: Era un grande amico, ci si allenava insieme.
Tutti i pugili mi erano amici, anzi erano fratelli
per me.
D.: Quali sono i tuoi rapporti attuali con
l’ambiente del pugilato?
R.: Mi invitano spesso alle cerimonie di pugilato,
ma solo perché sono stato campione del mondo.
D.: Perché non ci sono più sordi che praticano
il pugilato?
R.: Perché in passato un ministro (Mariotti)
fece approvare una legge che vieta ai sordi di
praticare quello sport. È una legge assurda, ma
nessuno chiede di abolirla.
Grazie, Mario D’Agata!
D.: Cosa rappresenta per te l’Ente
Nazionale Sordi?
R.: Per me l’ENS è la vera associazione dei
sordi e vorrei che tutti i sordi fossero uniti
nell’Ente Nazionale Sordomuti.
D.: Passato e presente: quali sono le differenze
più evidenti?
R.: Per uno della mia età è triste vedere che i
giovani non fanno più sacrifici. Bisogna essere
forti e sicuri per affrontare la vita!
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