Lo conoscono 3 europei su 5, ma solo 3 italiani su 100, anche perchè nel nostro paese ancora non è attivo, dato che al 112 rispondono ancora i Carabinieri. Il servizio è però difficile da utilizzare per chi ha difficoltà nel parlare o nel sentire, e per chi impiega altre forme di comunicazione come la Lis
ROMA - "La tua vita, il tuo
numero". Con questo slogan, sei mesi
fa, è stato lanciato il 112, numero
unico europeo per le emergenze, da
chiamare gratuitamente sia da
telefono fisso che da cellulare in
caso di incidenti, aggressioni o
incendi. Ma per alcune persone
affette da determinate forme di
disabilità, riuscire a contattare il
112 può essere la vera emergenza.
Istituire un numero unico nei
ventisette Paesi dell'Ue è stata
senza dubbio una grande conquista,
anche se solo un europeo su cinque e
tre italiani su cento sono a
conoscenza di questo nuovo servizio.
Eppure chiamare il 112 può
rappresentare un problema per alcuni
disabili che hanno, ad esempio,
difficoltà nel parlare o nel
sentire.
Per questo è stato recentemente
lanciato, grazie a un finanziamento
della Commissione Europea, un
consorzio di associazioni, il Reach
112, che, come obiettivo generale,
cercherà di sviluppare
un"alternativa alla telefonia
standard che sia accessibile a
tutti. Il primo progetto pilota del
Reach 112, però, riguarderà in
particolare proprio il numero unico
europeo: si cercherà di abbinare
alla normale conversazione
telefonica anche altri mezzi di
comunicazione come la lingua dei
segni, la lettura delle labbra, la
chat testuale o una combinazione di
tutte queste modalità: insomma,
quella che si può chiamare una
conversazione totale. Il progetto,
che avrà una durata iniziale di
dodici mesi, sarà attuato in Spagna,
Svezia, Francia e Regno Unito. Dal
punto di vista tecnologico,
l'iniziativa prevede l'integrazione
di servizi di telefonia fissa e
mobile col protocollo voip (per
intenderci quello usato durante le
conversazioni con skype) e
l'utilizzo di videochiamate. Inoltre
sarà predisposto un protocollo per
lo scambio di informazioni fra i
servizi di emergenza nei diversi
Paesi coinvolti.
L'Italia, il 15 gennaio 2009, è
stata condannata dalla Corte di
Giustizia Europea per non aver
ancora attivato il numero unico
(quando si chiama il 112 dal nostro
Paese rispondono ancora i
carabinieri) e per il mancato
servizio di ubicazione del
chiamante. Quando si chiama per
un'emergenza, infatti, si è spesso
impossibilitati a fornire
all'operatore la propria esatta
ubicazione. (Maurizio Molinari)
(1 agosto 2009)

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