AMIY, SUPPORTER DISABILE DI
LAVEZZI NIENTE POSTO ALLA
PRIMA DEL FRANCHI
Lancia l’appello ma "della
richiesta se ne deve far
carico il Napoli"
Firenze, 5 agosto 2010 -
Come se non
bastassero i bar nei quali
non può entrare o tutte le
volte che, a causa di una
macchina parcheggiata
sul marciapiede, è
costretta a scendere e
andare contromano lungo la
strada, Amiy una delusione
rischia di averla anche dal
mondo del calcio, la sua
grande passione fin da
quando, bambina, giocava a
pallone per strada con i
fratelli. Finché, a undici
anni, una malattia l’ha
costretta sulla sedia a
rotelle.
E così il calcio le
è rimasto dentro come un
ricordo forte della sua
infanzia, qualcosa
che ancora la fa sorridere e
dire “mi diverte pensare a
quando correvo”. Amiy
Graziano, ventisei anni,
toscana d’adozione ma
napoletana di nascita e di
fede calcistica, è una
ragazza diversamente abile
con un sogno nel cassetto:
partecipare all’incontro tra
Fiorentina e Napoli previsto
per il prossimo 29 agosto al
Franchi.
Un sogno che rischia
di svanire. Quella di Amiy
non è però una storia di
ingiustizia o
discriminazione;
nel caso del calcio, apre
semmai un problema più
grande: la mancanza, a
livello nazionale, di una
legislazione specifica che
disciplini il tema
dell’accesso dei disabili
agli stadi. In questo vuoto
normativo è accaduto che
solo alcune società più
sensibili al tema, tra
queste la Fiorentina,
abbiano razionalizzato
l’accesso allo stadio dei
diversamente abili, pensando
innanzitutto alla loro
tutela.
Sulla base degli
inviti rivolti dall’Oms e da
alcuni trattati europei, la
Fiorentina, nel
giro di qualche anno, ha
gettato le basi per una “più
dignitosa e obiettiva
gestione della disabilità
allo stadio”, stabilendone
le procedure e decidendo, in
accordo con la Consulta
disabili del Comune di
Firenze e altre associazioni
di categoria, il passaggio
dalla concessione degli
abbonamenti a titolo
gratuito, alla vendita degli
stessi ad una tariffa
speciale.
Recependo inoltre
l’invito di Federazione
Calcio, Lega Calcio e Uefa,
la Fiorentina ha
predisposto un numero
congruo di posti coperti,
rispetto alla capienza dello
stadio Franchi, riservati ai
motulesi. Allora da dove
nascono i problemi per la
partecipazione di Amiy
all’incontro Fiorentina-
Napoli, in cartellone per il
prossimo 29 agosto? “Certo
non si vuole limitare
l’ingresso a questa ragazza
– spiega Alessandro Nelli,
referente per la Fiorentina
della procedura di accesso
allo stadio dei diversamente
abili -, ma la logica che
vorremmo seguire è quella di
un’‘equilibrata reciprocità’
in base alla quale il
disabile che voglia
partecipare come ospite ad
una partita al Franchi sia
presentato dalla sua società
di appartenenza. Bastano un
fax o una mail per
richiederne l’ingresso.
E noi, la volta
dopo, faremmo la stessa
cosa”. La Fiorentina segue
già questo tipo di
protocollo con il Torino,
il Milan e la Roma, società
che hanno attivato procedure
simili. La speranza è perciò
che altri club decidano di
intraprendere questo
percorso, trasformando in
consuetudine quelle che al
momento sono decisioni, per
quanto buone, ancora isolate
e unilaterali.
Paola Barile
http://www.lanazione.it/
DISABILI SUI BUS PUBBLICI, SETTE
ASSOCIAZIONI CHIEDONO IL
TRASPORTO A CHIAMATA
«La presenza degli autobus
attrezzati con le pedane
elevatrici non è sufficiente
a garantire il servizio»:
Chapp, Apm, Aima, Unitalsi,
Amil, Cavalluccio Marino e
Xmano espongono tutta una
serie di motivi a sostegno
della tesi.
SAN BENEDETTO DEL TRONTO –
In relazione alla
recente polemica
riguardo la mancanza di
pedane elevatrici negli
autobus delle linee urbane
ed extraurbane del Comune di
San Benedetto del Tronto e
provincia,
riceviamo e pubblichiamo
questo intervento da parte
delle associazioni: CHAPP
Onlus Comitato Handicap
Progetto Piceno; A.P.M.
Onlus Associazione
Paraplegici delle Marche;
A.I.M.A. Associazione
Italiana Malattia Alzheimer;
UNITALSI; AMIL Associazione
Mutilati e Invalidi del
Lavoro; ASD Cavalluccio
Marino; XMANO Onlus
Associazione.
«La presenza degli autobus
attrezzati al trasporto dei
disabili, non è sufficiente
a garantire il servizio per
i seguenti motivi:
- Mancanza di pensiline e
marciapiedi accessibili,
poiché prive di scivoli,
cosa che non permette agli
autobus di utilizzare la
pedana stessa.
- Adattamento della tratta
alle esigenze collegate alla
procedura di accoglienza dei
disabili all’interno
dell’autobus, poiché
l’autista deve lasciare il
suo posto di guida, estrarre
la pedana dall’autobus, far
salire il disabile,
assicurarlo con le apposite
cinte, controllare il giusto
e sicuro aggancio della
carrozzina al mezzo,
richiudere la pedana,
riprendere il proprio posto
di guida, pertanto tale
procedura è stata stimata in
minimo 5-8 minuti e ciò
comporta l’allungamento
degli orari dell’intera
tratta.
- I conducenti dell’autobus
devono avere dalla Start la
procedura di assicurazione
del disabile trasportato.
- Negli autobus devono
essere presenti gli
avvisatori acustici o i
segnali del numero della
tratta per i non vedenti e
per gli ipovedenti.
- Tutte le pensiline, circa
1000, devono essere adattate
alle norme di sicurezza
previste dalla legge per le
persone con la disabilità.
Pertanto la protesta sopra
citata ci sembra utopistica
in un quadro nazionale che
prevede il taglio del 60-70%
delle risorse trasferite
dallo Stato centrale alle
Regioni che non permetterà
nemmeno di garantire il
servizio stesso.
Le Associazioni
chiedono pertanto
l’attivazione del trasporto
a chiamata,
suggerito dal Presidente
dell’Associazione “La
Meridiana” onlus, soluzione
che risolverebbe
nell’immediato il problema
del trasporto delle persone
con disabilità, con delle
risorse limitate, e nel
frattempo il parco macchine
verrà aggiornato con autobus
dotati di pedana per il
trasporto dei disabili».
http://www.rivieraoggi.it
STOP MAXI-BOLLETTE PER CHI NAVIGA SU
INTERNET IN MOBILITÀ CON
CHIAVETTA
Da Agcom nuove
misure per proteggere
abbonati e utenti dei
servizi di telefonia mobile
ROMA - Niente più bollette
astronomiche a sorpresa per
chi naviga su Internet in
mobilità utilizzando una
chiavetta. L'Autorità per le
garanzie nelle
comunicazioni, come
preannunciato nel corso
della Relazione annuale dal
presidente Corrado Calabrò,
ha adottato nuove misure
dirette a proteggere
abbonati e utenti dei
servizi di telefonia mobile
dai fenomeni di "bill
shock", ossia dai possibili
addebiti oltre il plafond
mensile per collegamenti a
Internet effettuati
dall'utente.
Nelle offerte di
connessione ad Internet da
rete mobile tutti gli
operatori saranno tenuti ad
indicare al cliente varie
soglie di consumo tra le
quali optare:
all'approssimarsi della
soglia prescelta l'utente
sarà avvertito tramite uno
specifico avviso - un sms,
un messaggio di posta
elettronica o una finestra
di 'pop-up' sul proprio pc -
del raggiungimento del tetto
di spesa, del credito
residuo, del passaggio ad
un'eventuale altra tariffa e
del relativo costo. E
qualora il cliente non abbia
dato, anticipatamente e per
iscritto, indicazioni
diverse superato il plafond
scatterà lo stop alla
connessione.
In sostanza, quindi, per la
comunità degli utilizzatori
di Internet mobile sarà
d'ora in avanti possibile
avere il controllo dei
propri consumi grazie a un
allarme che li informerà se
stanno raggiungendo un tetto
prefissato di spesa e
bloccherà automaticamente il
collegamento dati se il
tetto è stato sforato. Le
nuove tutele, spiega
l'Autorità in una nota,
varranno sia sul territorio
nazionale sia all'estero.
Nel caso in cui la scelta
della soglia di consumo non
sia avvenuta entro il 31
dicembre
2010, a
decorrere dal 1 gennaio 2011
si applicherà
automaticamente un limite
per traffico dati nazionale
di 50 euro per i clienti
privati e 150 euro per i
clienti business, fatto
salvo il limite di 50 euro
previsto dalle norme europee
per il traffico dati in
roaming nei paesi UE nonché
un analogo limite di 50 euro
per traffico dati nei paesi
extra Ue. Gli operatori
dovranno inoltre rendere
disponibili gratuitamente a
tutti gli utenti sistemi
immediatamente comprensibili
e facilmente utilizzabili
per assicurare il controllo
in tempo reale della spesa e
tutte le informazioni
relative al consumo
accumulato, espresso in
volume di traffico, tempo
trascorso o importo speso
per i servizi di traffico
dati, nonché un servizio
supplementare gratuito per
abilitare o disabilitare la
propria utenza al traffico
dati. Gli operatori mobili
dovranno adeguare i propri
sistemi a quanto previsto
dalla delibera in tema di
controllo della spesa entro
il primo gennaio 2011. Con
la stessa delibera l'Agcom
ha voluto anche richiamare
gli operatori mobili al
rispetto degli impegni,
assunti alla fine del 2009,
garantendo a tutti i clienti
la disponibilità di piani
tariffari che prevedano la
tassazione a consumo
effettivo dei servizi voce
nonché condizioni di offerta
dei servizi Sms più
economiche e non
discriminatorie rispetto a
quelle applicate in ambito
comunitario. Delle nuove
norme sulle chiavette per
Internet mobile aveva già
parlato, nella Relazione
annuale al Parlamento, il
presidente Calabrò,
affermando che "l'utente
deve avere il controllo
della spesa telefonica; non
possono esserci automatismi
che portino a bollette
esorbitanti".
www.ansa.it
RAGAZZA DISABILE DESIDERA SEGNALARE
L'ENNESIMA INGIUSTIZIA IN
CUI SI È IMBATTUTA
Imperia -
Partecipa al concorso
indetto dall'ASL1 Imperiese,
ma è occupata all'atto
dell'emanazione del bando,
l'Asl non la assume
Sono una ragazza disabile
che desidera segnalare
l'ennesima ingiustizia
questa volta eclatante in
cui si è imbattuta.
Dopo aver partecipato al
concorso indetto dall'ASL1
Imperiese, ente preposto
alla tutela della salute e
si presuppone al rispetto
degli essere umani, e avendo
subito l'umiliazione di
essere prima ma essendo
occupata all'atto
dell'emanazione del bando
1 anno fa passare in
subordine ad altri non
occupati (licenziatasi
all'occorrenza) oggi dopo
che l'ASL 1 non può
permettersi di assumere
neanche i disabili che
avevano vinto il concorso
ora cosa spunta in seconda
pagina nei concorsi pubblici
promozionati dalla
Provincia:
- ASL1 Imperiese ricerca 1
psicologo per la
realizzazione del progetto
"Diversamente abile e mondo
del lavoro, la percezione
dei disabili nel lavoro".
Ora oltre all'umiliazione
legata alla patologia che
una persona diversamente
abile deve subire
quotidianamente deve subire
anche quelle delle
istituzioni che dovrebbero
tutelarlo. Ringrazio per il
tempo dedicatomi.
Alessandra, una lettrice
di Manuela Consonni
http://www.riviera24.it
IGNORANZA E DISCRIMINAZIONE: LA GRAN
BRETAGNA E LA DISABILITÀ
INTELLETTIVA
(a cura di Giuliano
Giovinazzo*)
Non sono certo confortanti
gli esiti di una recente
indagine condotta in Gran
Bretagna, su un campione di
1.100 adulti, riguardante le
persone con disabilità
intellettiva. Secondo un
terzo degli interpellati,
infatti, si tratta di
persone incapaci di vivere
indipendentemente o di
svolgere un lavoro, mentre
quasi un quarto suppone che
esse vivano in case di cura
e uno su dieci si aspetta
che siano assistite presso
"ospedali sicuri", fuori
città... Alla base di tutto
la scarsa conoscenza sul
significato stesso di
disabilità intellettiva. E
nel frattempo crescono i
fatti di cronaca legati a
situazioni di soprusi o
violenze nei confronti di
questa fascia di
popolazione, stimata - nel
Regno Unito - in un milione
e mezzo circa di persone.
Risulta purtroppo ancora
molto diffusa, in
Gran Bretagna, la
discriminazione nei
confronti delle persone con
disabilità intellettive,
insieme a una
concezione sbagliata
su tutto quanto
concerne le loro vite,
malgrado la grande
visibilità avuta da una
lunga serie di
crimini e abusi
dettati proprio
dall'ostilità nei confronti
di questi cittadini.
Lo rivela una recente
indagine, secondo la quale
un terzo
degli abitanti del Regno
Unito sembra ritenere le
persone con disabilità
intellettive
incapaci di vivere
indipendentemente o di
svolgere un lavoro,
mentre quasi un quarto
suppone che esse vivano in
case di cura. Quasi uno su
dieci (l’8%), infine, si
aspetta che siano
assistite presso "ospedali
sicuri", fuori
città...
Sempre dalla medesima
ricerca è emersa inoltre -
da parte delle stesse
persone con disabilità
intellettiva - un'alta
consapevolezza delle
difficoltà che si
trovano ad affrontare.
Infatti nove su dieci degli
intervistati da
Turning Point - una
tra le più importanti realtà
erogatrici di servizi
socio-sanitari nel Regno
Unito - ritengono di avere
subìto esperienze di
discriminazione e più della
metà (51%) di loro si
considerano il
gruppo più discriminato
nella società, prima
ancora di altri, spesso
percepiti come vittime di
tali trattamenti, incluse le
persone gay (44%), le
persone obese (43%) e le
minoranze etniche (40%).
Come accennato
inizialmente, i cosiddetti
"crimini di odio"
[termine con cui cerchiamo
di rendere al
meglio l'espressione "Hate
Crime", quasi intraducibile,
N.d.R.] nei confronti
delle persone con disabilità
intellettiva - che si stima
siano circa un
milione e mezzo in Gran
Bretagna - sono
ripetutamente approdati
sulle prime pagine delle
cronache nei mesi più
recenti.
Nell'autunno del 2009, ad
esempio, un’inchiesta ha
fatto emergere come
Fiona Pilkington
abbia ucciso la figlia
adolescente - con una età
mentale di quattro anni - e
si sia poi tolta la vita,
dopo essere stata portata
alla disperazione - a quanto
sembra - dai continui
soprusi patiti dalla sua
famiglia.
Tornando al campione di
1.100 adulti
interpellati da Turning
Point, è risultata anche -
di base - una scarsa
conoscenza del
significato stesso di
disabilità intellettiva.
Secondo un terzo delle
persone, infatti, la
malattia mentale sarebbe una
forma di disabilità
intellettiva, mentre un
quarto avrebbe classificato
come tale anche
la demenza.
Adam Penwarden,
direttore dei Servizi per le
Disabilità Intellettive di
Turning Point, ha affermato
che queste concezioni errate
contribuiscono al
diffondersi della
discriminazione.
«Spesso la gente suppone -
ha dichiarato - che chi ha
una disabilità intellettiva
sia "differente",
"diverso" e lo discrimina
per questo motivo. In realtà
si tratta di persone che
possono dare un
grande contributo alla
società, quando
viene loro dato il giusto
supporto, il che comporta
avere un lavoro, vivere
indipendentemente e giocare
un ruolo attivo nella
propria comunità locale».
Rosa Monckton,
madre di una giovane con
sindrome di Down, sostiene
che le persone con
disabilità intellettiva
vengano frequentemente
etichettate in base
a uno stereotipo meramente
negativo. «Nel
corso dell'indagine -
sottolinea infatti - quando
è stato chiesto di
descrivere una "tipica
persona con disabilità
intellettiva", la maggior
parte degli interpellati
hanno risposto indicando
caratteristiche
negative, quali
l’avere scarse abilità
sociali, la mancanza
di affidabilità o anche
l'aggressività e i difetti
nel modo di parlare. Restano
invece assai
sottovalutate le
caratteristiche positive, come
l’essere calorosi,
estroversi o divertenti. E
ciò dimostra come la gente
abbia delle idee
preconcette
rispetto al modo in cui una
persona con disabilità
intellettiva si comporta o
pensa».
*Traduzione e
adattamento, in
collaborazione con Stefano
Borgato, di un articolo di
Rachel
Williams,
pubblicato il 14 luglio 2010
dalla testata «Guardian».
http://superando.eosservice.com
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