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Pdl, Lehner: "Bocchino vuole far cadere il governo"

«La notizia del giorno è che Italo Bocchino, ormai del tutto fuori di testa, sta telefonando -sono le ore 11 di giovedì 29 luglio 2010 - ad alcuni deputati del Pdl, esortandoli ad uscire dall'aula per mandare sotto la maggioranza. In pochissimi danno retta al telefono nemico, perchè tra gli ex An la maggioranza è fatta di persone perbene e leali». È quanto afferma il deputato del Pdl Giancarlo Lehner in una nota.

STORACE: «FINI MA LA CASA A MONTECARLO?» «Francamente, appare molto stravagante che dal Campione della Legalità che guida l'amministrazione della Camera non si registri ancora una indignata smentita sulla casa di Montecarlo. 'La buona battaglià non si cancella con il silenzio». Lo scrive in una nota Francesco Storace, segretario nazionale della Destra.

BERLUSCONI SCHERZA CON I GIORNALISTI 
«Il vostro è proprio un bel mestiere...». Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, uscendo dall'aula della Camera dopo l'ok alla manovra, replica sorridendo ai cronisti che lo 'assalgonò, chiedendogli delle turbolenze del Pdl e dell'ufficio di presidenza del partito, convocato per questa sera.

FINIANI PRONTI IN CASO DI ESPULSIONI Nel caso in cui l'ufficio di presidenza dovesse procedere all'espulsione di alcuni deputati vicini al presidente della Camera Gianfranco Fini, la componente finiana ha già pronta la soluzione: costituire gruppi autonomi alla Camera e al Senato. A Montecitorio, spiega uno dei parlamentari vicini all'ex leader di An, si contano già 25 deputati pronti a firmare un documento in cui si sancirebbe la scissione del Pdl e la creazione di un un nuovo gruppo parlamentare. Un numero, ci tengono a precisare gli stessi deputati, destinato a salire visto che sono in corso diversi contatti. La macchina organizzativa dei finiani è già in azione anche a palazzo Madama. Al momento i senatori pronti a rompere con il Popolo della Libertà sarebbero 9 ma, si precisa, che ci sarebbero 4 parlamentari ancora indecisi. «Al momento la linea che prevale è quella dell'attesa. Nel caso la situazione dovesse precipitare e si decidesse per l'espulsione di alcuni di noi - avverte però un deputato finiano - saremo pronti a dare seguito alla creazione del gruppo».

LA RUSSA: IN ARRIVO PERTURBAZIONE «Sta arrivando una perturbazione...». Il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa esce da Montecitorio inseguito dai cronisti che gli chiedono di fare previsioni su quanto potrà accadere in futuro e scherza facendo una 'previsione metereologicà: «Davvero - aggiunge sorridendo - dicono stia arrivando...». In ogni caso, ai cronisti che gli chiedono di pronunciarsi sul futuro del Pdl consiglia: «i giornali tanto usciranno domani mattina, aspettate stasera...».

BOCCHINO RIUNISCE I SUOI Mosse finali tra le anime del Pdl in vista dell'ufficio di presidenza che dovrebbe tenersi oggi e che potrebbe sancire la rottura definitiva nei confronti di una parte della minoranza interna, se non con tutto il gruppo dei finiani. Stamattina, mentre in aula sono in corso le votazioni sugli ordini del giorno sulla manovra, un nutrito drappello di deputati ha risposto alla convocazione di una riunione convocata dal vice capogruppo Italo Bocchino. In aula, comunque, la seduta per ora va avanti senza scosse e la maggioranza procede, al momento senza i circa 18 deputati che hanno risposto all'invito del presidente finiano di Generazione Italia. «Il clima è di sconcerto -dice Angela Napoli al termine della riunione- perchè è incredibile che si pensi ad espellere persone come Granata, Briguglio, lo stesso Bocchino, se non addirittura Fini. Staremo a vedere quello che deciderà l'ufficio di presidenza. Comunque, i numeri della minoranza interna son ben superiori a quello che pensa Silvio Berlusconi».

BOCCHINO: INTERVISTA FINI? PUBBLICATA A META' «Si vede che Ferrara ha diffuso la parte più conciliante...». Il deputato Italo Bocchino commenta così, su 'La Stampà, l'intervista che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha rilasciato a «Il Foglio». Un' intervista nella quale propone al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una sorta di patto per evitare rotture. Alla domanda su come reagirà il premier alle 'offertè di Fini, Bocchino dice di non sapere. Però, aggiunge, «qualsiasi cosa accada ognuno ci va con la propria coscienza». I finiani, osserva, hanno fatto di tutto «per evitare la rottura». «Se poi lui vuole prendersi la responsabilità di cacciare Fini per difendere Verdini - afferma ancora Bocchino - lo spiegherà al mondo». Il deputato comunque precisa che tutti i parlamentari vicini a Fini non se ne andranno dal partito, nè si faranno «cacciare».

BERSANI: APRIRE FASE NUOVA «Siamo oltre le colonne d'Ercole del berlusconismo, in acque sconosciute. Questi scontri dimostrano che la maggioranza ha perso la presa sui problemi del paese e quindi invito a riflettere sulla necessità di aprire una fase nuova». Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani commenta in Transatlantico l'ultimo atto dello scontro tra il premier Silvio Berlusconi ed il presidente della Camera Gianfranco Fini. «A questo punto - aggiunge Bersani - o fanno un ragionamento su una nuova fase di transizione o scelgono di galleggiare o strappano e non si sa dove si va. Mi auguro riflettano».

CAPEZZONE: ELETTORI IN SINTONIA CON PREMIER «Gli elettori del Pdl, e non solo loro, sono in assoluta sintonia con Silvio Berlusconi. Il tempo per ricomporre le questioni interne è ormai scaduto. Buon senso e ragionevolezza suggeriscono di sciogliere i nodi, per riprendere senza ostacoli il cammino delle riforme, del cambiamento, della modernizzazione del Paese. Gli italiani hanno scelto Silvio Berlusconi due anni fa, un anno fa, e ancora due mesi fa: è inconcepibile che ci sia chi operi per impedire ad un Governo e a una maggioranza di lavorare serenamente». Lo dice il portavoce del pdl Daniele Capezzone.

NAPOLI: SEPARAZIONE E' LA SOLA VIA D'USCITA
« La separazione è la soluzione alta e nobile, la via d'uscita lineare e limpida che consente a tutti una nuova ripartenza, lasciandoci alle spalle un anno di paralisi politica e un fiume di equivoci e malintesi. Sono convinto che sarebbe apprezzata dagli elettori, disgustati dal temuto teatrino della politica che rischia altrimenti di impadronirsi del PdL». È quanto sostiene il vice presidente del Pdl alla Camera Osvaldo Napoli. «La credibilità - sostiene - è tutto o quasi il patrimonio di un uomo politico. Vale per il presidente della Camera Gianfranco Fini come per il premier Silvio Berlusconi. Le riflessioni di Fini affidate al Foglio sono una minaccia al suo stesso patrimonio politico. Non si cancella un anno di ostilità schietta e dichiarata con qualche considerazione sui sentimenti e risentimenti. Nelle parole di Fini c'è la promessa molto vaga di una tregua e la certezza di nuovi, aspri scontri. Una condizione inaccettabile per tutti perchè mette a rischio non più solo il destino politico dei singoli protagonisti ma investe il futuro di tutto il centrodestra».

ALLA STAMPA NON PIACE LA TREGUA La 'treguà, la via d'uscita, proposta da Gianfranco Fini a Silvio Berlusconi per uscire dalle polemiche che stanno paralizzando il Pdl non piace a 'Liberò e 'il Giornalè che, in prima pagina, invitano senza mezzi termini il premier a rispedire al mittente gli inviti del presidente della Camera. Il più esplicito è 'Liberò, che dedica al tema diversi pezzi. «Il re delle giravolte stavolta non riesce a fare la frittatà, scrive il direttore Maurizio Belpietro che ripropone ancora la questione della casa monegasca del patrimonio di An finita nella disponibilità della famiglia Tulliani. »Gianfranco fa retromarcia. Troppo tardì, titola un altro articolo in prima dedicato all'ex leader di An: «Un divorzio che s'ha da fare», è l'esplicita opinione di Mario Giordano nel pezzo. 'Il Giornalè, che prosegue anche lui con la campagna sulla casa di Montecarlo, si affida al vice direttore Alessandro Sallustri: «Gianfranco si arende e depone le ami, ma non c'è de fidarsi». Per Sallusti, quelli di Fini «sembra un appello trappola». E mentre 'Il fogliò pubblica in prima pagina il colloquio con Fini, anticipato ieri, con la strategia del presidente della Camera, è cauto 'Il secolò: «Tutti danno per certa la resa dei conti nel Pdl, ma nessuno sa come», si legge in prima pagina dove c'è spazio per un editoriale: «Le legnate non risolvono i conflitti».

BRIGUGLIO: PREMIER SPENGA INCENDIO
Gianfranco Fini chiede al Pdl «un cambiamento radicale con l'assunzione di un codice etico e una revisione del suo vertice con regole di vera democrazia interna». E se «Berlusconi darà un segnale forte in questa direzione» potrebbe anche essere possibile «il miracolo». Lo dice in una intervista a Repubblica il finiano Carmelo Briguglio, convinto che sia il Cavaliere a dover «spegnere l'incendio». Briguglio non crede che si arriverà ad espellere «persino il cofondatore» dal partito: «Che cosa scriveranno - si chiede - nell'ipotetica sentenza? Condannati per reato di legalità e per aver sollevato i casi Cosentino, Brancher, Dell'Utri? Sarebbe un suicidio politico». Certo se invece si dovesse arrivare all'espulsione del presidente della Camera sarebbe «talmente grave da scioglierci da ogni obbligo di fedeltà di coalizione. E per scelta di Berlusconi, non certo nostra». Così «il governo ne uscirebbe enormemente indebolito e ci sarebbero conseguenze sulla sua tenuta e su quella della maggioranza». Anche perchè «anche se si parla di campagna acquisti, credo che l'area parlamentare intorno a Fini rimarrà intatta». Una decisione «irreversibile di Berlusconi - conclude Briguglio - non può che portare ad un altro soggetto politico. Se ci espellono, e vedremo se ci riusciranno, andremo a due entità politiche separate». E non è escluso, in questo caso nemmeno «il ricorso alla magistratura ordinaria per difenderci come iscritti» al Pdl.

FINI PROPONE TREGUA Silvio Berlusconi mette nero su bianco una dura censura politica contro Gianfranco Fini ed i suoi fedelissimi. Ma il presidente della Camera gli lancia un inaspettato ramoscello d'ulivo della tregua auspicando di poter confermare insieme al Cavaliere l'impegno con gli elettori, senza inutili «mattanzè. »Qui sto e qui restò, dice l'ex leader di An, parlando del partito, che però ottiene una risposta negativa dal vertice del Popolo della libertà convocato in tarda serata dal premier, e terminato a notte fonda: vertice che conferma la volontàdel Cavaliere di tirare dritto ritenendo tardivo, fuori tempo massimo,il riposizionamento del cofondatore. Da qui il documento di censura che sarà discusso oggi alle 20 nel corso di una riunione dell'ufficio politico. Che il 'divorziò tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini fosse ormai alla porte non era più mistero per nessuno. Ne parlava come un dato acquisito Umberto Bossi «ognuno andrà per la sua strada», è stata la sintesi del leader della Lega così come non ne ha fatto mistero in questi giorni il premier che, di fronte all'ipotesi di «una divaricazione», di una spaccatura del Pdl, ha rassicurato: «i numeri sono abbondanti e non c'è alcuna possibilità di cambiamenti di governo o di maggioranza». Una strada, quella della separazione, su cui ha invitato a riflettere Gianfranco Fini in serata nel corso di un colloquio a sorpresa con Giuliano Ferrara pubblicato su il 'Fogliò: «Resettare tutto senza risentimenti» è l'appello rivolto al presidente del Consiglio. «Con Berlusconi - chiarisce l'ex leader di An - non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani. Per questo - spiega il cofondatore del Pdl - ci tocca il compito, anche in nome di una storia comune non banale, di deporre i pregiudizi». Ma le parole del presidente della Camera non hanno al momento sortito effetti positivi a palazzo Grazioli. Già perchè, al di là delle ultime dichiarazioni di Fini, la convivenza tra i due leader è diventata ormai difficile. E di fronte all'ipotesi di una scissione, i parlamentari vicini al presidente del Consiglio passano i giorni a fare conteggi: Sono proprio i numeri a dettare la strategia. L'ipotesi di una divisione dalla pattuglia dei finiani per i belusconiani non comporterebbe cambi di maggioranza perchè il presidente del Consiglio - sostengono- avrebbe comunque i numeri per governare. Semmai si dovrà lavorare per bloccare il più possibile, si ragiona, l'emorragia di deputati che potrebbero seguire il presidente della Camera. Proprio alla risoluzione del 'problemà finiani il Cavaliere dedicherà tutta la giornata in vista dell'ufficio di presidenza. Nonostante la soluzione non sia ancora ben definita di una cosa Berlusconi è certo: c'è bisogno di una svolta. La gente, avrebbe confidato ieri a diversi deputati incontrati alla Camera dopo aver votato la fiducia alla manovra, è stanca di questo 'teatrinò.

 

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