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Operaio sordo travolto e ucciso dal treno

Alessandro Franceschini

«Prima o poi un treno mi mette sotto e mi ammazza». Scherzava con i colleghi Giovanni Magliani, 53 anni, su quella bizzarra situazione di avere l’ufficio praticamente in mezzo ai binari della ferrovia.

LA SPEZIA - Aveva problemi di udito e da qualche tempo lui, primo tecnico operaio, era stato mandato in quell’ufficio in attesa di una pensione - lavorava da 36 anni - che tardava ad arrivare. Troppo pericoloso lavorare vicino ai treni, con il rischio di sentirli arrivare all’ultimo momento. E così lo avevano messo a dirigere quello che viene chiamato l’ufficio tronco, cento metri in linea d’aria fuori dalla stazione di Spezia Centrale, lato nord. Da una parte i treni di linea, quelli che viaggiano verso Genova, dall’altro lato della casermetta a un piano, i binari tronchi, quelli usati dai locomotori per fare le manovre.sordionline

Ieri alle 12.40 Giovanni è uscito da quell’isola in mezzo ai binari per andare a mensa. Non c’è mai arrivato: è stato schiacciato da un treno in manovra. Ironia della sorte, a 20 metri sorge un monumento dedicato ai ferrovieri caduti sul lavoro. Andava piano il locomotore ma Giovanni non si è accorto del pericolo. Quando ha avvertito l’incombente minaccia alle sue spalle era troppo tardi. Si è girato ma i respingenti della motrice lo hanno preso in pieno. Giovanni non si è accorto di morire, non ha sofferto, se questo potrà mai consolare i parenti.

 

Il macchinista del treno è sceso subito, ha visto il suo collega riverso sui binari e ha dato l’allarme, anche se sapeva che sarebbe stato inutile. Poi si è seduto accanto a lui e si è messo a piangere. Come tutti gli altri, arrivati alla spicciolata. «È morto Giovanni», dicevano con la voce commossa. Giovanni era uno di loro. A 17 anni lavorava già nelle Ferrovie. Erano gli Anni ’70, quelli d’oro per i treni, con scandali e disfunzioni ancora di là da venire.

Nativo della Lunigiana, dopo alcuni anni in Toscana era stato trasferito alla Spezia nel ’79 e da qui non si era mai mosso. Abitava ad Arcola con la moglie Maurizia, cancelliera del tribunale spezzino, e con i due figli maschi, Paolo e Enrico. Aveva lavorato duro per farli studiare, ricevendo soddisfazioni: si erano laureati entrambi. Due anni fa il figlio Paolo, membro della segreteria provinciale di Rifondazione e collaboratore del nostro giornale, aveva vinto un concorso nelle Ferrovie, ma l’assunzione non c’è mai stata per via della crisi e del taglio del personale. E proprio Paolo, tre ore più tardi, dopo aver sentito a Radio 19 la notizia della morte sul lavoro di un ferroviere, quando non si sapeva ancora il nome, come colto da presentimento andrà in stazione, dove scoprirà che quella tragedia ha toccato proprio lui.

Oggi i ferrovieri del comparto ligure si fermeranno: il personale addetto alla manutenzione infrastruttura, esercizio e uffici per tutta la giornata. Il restante personale di Rfi e Trenitalia dalle 11 alle 12.

 

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il CONTRIBUTO DI Michele Vaccariello

 

 

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