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Sulla pelle dei disabili: le prove generali dello sterminio degli ebrei

"Vite non degne di essere vissute" è il titolo della mostra inaugurata all'ospedale San Giovanni - Addolorata di Roma dall'assessore Di Liegro. "Dobbiamo continuare a domandarci come tutto questo sia stato possibile, per evitare nuovi razzismi"

 deportati in un campo di concentramento

ROMA - "Quando si parla di Shoa, il primo pensiero va al popolo ebraico. Ma non tutti sanno che le prove generali di quello sterminio si fecero sulla pelle delle persone disabili. Furono in tutto 270mila le persone con disabilità uccise, delle quali 70mila utilizzando il programma T4, solo perché considerate indegne di vivere. Oggi dobbiamo continuare a domandarci come tutto questo sia stato possibile, per evitare nuovi razzismi e nuove pratiche di segregazione". Con queste parole l'assessore regionale alle Politiche sociali e delle sicurezze del Lazio, Luigina Di Liegro, ha inaugurato ieri mattina a Roma la mostra "Vite non degne di essere vissute", organizzata all'ospedale San Giovanni-Addolorata di Roma nell'ambito della Giornata della memoria, che si svolgerà domani 27 gennaio per ricordare tutte le vittime dello sterminio nazista. "Chi soffre di problemi psichici è un essere umano come ogni altro e come diceva Primo Levi ‘l'uomo deve essere sacro all'uomo, dovunque e sempre'- continua Di Liegro -. Troppi anche oggi vorrebbero tornare indietro, riportare le persone nelle cliniche e negargli la capacità di vivere autonomamente. Come assessorato ci siamo impegnati e ci impegneremo sempre più a far rispettare non solo i diritti sanitari ma anche sociali di queste persone".

Obiettivo della mostra ripercorre le varie tappe del difficile percorso affrontato, negli ultimi sessanta anni dalle persone con disagio psichico, a partire dalla Shoa fino alla legge 180 e l'impegno di Franco Basaglia. "Sui disabili furono sperimentate le camere a gas e il programma Action T4, un progetto di eugenetica che puntava a eliminare dalla società le persone non produttive e che inquinavano la razza. A questo esperimento è dedicata la prima parte della mostra - sottolinea Walter Galletta, direttore dell'Uoc dell'ospedale San Giovani e organizzatore dell' iniziativa. Poi abbiamo voluto raccontare la rivoluzione di Basaglia e le varie strade intraprese per il reinserimento di queste persone nella società". Tra le opere esposte anche i disegni e gli elaborati di scrittura creativa realizzati dai pazienti del reparto psichiatrico.

Nel corso della giornata è stato anche presentato il libro "Chi ha paura della follia? La 180nella scuola: roba da matti!"di Luigi Attenasio, Mariella Ciani e Angelo Di Gennaro. Un progetto realizzato all'interno delle scuole per superare lo stereotipo del "matto". "La manicomialità è il modo di rapportarsi agli altri presente negli ospedali e che vige ancora come atteggiamento culturale nella società- spiega Attenasio, direttore del dipartimento mentale dell'Asl Roma C- È quindi necessario un cambiamento a partire dalle giovani generazioni. Per questo siamo andati nelle scuole a parlare coi ragazzi e abbiamo deciso di portarli a conoscere queste persone. Gli studenti hanno risposto splendidamente, sono nati rapporti di familiarità e amicizia". A portare il suo saluto per la Giornata della memoria anche Sergio Mellina che nel 1978, dopo la riforma psichiatrica,  lasciò insieme a Antonino Lo Cascio l'ospedale S. Maria della Pietà di Roma, per dar vita al reparto Spdc del San Giovanni. "Ho creduto molto nella legge che ha portato alla chiusura dei manicomi. È stata un avventura importante- ricorda Mellina-. La follia è una dimensione tipica della natura umana, che va compresa, spiegata, capita". Tra le altri ospiti presenti all'iniziativa, il consigliere regionale Augusto Battaglia che ha ricordato la sua lunga esperienza come operatore sociale nel periodo successivo alla legge 180. Ed Enzo Foschi, della commissione regionale della Sanità, che ha invitato a non abbassare al guardia sui nuovi fenomeni di intolleranza, a partire dal razzismo negli stadi. (ec)

(26 gennaio 2010)

Fonte: www.superabile.it

 

il CONTRIBUTO DI Gabriele Filistrucchi

 

 

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