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Pensione anticipata per chi assiste familiari disabili

Legge verso l’ok bipartisan. La Camera inizia l’esame del programma europeo sul lavoro. Pd e Idv: “Proposte vaghe, manca vero sostegno all’occupazione”. Pausa di riflessione sul ddl che consente di non lasciare l’impiego una volta superati i limiti d’età

di Valerio Strinati

Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati

Nelle sedute di martedì 6 e mercoledì 7 luglio, la Commissione lavoro pubblico e privato ha iniziato l’esame (per la relazione alla XIV Commissione - Politiche dell’Unione europea) del Programma legislativo e di lavoro della Commissione europea per il 2010 e del programma di 18 mesi del Consiglio dell’Unione europea, presentato dalle presidenze spagnola, belga e ungherese - com (2010) 135 def. - 17696/09.

Il relatore Fedriga (Lega) ha osservato che il programma della Commissione europea indica alcuni obiettivi a lungo termine, riconducibili soprattutto alla strategia Ue 2020 per la crescita e l’occupazione ed enuncia 34 iniziative strategiche per il 2010 (elencate nell’allegato I «Iniziative strategiche») e le eventuali iniziative strategiche e prioritarie per gli anni successivi (281 in tutto, di cui 130 iniziative legislative; allegato II «Altre iniziative strategiche e prioritarie»); il programma indica inoltre quattro temi prioritari per l’azione della Commissione nel 2010: affrontare la crisi e sostenere l’economia sociale di mercato europea; definire un’agenda dei cittadini che dia priorità alla persona; definire un programma di azione esterna ambizioso e coerente, che abbia portata mondiale; modernizzare gli strumenti e i metodi di lavoro dell’Ue, in particolare per quel che riguarda la riforma del bilancio.

In materia di occupazione - ha affermato il relatore - nell’ambito dell’iniziativa strategica di sostegno all’economia sociale di mercato europea, sia il programma della Commissione europea sia quello delle presidenze spagnola, belga e ungherese, considerano prioritario l’avvio della nuova strategia per la crescita e l’occupazione «Ue 2020», già approvata nelle sue linee generali dal Consiglio europeo del 25-26 marzo 2010. Per il conseguimento degli obiettivi descritti, la Commissione propone sette «iniziative faro» ciascuna delle quali include numerose misure da realizzare a livello sia della Ue sia dei paesi membri. Per l’occupazione è poi prevista la presentazione di una «agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro» (iniziativa strategica 14), per la modernizzazione dei mercati occupazionali onde favorire la mobilità della manodopera e l’acquisizione di competenze lungo tutto l’arco della vita al fine di aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e di conciliare meglio l’offerta e la domanda. I programmi nazionali per l’attuazione della Strategia Ue 2020 verranno elaborati anche sulla base degli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell’Unione, e degli orientamenti per l’occupazione, che la Commissione europea ha presentato il 27 aprile 2010, e che dovrebbero essere approvati dal Consiglio dell’Ue, previo parere del Parlamento europeo, dopo la pausa estiva.

Il relatore ha quindi ricordato che il Consiglio europeo del 17-18 giugno ha confermato i cinque obiettivi principali della strategia Ue 2020 già concordati a marzo: portare al 75 per cento il tasso di occupazione per la popolazione di età compresa tra 20 e 64 anni; migliorare le condizioni per la ricerca e lo sviluppo, in particolare allo scopo di portare al 3 per cento del Pil gli investimenti pubblici e privati in tale settore; ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20 per cento - rispetto ai livelli del 1990 - o del 30 per cento, se sussistono le necessarie condizioni, ovvero nel quadro di un accordo globale e completo per il periodo successivo al 2012, a condizione che altri Paesi si impegnino ad analoghe riduzioni delle emissioni; contestualmente, portare al 20 per cento la quota delle fonti di energia rinnovabile e migliorare del 20 per cento l’efficienza energetica (obiettivo già previsto nel 2009); migliorare i livelli d’istruzione, in particolare riducendo i tassi di dispersione scolastica al di sotto del 10 per cento e portare almeno al 40 per cento la percentuale delle persone tra i 30 e i 34 anni che hanno completato l’istruzione terziaria o equivalente. Il Consiglio europeo ha ribadito la competenza degli Stati membri a definire e attuare obiettivi quantitativi nel settore dell’istruzione, nonché promuovere l’inclusione sociale, mirando a liberare almeno 20 milioni di persone dal rischio di povertà e di esclusione.

Gli Stati membri dovrebbero, in stretto dialogo con la Commissione, mettere a punto i rispettivi obiettivi e programmi nazionali e indicare come intendono ovviare alle principali strozzature che ostacolano la crescita. Per quanto attiene poi alla politica sociale, la Commissione europea, sulla base della consultazione delle parti sociali, intende presentare, quale iniziativa strategica nell’ambito dell’Agenda sociale europea, una proposta di revisione della direttiva sull’orario di lavoro. Il citato programma di 18 mesi del Consiglio Ue indica la volontà di riflettere sulle politiche della Agenda sociale europea del luglio 2008, ridefinendo i futuri interventi nella sfera sociale, relativamente agli impegni assunti nel quadro del Patto europeo per la gioventù, del Patto europeo per la parità di genere e del Patto europeo per la famiglia. Inoltre, si indica l’obiettivo d’integrare pienamente l’agenda sociale nella strategia di Lisbona per il periodo successivo al 2010. In particolare, il programma indica le seguenti priorità: revisione intermedia della strategia comunitaria per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro (2007-2012); revisione delle direttive concernenti il trasferimento delle imprese, l’informazione e la consultazione dei lavoratori e i licenziamenti collettivi, nonché la modifica della direttiva sull’orario di lavoro; l’attuazione del regolamento (CE) n. 883/2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale; particolare attenzione verrà, inoltre, dedicata anche al rafforzamento della dimensione sociale nelle relazioni esterne multilaterali e bilaterali promuovendo l’agenda per il lavoro dignitoso dell’Ilo.

Il relatore ha quindi fatto presente che la Commissione europea ha presentato un Libro verde sulle pensioni, riguardo alle varie opzioni con le quali garantire la sostenibilità dei regimi pensionistici in Europa alla luce dell’invecchiamento della popolazione, dei modelli di mobilità in Europa e del funzionamento dei mercati finanziari. Contestualmente, il citato programma di 18 mesi del Consiglio Ue si impegna a sostenere le iniziative che s’iscrivono nel quadro dell’invecchiamento della società, e dei preparativi dell’Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà intergenerazionale 2012.

Il relatore ha altresì ricordato la risoluzione Gottardo ed altri (6-00017), del 22 aprile 2009, sul programma legislativo e di lavoro della Commissione europea per il 2009 e sul programma dei 18 mesi del Consiglio dell’Unione europea presentato dalle presidenze francese, ceca e svedese, che impegnava il governo a promuovere politiche per l’occupazione in grado di combinare flessibilità lavorativa, protezione sociale e sicurezza occupazionale, una maggiore equità sociale, lotta alle disparità territoriali e tutela delle fasce deboli, in aderenza agli obiettivi della Strategia di Lisbona. Inoltre, l’11 marzo 2010 le Commissioni riunite V e XIV hanno approvato un documento che si esprime positivamente sulla strategia Ue 2020, con una serie di osservazioni. Per quel che riguarda le politiche per l’occupazione, il relatore ha osservato che sarebbe opportuno includere in un unico programma la Strategia per la crescita e l’occupazione, la Strategia per lo sviluppo sostenibile ed il Patto di stabilità e crescita; riconoscere il ruolo centrale delle Pmi e in particolare delle microimprese, come motori dell’economia europea per uscire dalla crisi, creare nuovi posti di lavoro, rafforzare un’economia sociale e di mercato sostenibile, promuovendo nel contempo la creatività e l’innovazione; promuovere l’individuazione di strumenti di riconversione economica delle aree industriali più duramente colpite dalla crisi; promuovere le misure previste dall’iniziativa faro «Un’agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro», con particolare riferimento a quelle intese ad agevolare e promuovere la mobilità della manodopera, a garantire maggiore equilibrio tra offerta e domanda di lavoro, a rafforzare il dialogo sociale a tutti i livelli , nonché a sviluppare un quadro europeo per le capacità, le competenze e l’occupazione (European Skills, Competences and Occupations framework). Su tali basi il relatore si è impegnato riservato di presentare uno schema di risoluzione.

Per il gruppo del Partito democratico, i deputati Gatti, Mosca, Rampi, e Damiano, nell’auspicare una maggiore tempestività nei processi decisionali rispetto alle strategie elaborate a livello comunitario, hanno criticato l’eccessiva indeterminatezza del Programma, giudicato generico negli obiettivi e poco rispondente alle necessità imposte dalla crisi economica in atto, destinata a protrarsi a lungo nei suoi effetti occupazionali, soprattutto in Italia, che sarà pesantemente colpita, nell’autunno prossimo, dalla cessazione dell’effetto degli ammortizzatori sociali e dalla persistente mancanza di politiche in grado di promuovere la creazione di posti di lavoro, soprattutto sul versante delle politiche industriali e del controllo dei mercati finanziari.

Inoltre gli intervenuti hanno rilevato l’assenza di un piano europeo per il lavoro, da collegare ad un vasto programma nazionale di ristrutturazione imprenditoriale e infrastrutturale, nonché la mancanza di un’analisi sui rischi di alterazioni della concorrenza dovuti a differenze di carattere sociale e fiscale tra i paesi membri - rischi messi puntualmente in evidenza, di recente, dal rapporto di Mario Monti «Una nuova strategia per il mercato unico», nel quale si auspica, ad esempio, il rafforzamento della mobilità dei lavoratori giovani nell’ambito dell’Unione come strategia attiva di contrasto della crisi - derivanti dalla creazione di un mercato unico che non tiene conto delle differenti discipline contrattuali e fiscali presenti nei diversi Stati. A tale proposito, i deputati del Pd hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di definire il quadro degli standard in relazione alla protezione del lavoro e alla competitività, ritenendo che l’Europa debba porsi l’obiettivo di una tendenziale unificazione delle condizioni sociali, proprio al fine di contrastare il già richiamato rischio di dumping sociale e fiscale. Le politiche di intervento a livello europeo e nazionale - anche a fronte di una situazione di competizione «al ribasso» creatasi tra sindacati di diversi Paesi comunitari – debbono infatti mirare alla stabilità del lavoro e all’introduzione di misure che evitino il rischio di delocalizzazione delle imprese, quantomeno di quelle strategiche per ciascun paese, data l’attuale esistenza di una forte disponibilità ad accettare, soprattutto in taluni Stati europei di recente ingresso nell’Ue, standard e condizioni di lavoro di sempre minor garanzia sociale.

Altri temi toccati dai deputati del Pd hanno riguardato la rilevanza del dibattito sulla riforma del bilancio europeo, l’esigenza che l’Ue, in totale autonomia, promuova l’attuazione di adeguati standard ambientali e sociali in sede di Wto, in vista di un rilancio economico che sia pienamente sostenibile sotto tali profili, la necessità di supportare l’occupazione femminile e di rafforzare la solidarietà tra le generazioni, anche considerando l’invecchiamento costante della popolazione.

Il deputato Paladini (Idv), nel preannunciare l’astensione del suo gruppo nella deliberazione della Commissione relativa al Programma in discussione, ha osservato che i documenti adottati dalle istituzioni europee sono poco incisivi e inadeguati a fronteggiare temi fondamentali, quali il sostegno all’occupazione e la crescita del mercato del lavoro, di fronte alla crisi economica in atto. Sarebbe quindi opportuno – secondo il deputato Paladini – che dal Parlamento giungesse un invito alle stesse istituzioni europee ad una maggiore determinazione nell’affrontare in particolare le questioni, tuttora aperte, dell’occupazione giovanile e femminile, della sicurezza e salute dei lavoratori e della revisione degli orari di lavoro.

Il deputato Cazzola (Pdl) ha osservato che l’Ue ha elaborato non solo obiettivi – peraltro fortemente condizionati dalla crisi – ma anche strumenti per conseguirli: su alcuni argomenti, le istituzioni europee sono ormai in grado di decidere unitariamente, mentre su altri prevalgono ancora le iniziative adottate a livello nazionale. Poiché, in ogni caso, un dato certo è costituito dal rafforzamento del controllo dell’Ue sui saldi di finanza pubblica, c’è da chiedersi se non sia giunto il momento di lavorare all’adozione di politiche comuni, con obiettivi più precisi e sanzionati, anche in relazione ai grandi aggregati di spesa. Secondo il deputato Cazzola, inoltre, l’Unione europea, divenuta una «Europa a 27», ha dovuto inevitabilmente rinunciare all’introduzione di diritti sociali uniformi, potendo soltanto ragionare in termini di tendenziale convergenza delle diverse legislazioni statali sulla materia. C’è da dubitare che il rischio di dumping sociale – evocato in alcuni interventi – possa essere sventato attraverso l’indicazione di una normativa pienamente uniforme in tema di diritti sociali; al contrario, pur riconoscendo l’esigenza di un livello minimo di diritti garantiti, il problema deve essere posto con formule meno rigide, non soltanto perché i singoli Stati europei partono da diverse prospettive di sviluppo e possono mirare a differenti velocità di crescita economico-sociale, ma anche in quanto un potenziale rischio di dumping può finire per favorire gli stessi Paesi sviluppati, che possono essere invogliati - di fronte a questi scenari - a migliorare e qualificare i propri standard di competitività.

Il deputato Delfino (Udc), richiamandosi alle considerazioni del deputato Cazzola, ha sostenuto che la crescita di taluni Paesi in via di sviluppo non può che passare - secondo una logica di mercato - attraverso il riconoscimento di una certa difformità iniziale nelle condizioni salariali dei lavoratori: rispetto a tale dato, le imprese, a suo giudizio, più che lamentarsi per una presunta perdita di competitività, dovrebbero attrezzarsi adeguatamente con investimenti in materia di innovazione e ricerca. Pur apprezzando l’impostazione del Programma in discussione, il deputato Delfino ha fatto notare che in Europa resta ancora molta strada da percorrere per una completa integrazione dei soggetti con disabilità, tuttora in difficoltà per l’accesso agli strumenti di protezione sociale e ai percorsi formativi. Sarebbe pertanto opportuno inserire nell’ambito della strategia dell’Ue 2010 un Patto europeo sulla disabilità, che favorisca iniziative a livello europeo e nazionale, per migliorare la qualità della vita dei disabili e delle loro famiglie, e ridurre il rischio di emarginazione e povertà.

Il relatore Fedriga (Lega) ha illustrato una proposta di relazione contenente gran parte degli elementi emersi nel corso del dibattito, ivi compreso un riferimento al sostegno dei disabili nel mercato del lavoro. Ha osservato che l’allargamento dell’Unione europea a 27 Stati ha creato problemi che vanno oggi risolti, non soltanto in relazione alla delocalizzazione delle imprese, ma anche al fine di fronteggiare la concorrenza sleale dei lavoratori stranieri
Secondo il deputato Santagata (Pd) l’allargamento dell’Unione europea - e dei suoi principi fondanti - a taluni Paesi dell’Est europeo dovrebbe costituire, di per sé, una garanzia circa il loro adeguamento ai valori comunitari in tema di welfare e protezione sociale, mettendo al riparo da rischi maggiori di competizione sleale.

Il deputato Damiano (Pd), nel dichiarare di condividere la proposta formulata dal relatore, ha sottolineato la necessità di un rafforzamento dei consumi delle famiglie e della stessa domanda nei mercati interni, che emerge incontrovertibile anche in grandi Paesi orientati all’export, come la Cina, nei quali si impone ormai, di conseguenza, un riconoscimento di standard minimi di tutela sociale e salariale. Ha quindi auspicato l’avvio di una riflessione sulla necessità di coordinare a livello europeo le politiche fiscali e sociali degli Stati membri, al fine di evitare fenomeni di dumping sociale e di concorrenza sleale.

La Commissione ha quindi approvato la proposta di relazione formulata dal relatore.

Nella seduta di martedì 6 luglio sono state svolte le seguenti interrogazioni: 5-02490 Delfino: Sullo stato di crisi della Brambati srl di Novara; 5-02870 Cazzola: Sulle casse di previdenza di dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali; 5-03037 Codurelli: Mancato riconoscimento di infortuni sul lavoro da parte dell’Inail, nonché le seguenti interrogazioni a risposta immediata: 5-03184 Delfino: Situazione relativa alla cassa integrazione guadagni per i dipendenti del Bottonificio Fossanese; 5-03183 Bellanova: Problematiche dei lavoratori addetti al servizio di pulizia degli istituti scolastici nella provincia di Lecce.

Nella stessa seduta, la Commissione ha proseguito l’esame congiunto delle proposte di legge n. 2671 (Cazzola); 3343 (Santagata) e 3549 (Fedrina) recanti norme per la prosecuzione del rapporto di lavoro oltre i limiti di età per il pensionamento di vecchiaia.


Invitato dal presidente Moffa ad esprimere il punto di vista del governo sui provvedimenti all’esame congiunto, il sottosegretario Viespoli ha precisato che il governo non intende al momento entrare nel dettaglio delle singole disposizioni recate dalle varie iniziative legislative, ma fornire una valutazione di massima sul contenuto di esse. Il comune obiettivo di un prolungamento volontario del lavoro oltre i limiti massimi di età per il pensionamento di vecchiaia - puntando ad un aumento effettivo dell’età di pensionamento senza ricorrere all’elevazione legale dei requisiti anagrafici o contributivi - non sembrerebbero poter indurre, nell’attuale contesto socio-economico del paese, i cambiamenti di comportamento attesi, potendo semmai concorrere alla produzione di fenomeni di «selezione avversa», consistenti nell’adesione al posticipo del pensionamento da parte di soggetti che, in ogni caso, avrebbero optato in tal senso. Andrebbe inoltre accertato se i provvedimenti in esame, sulla base di una realistica previsione, possano produrre gli ipotizzati risparmi finanziari per il sistema previdenziale pubblico. Il sottosegretario, in conclusione, ha fatto presente che le perplessità del governo non pregiudicano l’opportunità di proseguire un confronto aperto in sede parlamentare, per l’approfondimento delle diverse questioni esistenti.

Ha peraltro, invitato la Commissione a prestare attenzione anche a due ulteriori aspetti, legati all’esigenza di tenere chiaramente distinti i riferimenti alle date di maturazione dei requisiti alla pensione di vecchiaia e alle date di decorrenza del trattamento medesimo, nonché all’opportunità di prevedere esplicitamente che la quota di retribuzione derivante dall’inserimento in «busta paga» dei contributo non costituisca reddito ai fini Irpef.
Alla luce delle dichiarazioni del rappresentante del governo, la Commissione, aderendo alla proposta formulata dal presidente in qualità di relatore, ha deciso di prendere una breve pausa di riflessione, per chiarire le diverse questioni poste e avviare un’istruttoria più selettiva sui profili di maggiore interesse. Al termine di tale pausa, sarà possibile proseguire l’esame, che includerà anche la proposta di legge del gruppo Italia dei Valori, la cui presentazione è stata preannunciata dal deputato Porcino, nonché avviare una fase conoscitiva.

La deputata Gnecchi (Pd) ha chiesto che il governo fornisca anche, nel seguito dell’esame, i dati relativi all’attuazione delle disposizioni contenute in particolare nella legge finanziaria per il 1997 e volte ad incentivare l’uscita dal lavoro dei lavoratori più anziani a favore dell’inserimento dei giovani, nel quadro di accordi di solidarietà intergenerazionale. Finora, infatti, tali norme hanno trovato limitata attuazione, pur in presenza di idonei stanziamenti finanziari.

Il deputato Cazzola (Pdl) ha osservato che l’orientamento del governo, pur riconoscendo alcune criticità soprattutto di natura finanziaria, non preclude la prosecuzione dell’esame delle proposte di legge: il lavoro istruttorio in Commissione può essere realizzato anche attraverso lo svolgimento di un ciclo di audizioni informali, nonché valutando la possibile richiesta di relazioni tecniche al governo. Ha ricordato inoltre che il carattere sperimentale della proposta di legge da lui sottoscritta, considerato anche il più generale orientamento ad innalzare i requisiti anagrafici per la maturazione del diritto alla pensione, può consentire di verificare la propensione dei lavoratori più anziani a convergere volontariamente verso obiettivi che, a breve, diverranno obbligatori: ha auspicato, quindi, che il governo possa essere indotto a rivedere le proprie perplessità nel seguito dell’iter di esame dei progetti di legge.

Il deputato Santagata (Pd) ha osservato che il governo, notoriamente contrario a provvedimenti onerosi, ha espresso perplessità anche in presenza di misure volte a conseguire risparmi di spesa, giustificando tale orientamento con argomentazioni capziose, basandosi sull’assunto che comunque i lavoratori interessati avrebbero proseguito la propria attività lavorativa; in realtà la finalità dei provvedimenti in esame è quella di garantire maggiore flessibilità in ordine alla scelta se proseguire o meno l’attività lavorativa oltre i limiti di età pensionabile.

In qualità di relatore, il presidente Moffa, nell’apprezzare l’apertura del rappresentante del governo, si è riservato di proporre alla Commissione lo svolgimento di un ciclo di audizioni informali sul complesso delle proposte di legge in esame, al cui esito si potrà successivamente procedere alla definizione di un eventuale testo unificato, in ordine al quale richiedere al governo la predisposizione di una relazione tecnica. Ha quindi ribadito che l’esame preliminare si concluderà solo dopo l’avvenuta assegnazione alla Commissione del preannunciato progetto di legge del gruppo dell’Italia dei Valori, che - ove ne ricorrano le condizioni – sarà abbinato alle proposte di legge già all’esame.

Nella seduta di mercoledì 7 luglio il presidente Moffa ha riferito della sua partecipazione, in rappresentanza della Camera dei deputati, alla Conferenza dei Presidenti delle Commissioni dei Parlamenti dell’Unione europea competenti in materia di lavoro e immigrazione, che si è svolta a Madrid il 24 giugno scorso; alla Conferenza, organizzata dal Parlamento spagnolo in coincidenza con il semestre di presidenza europea, ha partecipato anche il Presidente dell’omologa Commissione del Senato. Ha quindi dato ampiamente conto del dibattito e delle indicazioni emerse da tale incontro.

Nella seduta di mercoledì 7 luglio, la Commissione ha iniziato l’esame congiunto in sede referente delle proposte di legge nn. 111 (Angeli); 719 (Fedi); 1632 (Di Biagio) e 1963 (Lenzi) recanti norme in favore del personale a contratto in servizio presso le rappresentanze italiane all’estero.


La relatrice Giammanco (Pdl) ha fatto presente che le proposte di legge in esame dettano norme volte alla stabilizzazione del personale a contratto in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti di cultura all’estero. Tale personale si divide in due categorie: quella con contratto regolato dalla legge locale (alla quale appartengono i contrattisti di cittadinanza straniera o italiana assunti a partire dall’anno 2000) e quella con contratto regolato dal decreto legislativo n. 103 del 2000, che ha introdotto una nuova disciplina nelle assunzioni di questi lavoratori, i cui contratti, regolati dalla legge locale, sono stati negoziati tra l’amministrazione e i sindacati e integrati da norme del diritto del lavoro italiano volte a garantire un rapporto di lavoro equo e trasparente. Ancora diversa è la situazione del personale a contratto regolato dalla legge italiana: si tratta di una categoria di personale ad esaurimento, proprio a seguito dell’entrata in vigore del citato decreto legislativo n. 103 del 2000, con un’anzianità di servizio mediamente compresa tra i quindici e i ventiquattro anni, assunto prevalentemente in base alla legge 13 agosto 1980, n. 462. La relatrice ha rilevato che l’inquadramento economico e giuridico del personale a contratto regolato dalla legge italiana presenta, fin dall’origine, diversi aspetti lacunosi, tuttora irrisolti: innanzitutto, malgrado quanto stabilito dalla citata legge n. 462 del 1980, la prevista progressiva immissione mediante concorso nei ruoli organici del Ministero degli affari esteri ha riguardato un numero assai limitato di posti; inoltre, altre restano indefinite le problematiche che riguardano, in particolare, la progressione di carriera, il congedo per malattia, il trattamento pensionistico e la formazione professionale.

Le proposte di legge in esame – ha proseguito la relatrice - sono volte a fronteggiare tale situazione, tentando di dare risposta ai maggiori problemi che caratterizzano tale categoria di personale. Le proposte di legge nn. 111, C. 1632 e C. 1963, di contenuto sostanzialmente analogo, dettano una nuova disciplina della materia, volta ad affiancarsi alla normativa vigente in materia. La proposta di legge C. 719, pur perseguendo finalità analoghe alle restanti proposte di legge, interviene sulla normativa vigente in materia, recata prevalentemente dal decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, modificandola ed integrandola in più parti. Per quanto concerne le proposte di legge C. 111, C. 1632 e C. 1963, la relatrice ha fatto presente che esse sostanzialmente prevedono il collocamento del predetto personale a contratto nel ruolo ruolo speciale transitorio ad esaurimento del Ministero degli esteri (di cui alla legge n. 775 del 1956), con inquadramento nell’area B prevista dal ccnl vigente per il personale di ruolo del medesimo Ministero, nonché la valutazione per intero del periodo di servizio prestato anteriormente al collocamento nel ruolo speciale transitorio ad esaurimento e l’immissione a domanda nei ruoli organici del Ministero, in caso di vacanza nell’organico, anche in soprannumero. Viene prevista altresì la stabilizzazione del personale nelle sedi dove esso presta servizio, salvo casi eccezionali e la determinazione della retribuzione in percentuale tra il 70 e l’80 per cento, secondo le diverse proposte) rispetto all’ammontare complessivo dell’indennità di servizio percepita, nella stessa sede, dai pari grado di ruolo del Ministero degli affari esteri. Altre disposizioni delle tre iniziative legislative regolano le aggiunte di famiglia , i congedi, i periodi di maternità e di malattia previsti per il personale di pari grado e ruolo del Ministero degli affari esteri in servizio all’estero, nonché la progressione di carriera con oneri valutati complessivamente in 30 milioni di euro annui. La proposta di legge n. 719 – ha proseguito la relatrice - novella il decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, recante l’ordinamento dell’amministrazione degli affari esteri con il fine di ricondurre gli impiegati in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura all’estero, nell’ambito del personale dell’Amministrazione degli affari esteri. In conclusione, la relatrice ha auspicato che sulle proposte di legge si sviluppi un ampio dibattito, con l’obiettivo di pervenire in tempi brevi alla redazione di un eventuale testo unificato.

Il seguito dell’esame è stato quindi rinviato ad altra seduta.



Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato

Nella seduta di mercoledì 7 luglio, la Commissione lavoro, previdenza sociale ha iniziato l’esame, in sede referente, del disegno di legge n. 2206, recante norme in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili, approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall’unificazione di diverse proposte di legge d’iniziativa parlamentare, abbinato ai disegni di legge, vertenti su analoga materia, nn. 107 (Thaler Ausserhfer) - Disposizioni in materia di prepensionamento a favore dei familiari di portatori di handicap grave; 147 (De Lillo) - Modifica all’articolo 42 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di prepensionamento dei genitori di portatori di handicap in condizioni di gravità e 657 (Butti).

Dopo che il presidente Giuliano ha richiamato il voto unanime con il quale il disegno di legge n. 2206 è stato approvato dalla Camera dei deputati, il relatore Pichetto Fratin (Pdl) ha illustrato congiuntamente i provvedimenti, tutti finalizzati a recare benefici per i lavoratori che assistano familiari gravemente disabili.


In particolare, il disegno di legge n. 2206, già approvato dalla Camera, propone all’articolo 1 una disciplina speciale per l’esonero dal servizio dei dipendenti pubblici che si dedichino alla cura di familiari aventi totale e permanente inabilità lavorativa e necessità di assistenza continua. La domanda di esonero va presentata entro il 2012 e può essere accolta a discrezione dell’amministrazione, in base alle proprie esigenze funzionali. Ai fini della richiesta, i dipendenti devono trovarsi nel corso del quinquennio precedente la data di maturazione dell’anzianità massima contributiva di quaranta anni, ovvero aver compiuto il sessantesimo anno di età (o cinquantacinquesimo per le donne) ed aver maturato un’anzianità contributiva pari ad almeno venti anni. La misura del trattamento economico, per il periodo di esonero, è pari al settanta per cento del trattamento complessivamente goduto, per competenze fisse e accessorie, al momento del collocamento nella nuova posizione. Al riguardo, il relatore ha ricordato che, la disciplina generale sull’esonero dal servizio dei dipendenti pubblici, dispone invece che il periodo temporale per la presentazione della domanda riguardi il triennio 2009-2011, che la richiesta possa essere presentata solo dai soggetti che si trovino nel corso del quinquennio precedente la data di maturazione dell’anzianità massima contributiva di quaranta anni e che la misura del trattamento sia determinata in base ad un’aliquota del cinquanta per cento. Inoltre, sempre secondo la normativa di carattere generale, il dipendente non può chiedere la revoca dell’esonero ed ha diritto, al termine di tale periodo, al trattamento di quiescenza e di previdenza che gli sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio; l’istituto non si applica al personale della scuola. Il relatore ha inoltre segnalato che l’articolo 1 del disegno di legge non reca una nozione di "familiari" e che, in base alla novella, non è chiaro se, per l’anno 2012, il termine per la domanda sia posto al 31 marzo oppure al 31 dicembre.

Il successivo articolo 2 attribuisce, in via sperimentale per il triennio 2010-2012, il diritto alla liquidazione anticipata del trattamento pensionistico ai lavoratori che si dedichino alla cura di familiari aventi totale e permanente inabilità lavorativa e necessità di assistenza continua. Tale normativa concerne i lavoratori dipendenti privati e quelli autonomi iscritti alle relative gestioni dell’Inps, escludendo pertanto i dipendenti pubblici, nonché i soggetti iscritti a forme pensionistiche obbligatorie di base non gestite dall’Inps. Il diritto è riconosciuto ai soggetti che abbiano compiuto il sessantesimo anno di età (o cinquantacinquesimo per le donne) e abbiano maturato un’anzianità contributiva pari ad almeno venti anni, a condizione che abbiano svolto un periodo di assistenza continuativa del familiare convivente disabile pari almeno a diciotto anni. Nel caso di handicap congenito o che si sia manifestato dalla nascita, l’assistenza continuativa è in ogni caso calcolata dalla data della nascita. Il diritto può essere esercitato da un solo familiare convivente per ciascuna persona disabile, e a condizione che quest’ultimo non sia ricoverato a tempo pieno.

Il comma 1 dell’articolo 3 concerne la procedura e la documentazione per la liquidazione anticipata del trattamento. I commi successivi pongono norme in materia di accertamenti e controlli, con riferimento ai suddetti benefici.

Il disegno di legge n. 107 attribuisce il diritto alla pensione di anzianità con venticinque anni di contribuzione versata, a prescindere dall’età anagrafica, per quanti si dedichino alla cura di familiari portatori di handicap grave e che necessitino di assistenza continuativa ed esclusiva. Non rientrano nella fattispecie le ipotesi in cui il familiare portatore di handicap sia ricoverato a tempo pieno in un istituto specializzato. Il provvedimento attribuisce, inoltre, ai soli fini della misura del trattamento pensionistico, il beneficio di un accredito di contribuzione figurativa pari a due mesi per ogni anno di contribuzione effettiva, nel limite di cinque anni, qualora quest’ultima sia stata versata in costanza di assistenza ad un familiare portatore di handicap grave.

Il disegno di legge n. 147 attribuisce il diritto alla pensione di anzianità con venticinque anni di contribuzione versata e a prescindere dall’età anagrafica per il genitore che assista un figlio portatore di handicap grave e con invalidità del cento per cento. L’importo del trattamento pensionistico viene determinato in base ad un parametro di anzianità contributiva pari a quaranta anni, benché quella effettiva sia inferiore.

Il disegno di legge n. 657 reca benefici analoghi a quelli dell’atto Senato n. 147; il requisito contributivo per la pensione anticipata è però fissato a venti anni e non sembrano posti limiti di cumulo dei benefici tra i due genitori.

Accogliendo infine la proposta da ultimo formulata dal relatore, la Commissione ha convenuto di adottare il disegno di legge n. 2206 come testo base.

Essendosi conclusa, nell’ambito dell’esame congiunto in sede referente, la discussione generale sui disegni di legge nn. 1009 (Garavaglia); 1060 (Giuliano ed altri; 1180 (Treu ed altri), recanti norme per la redazione e la pubblicazione del rendiconto annuale di esercizio dei sindacati e delle loro associazioni, nonché del disegno di legge n. 1685 (Poretti ed altri), recante disposizioni per l’attuazione dell’articolo 39 della Costituzione in materia di democrazia interna dei sindacati e norme in materia di finanziamenti pubblici e privati destinati ai medesimi soggetti e delega al governo per l’emanazione di un testo unico delle leggi concernenti l’organizzazione e il finanziamento dei sindacati, e della petizione n. 237 ad essi attinente, si è convenuto di fissare a giovedì 22 luglio prossimo, alle ore 12 il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1060, scelto come testo base.

Il seguito dell’esame congiunto è stato quindi rinviato.

 

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