Pensione anticipata per chi assiste familiari
disabili
Legge verso l’ok bipartisan. La Camera inizia
l’esame del programma europeo sul lavoro. Pd e
Idv: “Proposte vaghe, manca vero sostegno
all’occupazione”. Pausa di riflessione sul ddl
che consente di non lasciare l’impiego una volta
superati i limiti d’età
di Valerio
Strinati
Commissione lavoro pubblico e privato della
Camera dei deputati
Nelle
sedute di martedì 6 e mercoledì 7 luglio, la
Commissione lavoro pubblico e privato ha
iniziato l’esame (per la relazione alla XIV
Commissione - Politiche dell’Unione europea) del
Programma legislativo e di lavoro della
Commissione europea per il 2010 e del programma
di 18 mesi del Consiglio dell’Unione europea,
presentato dalle presidenze spagnola, belga e
ungherese - com (2010) 135 def. - 17696/09.
Il relatore Fedriga (Lega) ha osservato che il
programma della Commissione europea indica
alcuni obiettivi a lungo termine, riconducibili
soprattutto alla strategia Ue 2020 per la
crescita e l’occupazione ed enuncia 34
iniziative strategiche per il 2010 (elencate
nell’allegato I «Iniziative strategiche») e le
eventuali iniziative strategiche e prioritarie
per gli anni successivi (281 in tutto, di cui
130 iniziative legislative; allegato II «Altre
iniziative strategiche e prioritarie»); il
programma indica inoltre quattro temi prioritari
per l’azione della Commissione nel 2010:
affrontare la crisi e sostenere l’economia
sociale di mercato europea; definire un’agenda
dei cittadini che dia priorità alla persona;
definire un programma di azione esterna
ambizioso e coerente, che abbia portata
mondiale; modernizzare gli strumenti e i metodi
di lavoro dell’Ue, in particolare per quel che
riguarda la riforma del bilancio.
In materia di occupazione - ha affermato il
relatore - nell’ambito dell’iniziativa
strategica di sostegno all’economia sociale di
mercato europea, sia il programma della
Commissione europea sia quello delle presidenze
spagnola, belga e ungherese, considerano
prioritario l’avvio della nuova strategia per la
crescita e l’occupazione «Ue 2020», già
approvata nelle sue linee generali dal Consiglio
europeo del 25-26 marzo 2010. Per il
conseguimento degli obiettivi descritti, la
Commissione propone sette «iniziative faro»
ciascuna delle quali include numerose misure da
realizzare a livello sia della Ue sia dei paesi
membri. Per l’occupazione è poi prevista la
presentazione di una «agenda per nuove
competenze e nuovi posti di lavoro» (iniziativa
strategica 14), per la modernizzazione dei
mercati occupazionali onde favorire la mobilità
della manodopera e l’acquisizione di competenze
lungo tutto l’arco della vita al fine di
aumentare la partecipazione al mercato del
lavoro e di conciliare meglio l’offerta e la
domanda. I programmi nazionali per l’attuazione
della Strategia Ue 2020 verranno elaborati anche
sulla base degli indirizzi di massima per le
politiche economiche degli Stati membri e
dell’Unione, e degli orientamenti per
l’occupazione, che la Commissione europea ha
presentato il 27 aprile 2010, e che dovrebbero
essere approvati dal Consiglio dell’Ue, previo
parere del Parlamento europeo, dopo la pausa
estiva.
Il relatore ha quindi ricordato che il Consiglio
europeo del 17-18 giugno ha confermato i cinque
obiettivi principali della strategia Ue 2020 già
concordati a marzo: portare al 75 per cento il
tasso di occupazione per la popolazione di età
compresa tra 20 e 64 anni; migliorare le
condizioni per la ricerca e lo sviluppo, in
particolare allo scopo di portare al 3 per cento
del Pil gli investimenti pubblici e privati in
tale settore; ridurre le emissioni di gas a
effetto serra del 20 per cento - rispetto ai
livelli del 1990 - o del 30 per cento, se
sussistono le necessarie condizioni, ovvero nel
quadro di un accordo globale e completo per il
periodo successivo al 2012, a condizione che
altri Paesi si impegnino ad analoghe riduzioni
delle emissioni; contestualmente, portare al 20
per cento la quota delle fonti di energia
rinnovabile e migliorare del 20 per cento
l’efficienza energetica (obiettivo già previsto
nel 2009); migliorare i livelli d’istruzione, in
particolare riducendo i tassi di dispersione
scolastica al di sotto del 10 per cento e
portare almeno al 40 per cento la percentuale
delle persone tra i 30 e i 34 anni che hanno
completato l’istruzione terziaria o equivalente.
Il Consiglio europeo ha ribadito la competenza
degli Stati membri a definire e attuare
obiettivi quantitativi nel settore
dell’istruzione, nonché promuovere l’inclusione
sociale, mirando a liberare almeno 20 milioni di
persone dal rischio di povertà e di esclusione.
Gli Stati membri dovrebbero, in stretto dialogo
con la Commissione, mettere a punto i rispettivi
obiettivi e programmi nazionali e indicare come
intendono ovviare alle principali strozzature
che ostacolano la crescita. Per quanto attiene
poi alla politica sociale, la Commissione
europea, sulla base della consultazione delle
parti sociali, intende presentare, quale
iniziativa strategica nell’ambito dell’Agenda
sociale europea, una proposta di revisione della
direttiva sull’orario di lavoro. Il citato
programma di 18 mesi del Consiglio Ue indica la
volontà di riflettere sulle politiche della
Agenda sociale europea del luglio 2008,
ridefinendo i futuri interventi nella sfera
sociale, relativamente agli impegni assunti nel
quadro del Patto europeo per la gioventù, del
Patto europeo per la parità di genere e del
Patto europeo per la famiglia. Inoltre, si
indica l’obiettivo d’integrare pienamente
l’agenda sociale nella strategia di Lisbona per
il periodo successivo al 2010. In particolare,
il programma indica le seguenti priorità:
revisione intermedia della strategia comunitaria
per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro
(2007-2012); revisione delle direttive
concernenti il trasferimento delle imprese,
l’informazione e la consultazione dei lavoratori
e i licenziamenti collettivi, nonché la modifica
della direttiva sull’orario di lavoro;
l’attuazione del regolamento (CE) n. 883/2004,
relativo al coordinamento dei sistemi di
sicurezza sociale; particolare attenzione verrà,
inoltre, dedicata anche al rafforzamento della
dimensione sociale nelle relazioni esterne
multilaterali e bilaterali promuovendo l’agenda
per il lavoro dignitoso dell’Ilo.
Il relatore ha quindi fatto presente che la
Commissione europea ha presentato un Libro verde
sulle pensioni, riguardo alle varie opzioni con
le quali garantire la sostenibilità dei regimi
pensionistici in Europa alla luce
dell’invecchiamento della popolazione, dei
modelli di mobilità in Europa e del
funzionamento dei mercati finanziari.
Contestualmente, il citato programma di 18 mesi
del Consiglio Ue si impegna a sostenere le
iniziative che s’iscrivono nel quadro
dell’invecchiamento della società, e dei
preparativi dell’Anno europeo
dell’invecchiamento attivo e della solidarietà
intergenerazionale 2012.
Il relatore ha altresì ricordato la risoluzione
Gottardo ed altri (6-00017), del 22 aprile 2009,
sul programma legislativo e di lavoro della
Commissione europea per il 2009 e sul programma
dei 18 mesi del Consiglio dell’Unione europea
presentato dalle presidenze francese, ceca e
svedese, che impegnava il governo a promuovere
politiche per l’occupazione in grado di
combinare flessibilità lavorativa, protezione
sociale e sicurezza occupazionale, una maggiore
equità sociale, lotta alle disparità
territoriali e tutela delle fasce deboli, in
aderenza agli obiettivi della Strategia di
Lisbona. Inoltre, l’11 marzo 2010 le Commissioni
riunite V e XIV hanno approvato un documento che
si esprime positivamente sulla strategia Ue
2020, con una serie di osservazioni. Per quel
che riguarda le politiche per l’occupazione, il
relatore ha osservato che sarebbe opportuno
includere in un unico programma la Strategia per
la crescita e l’occupazione, la Strategia per lo
sviluppo sostenibile ed il Patto di stabilità e
crescita; riconoscere il ruolo centrale delle
Pmi e in particolare delle microimprese, come
motori dell’economia europea per uscire dalla
crisi, creare nuovi posti di lavoro, rafforzare
un’economia sociale e di mercato sostenibile,
promuovendo nel contempo la creatività e
l’innovazione; promuovere l’individuazione di
strumenti di riconversione economica delle aree
industriali più duramente colpite dalla crisi;
promuovere le misure previste dall’iniziativa
faro «Un’agenda per nuove competenze e nuovi
posti di lavoro», con particolare riferimento a
quelle intese ad agevolare e promuovere la
mobilità della manodopera, a garantire maggiore
equilibrio tra offerta e domanda di lavoro, a
rafforzare il dialogo sociale a tutti i livelli
, nonché a sviluppare un quadro europeo per le
capacità, le competenze e l’occupazione (European
Skills, Competences and Occupations framework).
Su tali basi il relatore si è impegnato
riservato di presentare uno schema di
risoluzione.
Per il gruppo del Partito democratico, i
deputati Gatti, Mosca, Rampi, e Damiano,
nell’auspicare una maggiore tempestività nei
processi decisionali rispetto alle strategie
elaborate a livello comunitario, hanno criticato
l’eccessiva indeterminatezza del Programma,
giudicato generico negli obiettivi e poco
rispondente alle necessità imposte dalla crisi
economica in atto, destinata a protrarsi a lungo
nei suoi effetti occupazionali, soprattutto in
Italia, che sarà pesantemente colpita,
nell’autunno prossimo, dalla cessazione
dell’effetto degli ammortizzatori sociali e
dalla persistente mancanza di politiche in grado
di promuovere la creazione di posti di lavoro,
soprattutto sul versante delle politiche
industriali e del controllo dei mercati
finanziari.
Inoltre gli intervenuti hanno rilevato l’assenza
di un piano europeo per il lavoro, da collegare
ad un vasto programma nazionale di
ristrutturazione imprenditoriale e
infrastrutturale, nonché la mancanza di
un’analisi sui rischi di alterazioni della
concorrenza dovuti a differenze di carattere
sociale e fiscale tra i paesi membri - rischi
messi puntualmente in evidenza, di recente, dal
rapporto di Mario Monti «Una nuova strategia per
il mercato unico», nel quale si auspica, ad
esempio, il rafforzamento della mobilità dei
lavoratori giovani nell’ambito dell’Unione come
strategia attiva di contrasto della crisi -
derivanti dalla creazione di un mercato unico
che non tiene conto delle differenti discipline
contrattuali e fiscali presenti nei diversi
Stati. A tale proposito, i deputati del Pd hanno
richiamato l’attenzione sulla necessità di
definire il quadro degli standard in relazione
alla protezione del lavoro e alla competitività,
ritenendo che l’Europa debba porsi l’obiettivo
di una tendenziale unificazione delle condizioni
sociali, proprio al fine di contrastare il già
richiamato rischio di dumping sociale e fiscale.
Le politiche di intervento a livello europeo e
nazionale - anche a fronte di una situazione di
competizione «al ribasso» creatasi tra sindacati
di diversi Paesi comunitari – debbono infatti
mirare alla stabilità del lavoro e
all’introduzione di misure che evitino il
rischio di delocalizzazione delle imprese,
quantomeno di quelle strategiche per ciascun
paese, data l’attuale esistenza di una forte
disponibilità ad accettare, soprattutto in
taluni Stati europei di recente ingresso
nell’Ue, standard e condizioni di lavoro di
sempre minor garanzia sociale.
Altri temi toccati dai deputati del Pd hanno
riguardato la rilevanza del dibattito sulla
riforma del bilancio europeo, l’esigenza che
l’Ue, in totale autonomia, promuova l’attuazione
di adeguati standard ambientali e sociali in
sede di Wto, in vista di un rilancio economico
che sia pienamente sostenibile sotto tali
profili, la necessità di supportare
l’occupazione femminile e di rafforzare la
solidarietà tra le generazioni, anche
considerando l’invecchiamento costante della
popolazione.
Il deputato Paladini (Idv), nel preannunciare
l’astensione del suo gruppo nella deliberazione
della Commissione relativa al Programma in
discussione, ha osservato che i documenti
adottati dalle istituzioni europee sono poco
incisivi e inadeguati a fronteggiare temi
fondamentali, quali il sostegno all’occupazione
e la crescita del mercato del lavoro, di fronte
alla crisi economica in atto. Sarebbe quindi
opportuno – secondo il deputato Paladini – che
dal Parlamento giungesse un invito alle stesse
istituzioni europee ad una maggiore
determinazione nell’affrontare in particolare le
questioni, tuttora aperte, dell’occupazione
giovanile e femminile, della sicurezza e salute
dei lavoratori e della revisione degli orari di
lavoro.
Il deputato Cazzola (Pdl) ha osservato che l’Ue
ha elaborato non solo obiettivi – peraltro
fortemente condizionati dalla crisi – ma anche
strumenti per conseguirli: su alcuni argomenti,
le istituzioni europee sono ormai in grado di
decidere unitariamente, mentre su altri
prevalgono ancora le iniziative adottate a
livello nazionale. Poiché, in ogni caso, un dato
certo è costituito dal rafforzamento del
controllo dell’Ue sui saldi di finanza pubblica,
c’è da chiedersi se non sia giunto il momento di
lavorare all’adozione di politiche comuni, con
obiettivi più precisi e sanzionati, anche in
relazione ai grandi aggregati di spesa. Secondo
il deputato Cazzola, inoltre, l’Unione europea,
divenuta una «Europa a 27», ha dovuto
inevitabilmente rinunciare all’introduzione di
diritti sociali uniformi, potendo soltanto
ragionare in termini di tendenziale convergenza
delle diverse legislazioni statali sulla
materia. C’è da dubitare che il rischio di
dumping sociale – evocato in alcuni interventi –
possa essere sventato attraverso l’indicazione
di una normativa pienamente uniforme in tema di
diritti sociali; al contrario, pur riconoscendo
l’esigenza di un livello minimo di diritti
garantiti, il problema deve essere posto con
formule meno rigide, non soltanto perché i
singoli Stati europei partono da diverse
prospettive di sviluppo e possono mirare a
differenti velocità di crescita
economico-sociale, ma anche in quanto un
potenziale rischio di dumping può finire per
favorire gli stessi Paesi sviluppati, che
possono essere invogliati - di fronte a questi
scenari - a migliorare e qualificare i propri
standard di competitività.
Il deputato Delfino (Udc), richiamandosi alle
considerazioni del deputato Cazzola, ha
sostenuto che la crescita di taluni Paesi in via
di sviluppo non può che passare - secondo una
logica di mercato - attraverso il riconoscimento
di una certa difformità iniziale nelle
condizioni salariali dei lavoratori: rispetto a
tale dato, le imprese, a suo giudizio, più che
lamentarsi per una presunta perdita di
competitività, dovrebbero attrezzarsi
adeguatamente con investimenti in materia di
innovazione e ricerca. Pur apprezzando
l’impostazione del Programma in discussione, il
deputato Delfino ha fatto notare che in Europa
resta ancora molta strada da percorrere per una
completa integrazione dei soggetti con
disabilità, tuttora in difficoltà per l’accesso
agli strumenti di protezione sociale e ai
percorsi formativi. Sarebbe pertanto opportuno
inserire nell’ambito della strategia dell’Ue
2010 un Patto europeo sulla disabilità, che
favorisca iniziative a livello europeo e
nazionale, per migliorare la qualità della vita
dei disabili e delle loro famiglie, e ridurre il
rischio di emarginazione e povertà.
Il relatore Fedriga (Lega) ha illustrato una
proposta di relazione contenente gran parte
degli elementi emersi nel corso del dibattito,
ivi compreso un riferimento al sostegno dei
disabili nel mercato del lavoro. Ha osservato
che l’allargamento dell’Unione europea a 27
Stati ha creato problemi che vanno oggi risolti,
non soltanto in relazione alla delocalizzazione
delle imprese, ma anche al fine di fronteggiare
la concorrenza sleale dei lavoratori stranieri
Secondo il deputato Santagata (Pd)
l’allargamento dell’Unione europea - e dei suoi
principi fondanti - a taluni Paesi dell’Est
europeo dovrebbe costituire, di per sé, una
garanzia circa il loro adeguamento ai valori
comunitari in tema di welfare e protezione
sociale, mettendo al riparo da rischi maggiori
di competizione sleale.
Il deputato Damiano (Pd), nel dichiarare di
condividere la proposta formulata dal relatore,
ha sottolineato la necessità di un rafforzamento
dei consumi delle famiglie e della stessa
domanda nei mercati interni, che emerge
incontrovertibile anche in grandi Paesi
orientati all’export, come la Cina, nei quali si
impone ormai, di conseguenza, un riconoscimento
di standard minimi di tutela sociale e
salariale. Ha quindi auspicato l’avvio di una
riflessione sulla necessità di coordinare a
livello europeo le politiche fiscali e sociali
degli Stati membri, al fine di evitare fenomeni
di dumping sociale e di concorrenza sleale.
La Commissione ha quindi approvato la proposta
di relazione formulata dal relatore.
Nella seduta di
martedì 6 luglio sono state svolte le seguenti
interrogazioni: 5-02490 Delfino: Sullo stato di
crisi della Brambati srl di Novara; 5-02870
Cazzola: Sulle casse di previdenza di dottori
commercialisti, ragionieri e periti commerciali;
5-03037 Codurelli: Mancato riconoscimento di
infortuni sul lavoro da parte dell’Inail, nonché
le seguenti interrogazioni a risposta immediata:
5-03184 Delfino: Situazione relativa alla cassa
integrazione guadagni per i dipendenti del
Bottonificio Fossanese; 5-03183 Bellanova:
Problematiche dei lavoratori addetti al servizio
di pulizia degli istituti scolastici nella
provincia di Lecce.
Nella stessa
seduta, la Commissione ha proseguito l’esame
congiunto delle proposte di legge n. 2671 (Cazzola);
3343 (Santagata) e 3549 (Fedrina) recanti norme
per la prosecuzione del rapporto di lavoro oltre
i limiti di età per il pensionamento di
vecchiaia.
Invitato dal presidente Moffa ad esprimere il
punto di vista del governo sui provvedimenti
all’esame congiunto, il sottosegretario Viespoli
ha precisato che il governo non intende al
momento entrare nel dettaglio delle singole
disposizioni recate dalle varie iniziative
legislative, ma fornire una valutazione di
massima sul contenuto di esse. Il comune
obiettivo di un prolungamento volontario del
lavoro oltre i limiti massimi di età per il
pensionamento di vecchiaia - puntando ad un
aumento effettivo dell’età di pensionamento
senza ricorrere all’elevazione legale dei
requisiti anagrafici o contributivi - non
sembrerebbero poter indurre, nell’attuale
contesto socio-economico del paese, i
cambiamenti di comportamento attesi, potendo
semmai concorrere alla produzione di fenomeni di
«selezione avversa», consistenti nell’adesione
al posticipo del pensionamento da parte di
soggetti che, in ogni caso, avrebbero optato in
tal senso. Andrebbe inoltre accertato se i
provvedimenti in esame, sulla base di una
realistica previsione, possano produrre gli
ipotizzati risparmi finanziari per il sistema
previdenziale pubblico. Il sottosegretario, in
conclusione, ha fatto presente che le
perplessità del governo non pregiudicano
l’opportunità di proseguire un confronto aperto
in sede parlamentare, per l’approfondimento
delle diverse questioni esistenti.
Ha peraltro, invitato la Commissione a prestare
attenzione anche a due ulteriori aspetti, legati
all’esigenza di tenere chiaramente distinti i
riferimenti alle date di maturazione dei
requisiti alla pensione di vecchiaia e alle date
di decorrenza del trattamento medesimo, nonché
all’opportunità di prevedere esplicitamente che
la quota di retribuzione derivante
dall’inserimento in «busta paga» dei contributo
non costituisca reddito ai fini Irpef.
Alla luce delle dichiarazioni del rappresentante
del governo, la Commissione, aderendo alla
proposta formulata dal presidente in qualità di
relatore, ha deciso di prendere una breve pausa
di riflessione, per chiarire le diverse
questioni poste e avviare un’istruttoria più
selettiva sui profili di maggiore interesse. Al
termine di tale pausa, sarà possibile proseguire
l’esame, che includerà anche la proposta di
legge del gruppo Italia dei Valori, la cui
presentazione è stata preannunciata dal deputato
Porcino, nonché avviare una fase conoscitiva.
La deputata Gnecchi (Pd) ha chiesto che il
governo fornisca anche, nel seguito dell’esame,
i dati relativi all’attuazione delle
disposizioni contenute in particolare nella
legge finanziaria per il 1997 e volte ad
incentivare l’uscita dal lavoro dei lavoratori
più anziani a favore dell’inserimento dei
giovani, nel quadro di accordi di solidarietà
intergenerazionale. Finora, infatti, tali norme
hanno trovato limitata attuazione, pur in
presenza di idonei stanziamenti finanziari.
Il deputato Cazzola (Pdl) ha osservato che
l’orientamento del governo, pur riconoscendo
alcune criticità soprattutto di natura
finanziaria, non preclude la prosecuzione
dell’esame delle proposte di legge: il lavoro
istruttorio in Commissione può essere realizzato
anche attraverso lo svolgimento di un ciclo di
audizioni informali, nonché valutando la
possibile richiesta di relazioni tecniche al
governo. Ha ricordato inoltre che il carattere
sperimentale della proposta di legge da lui
sottoscritta, considerato anche il più generale
orientamento ad innalzare i requisiti anagrafici
per la maturazione del diritto alla pensione,
può consentire di verificare la propensione dei
lavoratori più anziani a convergere
volontariamente verso obiettivi che, a breve,
diverranno obbligatori: ha auspicato, quindi,
che il governo possa essere indotto a rivedere
le proprie perplessità nel seguito dell’iter di
esame dei progetti di legge.
Il deputato Santagata (Pd) ha osservato che il
governo, notoriamente contrario a provvedimenti
onerosi, ha espresso perplessità anche in
presenza di misure volte a conseguire risparmi
di spesa, giustificando tale orientamento con
argomentazioni capziose, basandosi sull’assunto
che comunque i lavoratori interessati avrebbero
proseguito la propria attività lavorativa; in
realtà la finalità dei provvedimenti in esame è
quella di garantire maggiore flessibilità in
ordine alla scelta se proseguire o meno
l’attività lavorativa oltre i limiti di età
pensionabile.
In qualità di relatore, il presidente Moffa,
nell’apprezzare l’apertura del rappresentante
del governo, si è riservato di proporre alla
Commissione lo svolgimento di un ciclo di
audizioni informali sul complesso delle proposte
di legge in esame, al cui esito si potrà
successivamente procedere alla definizione di un
eventuale testo unificato, in ordine al quale
richiedere al governo la predisposizione di una
relazione tecnica. Ha quindi ribadito che
l’esame preliminare si concluderà solo dopo
l’avvenuta assegnazione alla Commissione del
preannunciato progetto di legge del gruppo
dell’Italia dei Valori, che - ove ne ricorrano
le condizioni – sarà abbinato alle proposte di
legge già all’esame.
Nella seduta di
mercoledì 7 luglio il presidente Moffa ha
riferito della sua partecipazione, in
rappresentanza della Camera dei deputati, alla
Conferenza dei Presidenti delle Commissioni dei
Parlamenti dell’Unione europea competenti in
materia di lavoro e immigrazione, che si è
svolta a Madrid il 24 giugno scorso; alla
Conferenza, organizzata dal Parlamento spagnolo
in coincidenza con il semestre di presidenza
europea, ha partecipato anche il Presidente
dell’omologa Commissione del Senato. Ha quindi
dato ampiamente conto del dibattito e delle
indicazioni emerse da tale incontro.
Nella seduta di
mercoledì 7 luglio, la Commissione ha iniziato
l’esame congiunto in sede referente delle
proposte di legge nn. 111 (Angeli); 719 (Fedi);
1632 (Di Biagio) e 1963 (Lenzi) recanti norme in
favore del personale a contratto in servizio
presso le rappresentanze italiane all’estero.
La relatrice Giammanco (Pdl) ha fatto presente
che le proposte di legge in esame dettano norme
volte alla stabilizzazione del personale a
contratto in servizio presso le rappresentanze
diplomatiche, gli uffici consolari e gli
istituti di cultura all’estero. Tale personale
si divide in due categorie: quella con contratto
regolato dalla legge locale (alla quale
appartengono i contrattisti di cittadinanza
straniera o italiana assunti a partire dall’anno
2000) e quella con contratto regolato dal
decreto legislativo n. 103 del 2000, che ha
introdotto una nuova disciplina nelle assunzioni
di questi lavoratori, i cui contratti, regolati
dalla legge locale, sono stati negoziati tra
l’amministrazione e i sindacati e integrati da
norme del diritto del lavoro italiano volte a
garantire un rapporto di lavoro equo e
trasparente. Ancora diversa è la situazione del
personale a contratto regolato dalla legge
italiana: si tratta di una categoria di
personale ad esaurimento, proprio a seguito
dell’entrata in vigore del citato decreto
legislativo n. 103 del 2000, con un’anzianità di
servizio mediamente compresa tra i quindici e i
ventiquattro anni, assunto prevalentemente in
base alla legge 13 agosto 1980, n. 462. La
relatrice ha rilevato che l’inquadramento
economico e giuridico del personale a contratto
regolato dalla legge italiana presenta, fin
dall’origine, diversi aspetti lacunosi, tuttora
irrisolti: innanzitutto, malgrado quanto
stabilito dalla citata legge n. 462 del 1980, la
prevista progressiva immissione mediante
concorso nei ruoli organici del Ministero degli
affari esteri ha riguardato un numero assai
limitato di posti; inoltre, altre restano
indefinite le problematiche che riguardano, in
particolare, la progressione di carriera, il
congedo per malattia, il trattamento
pensionistico e la formazione professionale.
Le proposte di legge in esame – ha proseguito la
relatrice - sono volte a fronteggiare tale
situazione, tentando di dare risposta ai
maggiori problemi che caratterizzano tale
categoria di personale. Le proposte di legge nn.
111, C. 1632 e C. 1963, di contenuto
sostanzialmente analogo, dettano una nuova
disciplina della materia, volta ad affiancarsi
alla normativa vigente in materia. La proposta
di legge C. 719, pur perseguendo finalità
analoghe alle restanti proposte di legge,
interviene sulla normativa vigente in materia,
recata prevalentemente dal decreto del
Presidente della Repubblica n. 18 del 1967,
modificandola ed integrandola in più parti. Per
quanto concerne le proposte di legge C. 111, C.
1632 e C. 1963, la relatrice ha fatto presente
che esse sostanzialmente prevedono il
collocamento del predetto personale a contratto
nel ruolo ruolo speciale transitorio ad
esaurimento del Ministero degli esteri (di cui
alla legge n. 775 del 1956), con inquadramento
nell’area B prevista dal ccnl vigente per il
personale di ruolo del medesimo Ministero,
nonché la valutazione per intero del periodo di
servizio prestato anteriormente al collocamento
nel ruolo speciale transitorio ad esaurimento e
l’immissione a domanda nei ruoli organici del
Ministero, in caso di vacanza nell’organico,
anche in soprannumero. Viene prevista altresì la
stabilizzazione del personale nelle sedi dove
esso presta servizio, salvo casi eccezionali e
la determinazione della retribuzione in
percentuale tra il 70 e l’80 per cento, secondo
le diverse proposte) rispetto all’ammontare
complessivo dell’indennità di servizio
percepita, nella stessa sede, dai pari grado di
ruolo del Ministero degli affari esteri. Altre
disposizioni delle tre iniziative legislative
regolano le aggiunte di famiglia , i congedi, i
periodi di maternità e di malattia previsti per
il personale di pari grado e ruolo del Ministero
degli affari esteri in servizio all’estero,
nonché la progressione di carriera con oneri
valutati complessivamente in 30 milioni di euro
annui. La proposta di legge n. 719 – ha
proseguito la relatrice - novella il decreto del
Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.
18, recante l’ordinamento dell’amministrazione
degli affari esteri con il fine di ricondurre
gli impiegati in servizio presso le
rappresentanze diplomatiche, gli uffici
consolari e gli istituti italiani di cultura
all’estero, nell’ambito del personale
dell’Amministrazione degli affari esteri. In
conclusione, la relatrice ha auspicato che sulle
proposte di legge si sviluppi un ampio
dibattito, con l’obiettivo di pervenire in tempi
brevi alla redazione di un eventuale testo
unificato.
Il seguito dell’esame è stato quindi rinviato ad
altra seduta.
Commissione
lavoro, previdenza sociale del Senato
Nella seduta di
mercoledì 7 luglio, la Commissione lavoro,
previdenza sociale ha iniziato l’esame, in sede
referente, del disegno di legge n. 2206, recante
norme in favore dei lavoratori che assistono
familiari gravemente disabili, approvato dalla
Camera dei deputati in un testo risultante
dall’unificazione di diverse proposte di legge
d’iniziativa parlamentare, abbinato ai disegni
di legge, vertenti su analoga materia, nn. 107 (Thaler
Ausserhfer) - Disposizioni in materia di
prepensionamento a favore dei familiari di
portatori di handicap grave; 147 (De Lillo) -
Modifica all’articolo 42 del testo unico di cui
al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in
materia di prepensionamento dei genitori di
portatori di handicap in condizioni di gravità e
657 (Butti).
Dopo che il
presidente Giuliano ha richiamato il voto
unanime con il quale il disegno di legge n. 2206
è stato approvato dalla Camera dei deputati, il
relatore Pichetto Fratin (Pdl) ha illustrato
congiuntamente i provvedimenti, tutti
finalizzati a recare benefici per i lavoratori
che assistano familiari gravemente disabili.
In particolare, il disegno di legge n. 2206, già
approvato dalla Camera, propone all’articolo 1
una disciplina speciale per l’esonero dal
servizio dei dipendenti pubblici che si
dedichino alla cura di familiari aventi totale e
permanente inabilità lavorativa e necessità di
assistenza continua. La domanda di esonero va
presentata entro il 2012 e può essere accolta a
discrezione dell’amministrazione, in base alle
proprie esigenze funzionali. Ai fini della
richiesta, i dipendenti devono trovarsi nel
corso del quinquennio precedente la data di
maturazione dell’anzianità massima contributiva
di quaranta anni, ovvero aver compiuto il
sessantesimo anno di età (o cinquantacinquesimo
per le donne) ed aver maturato un’anzianità
contributiva pari ad almeno venti anni. La
misura del trattamento economico, per il periodo
di esonero, è pari al settanta per cento del
trattamento complessivamente goduto, per
competenze fisse e accessorie, al momento del
collocamento nella nuova posizione. Al riguardo,
il relatore ha ricordato che, la disciplina
generale sull’esonero dal servizio dei
dipendenti pubblici, dispone invece che il
periodo temporale per la presentazione della
domanda riguardi il triennio 2009-2011, che la
richiesta possa essere presentata solo dai
soggetti che si trovino nel corso del
quinquennio precedente la data di maturazione
dell’anzianità massima contributiva di quaranta
anni e che la misura del trattamento sia
determinata in base ad un’aliquota del cinquanta
per cento. Inoltre, sempre secondo la normativa
di carattere generale, il dipendente non può
chiedere la revoca dell’esonero ed ha diritto,
al termine di tale periodo, al trattamento di
quiescenza e di previdenza che gli sarebbe
spettato se fosse rimasto in servizio;
l’istituto non si applica al personale della
scuola. Il relatore ha inoltre segnalato che
l’articolo 1 del disegno di legge non reca una
nozione di "familiari" e che, in base alla
novella, non è chiaro se, per l’anno 2012, il
termine per la domanda sia posto al 31 marzo
oppure al 31 dicembre.
Il successivo articolo 2 attribuisce, in via
sperimentale per il triennio 2010-2012, il
diritto alla liquidazione anticipata del
trattamento pensionistico ai lavoratori che si
dedichino alla cura di familiari aventi totale e
permanente inabilità lavorativa e necessità di
assistenza continua. Tale normativa concerne i
lavoratori dipendenti privati e quelli autonomi
iscritti alle relative gestioni dell’Inps,
escludendo pertanto i dipendenti pubblici,
nonché i soggetti iscritti a forme
pensionistiche obbligatorie di base non gestite
dall’Inps. Il diritto è riconosciuto ai soggetti
che abbiano compiuto il sessantesimo anno di età
(o cinquantacinquesimo per le donne) e abbiano
maturato un’anzianità contributiva pari ad
almeno venti anni, a condizione che abbiano
svolto un periodo di assistenza continuativa del
familiare convivente disabile pari almeno a
diciotto anni. Nel caso di handicap congenito o
che si sia manifestato dalla nascita,
l’assistenza continuativa è in ogni caso
calcolata dalla data della nascita. Il diritto
può essere esercitato da un solo familiare
convivente per ciascuna persona disabile, e a
condizione che quest’ultimo non sia ricoverato a
tempo pieno.
Il comma 1 dell’articolo 3 concerne la procedura
e la documentazione per la liquidazione
anticipata del trattamento. I commi successivi
pongono norme in materia di accertamenti e
controlli, con riferimento ai suddetti benefici.
Il disegno di legge n. 107 attribuisce il
diritto alla pensione di anzianità con
venticinque anni di contribuzione versata, a
prescindere dall’età anagrafica, per quanti si
dedichino alla cura di familiari portatori di
handicap grave e che necessitino di assistenza
continuativa ed esclusiva. Non rientrano nella
fattispecie le ipotesi in cui il familiare
portatore di handicap sia ricoverato a tempo
pieno in un istituto specializzato. Il
provvedimento attribuisce, inoltre, ai soli fini
della misura del trattamento pensionistico, il
beneficio di un accredito di contribuzione
figurativa pari a due mesi per ogni anno di
contribuzione effettiva, nel limite di cinque
anni, qualora quest’ultima sia stata versata in
costanza di assistenza ad un familiare portatore
di handicap grave.
Il disegno di legge n. 147 attribuisce il
diritto alla pensione di anzianità con
venticinque anni di contribuzione versata e a
prescindere dall’età anagrafica per il genitore
che assista un figlio portatore di handicap
grave e con invalidità del cento per cento.
L’importo del trattamento pensionistico viene
determinato in base ad un parametro di anzianità
contributiva pari a quaranta anni, benché quella
effettiva sia inferiore.
Il disegno di legge n. 657 reca benefici
analoghi a quelli dell’atto Senato n. 147; il
requisito contributivo per la pensione
anticipata è però fissato a venti anni e non
sembrano posti limiti di cumulo dei benefici tra
i due genitori.
Accogliendo infine la proposta da ultimo
formulata dal relatore, la Commissione ha
convenuto di adottare il disegno di legge n.
2206 come testo base.
Essendosi conclusa, nell’ambito dell’esame
congiunto in sede referente, la discussione
generale sui disegni di legge nn. 1009 (Garavaglia);
1060 (Giuliano ed altri; 1180 (Treu ed altri),
recanti norme per la redazione e la
pubblicazione del rendiconto annuale di
esercizio dei sindacati e delle loro
associazioni, nonché del disegno di legge n.
1685 (Poretti ed altri), recante disposizioni
per l’attuazione dell’articolo 39 della
Costituzione in materia di democrazia interna
dei sindacati e norme in materia di
finanziamenti pubblici e privati destinati ai
medesimi soggetti e delega al governo per
l’emanazione di un testo unico delle leggi
concernenti l’organizzazione e il finanziamento
dei sindacati, e della petizione n. 237 ad essi
attinente, si è convenuto di fissare a giovedì
22 luglio prossimo, alle ore 12 il termine per
la presentazione degli emendamenti al disegno di
legge n. 1060, scelto come testo base.
Il seguito dell’esame congiunto è stato quindi
rinviato.
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