Manovra, il giorno della fiducia
Oggi entro le 12 il voto finale di Palazzo
Madama su un testo blindato che poi passerà a
Montecitorio per la conversione in legge entro
luglio. Il Pd attacca: “Intollerabile”. Bloccati
gli scatti per insegnanti e bidelli. Sit-in a
Camera e Senato
Il
governo ha posto la questione di fiducia sulla
manovra al Senato. Lo ha annunciato oggi (14
luglio) il ministro per i Rapporti con il
parlamento, Elio
Vito,
confermando quanto anticipato nei giorni scorsi
dal premier Silvio Berlisconi. Domani le
dichiarazioni di voto inizieranno alle 9.30,
subito dopo si procederà al voto previsto dalle
11.30. Il testo sarà interamente sostituito dal
consueto maxiemendamento dell’esecutivo.
Sembrano svanire le speranze di un milione di
addetti alla scuola (insegnanti e non) che
vedranno bloccati gli scatti, con una perdita
che fino a fine carriera che potrà arrivare fino
a 42 mila euro ciascuno. Salta anche il limite
per le classi che accolgono disabili. “È
intollerabile”. Così la capogruppo del Pd al
Senato Anna
Finocchiaro
commenta l'ennesimo ricorso alla fiducia,
sottolineando come sia altrettanto
“intollerabile il fatto che il presidente
Berlusconi non governi l’Italia e i suoi
problemi, ma si limiti a regnare”.
“La crisi ha dimostrato che l’austerità è oggi
necessità e responsabilità”, ha detto il
ministro dell’Economia Giulio
Tremonti
all’assemblea di
Confcooperative. A livello europeo, ha aggiunto,
“ci si è resi conto che era necessario fare
qualcosa e qualcosa doveva cambiare. L’Europa è
un continente che produce più debito che
ricchezza, più deficit che Pil. Ci siamo resi
conto che non poteva continuare così. Quel mondo
non poteva proseguire come prima e doveva
cambiare”. La manovra “è una medicina amara ma
necessaria”, ma sarebbe ragionevole chiedere un
contributo maggiore a chi si è avvantaggiato di
rendite finanziarie e immobiliari. Ha poi detto
il presidente di Confcooperative, Luigi
Marino.
Resta il braccio di ferro tra governo e
Regioni,
che saranno costrette a limitare l’efficienza di
servizi come la sanità il trasporto. “L’idea di
riconsegnare le deleghe è molto complessa, non è
un passaggio veloce e non può essere
unilaterale”, ha detto la presidente della
Regione Lazio, Renata
Poverini.
“Bisogna chiedere di mettere il punto all'ordine
del giorno della Conferenza Stato-Regioni - ha
spiegato -, convincere il governo ad arrivare ad
un accordo e poi serve un passaggio legislativo.
Dopodiché le regioni di fatto abdicherebbero al
loro ruolo: se ci spogliamo delle deleghe
rimaniamo come delle grandi Asl”.
A dire il vero nelle ultime settimane sono scesi
in piazza tutti: disabili e sindaci, Regioni ed
enti locali, medici e personale scolastico.
Continua anche la mobilitazione della
Cgil
per contrastare una manovra
definita “ingiusta e iniqua”. Doppio
appuntamento giovedì 15 luglio in occasione del
voto di fiducia. Si parte con un presidio
nazionale di fronte a Palazzo Madama dalle ore
10. Poi, a Montecitorio, la Flc (conoscenza)
sarà in piazza insieme ai precari della scuola,
per una manifestazione promossa “in difesa della
scuola pubblica e contro i tagli dei ministri
Tremonti e Gelmini”.
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