Politica - Piemonte, si riconteggio Berlusconi:
"scandaloso"
Il
riconteggio di 15 mila schede disposto dal Tar
del Piemonte può andare avanti. Almeno per il
momento e purchè avvenga «effettivamente nel
rispetto del principio del contraddittorio»,
vale a dire con la partecipazione delle parti
interessate.
La prima pronuncia del Consiglio di Stato
sull'esito delle ultime elezioni regionali
piemontesi ha segnato un punto a sfavore del
neopresidente del Piemonte Roberto Cota. La
quinta sezione di Palazzo Spada ha rigettato la
richiesta del governatore leghista di sospendere
il dispositivo emesso lo scorso 16 luglio dai
giudici amministrativi di primo grado che
avevano accolto in parte alcuni ricorsi per
presunte irregolarità di due liste a lui
collegate. Una decisione che fa gridare allo
scandalo il presidente del Consiglio che, con
una nota ufficiale si richiama al «rispetto
dovuto alla sovranità popolare» affinchè «non si
voglia ribaltare per via giudiziaria la scelta
dei cittadini piemontesi».
Secondo Berlusconi, infatti, «la legge è
incontrovertibilmente chiara: chi vota una lista
con una croce sola dà due voti, uno alla lista
ed uno al candidato Presidente». Soddisfatta,
invece, la sfidante del centrosinistra, Mercedes
Bresso, secondo cui il Consiglio di Stato «ha
respinto la modalità pretestuosa e strumentale
di Cota nella vicenda sui ricorsi elettorali».
Ma il presidente della Regione si dice «sereno»
e imputa all'avversaria uno «spreco di denaro
pubblico» come causa immediata di un riconteggio
voluto da chi «non vuole accettare una sconfitta
chiara». La battaglia legale è ancora tutta da
giocare e prima di paventare il rischio di
annullamento delle elezioni passerà del tempo:
una volta che il Tar avrà depositato - entro un
paio di giorni - le motivazioni della sua
decisione, Cota e i consiglieri regionali della
Lega Nord presenteranno infatti nuovi ricorsi al
Consiglio di Stato, sia in via cautelare che nel
merito.
Meno lunga e tormentata della decisione adottata
dal Tar, l'udienza dei giudici della quinta
sezione di Palazzo Spada, presieduti da Stefano
Baccarini, si è conclusa dopo circa tre ore di
camera di consiglio con un'ordinanza di sei
pagine in cui si fissano due paletti: «non
sussistono, allo stato attuale, gli estremi del
danno grave e irreparabile» derivante
dall'esecuzione del riconteggio dei voti
disposto dal Tar in quanto, trattandosi di una
pronuncia non definitiva, «esso non è in grado
di paralizzare o anche solo di ostacolare, sul
piano giuridico-amministrativo, il corretto
funzionamento degli organi del governo della
Regione Piemonte»; in secondo luogo - scrivono i
giudici del Consiglio di Stato - le operazioni
di riconteggio «devono svolgersi effettivamente
nel rispetto del principio del contraddittorio,
con la partecipazione delle parti interessate
ovvero dei loro rappresentanti, appositamente e
tempestivamente designati».
Entrambi i passaggi della decisione del
Consiglio di Stato vengono letti positivamente
dal legale di Cota, l'avvocato Luca Procacci:
«la nostra istanza» di sospensiva «non è stata
accolta - spiega - perchè non c'è nessun
pericolo per la legittimità di Cota a
governare»; inoltre, durante il riconteggio
«contesteremo tutti quei voti che, in base alla
legge, non verranno attribuiti a Cota». Su
questo punto il governatore leghista ritiene
infatti che la legge del '95 sia chiara: «il
voto dato alle liste, se non è disgiunto, è un
voto valido attribuito al Presidente, perchè si
danno contemporaneamente due voti: uno alle
liste, l'altro al Presidente». La battaglia
legale è solo alle prime battute.
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