A ottobre il ministero del Welfare organizza a Torino la terza Conferenza nazionale delle politiche per disabili. Coinvolte istituzioni e associazioni. L'Ente nazionale sordi vuole vedere concretizzato il provvedimento di legge sul riconoscimento della lingua dei segni

ROMA - In attesa della terza Conferenza nazionale sulle politiche per la disabilità, organizzata dal ministero del Welfare e prevista dall'1 al 3 ottobre a Torino, interviene anche l'Ente nazionale sordi (Ens). Secondo la sua presidente Ida Collu, "c'è bisogno di un maggior sostegno da parte delle istituzioni a quelle che sono le necessità delle persone disabili, in particolare delle persone non udenti. La politica sociale portata avanti fino ad ora non ha dato molti risultati". L'Ens vorrebbe anche "più partecipazione delle associazioni alle scelte fatte dal governo, più insegnanti di sostegno, un collocamento più mirato, più programmi televisivi sottotitolati (soprattutto d'informazione politica e di approfondimento)" e chiederà inoltre di vedere "finalmente concretizzato il tanto atteso provvedimento di legge sul riconoscimento della lingua dei segni".
Signora Collu, che
cosa si aspetta l'Ens dalla tre giorni?
"Un maggiore sostegno da parte
delle istituzioni a quelli che sono i
bisogni delle persone con disabilità, in
particolare delle persone sorde. Ad oggi si
ha l'urgenza di sottolineare come la
politica sociale portata avanti fino ad ora
non abbia dato molti risultati. Serve un
cambio di rotta ma, prima di questo, le
istituzioni devono ammettere di aver
fallito. Solo guardando ai propri errori con
occhio critico si può ripartire per
migliorare e individuare le necessità reali
di una parte così importante della
popolazione".
Cosa dirà l'Ente nazionale sordi in
quella sede?
"L'Ens si propone di tirare le
somme dei risultati raggiunti fino a questo
momento e di avanzare dei progetti
realizzabili nel medio e nel lungo termine.
La situazione è critica, ed è per questo che
noi dobbiamo ritornare protagonisti delle
scelte che i politici mettono in atto. Se
non riconquisteremo questo ruolo, tutte le
battaglie fatte fino ad ora saranno state
vane. Ci saranno solo decisioni prese senza
renderci partecipi. Dalla scuola al lavoro,
dall'accessibilità dei servizi
all'assistenza sanitaria è nostro dovere
sottolineare le carenze - troppe - e cercare
delle soluzioni per rendere la nostra
società alla portata di tutti. Per questo l'Ens
continua a ribadire ‘Niente su di noi senza
di noi'".
L'associazione avanzerà qualche
richiesta?
"Sì. Una maggiore attenzione nei
confronti dei cittadini, tutti. Questo
significa una maggiore integrazione delle
persone disabili nella società e la
diffusione sempre maggiore di una cultura
della sensibilità che riporti al centro
della politica sociale l'individuo.
Chiediamo di adottare il tanto atteso
provvedimento di legge sul riconoscimento
della lingua dei segni italiana (Lis), nel
rispetto del principio sancito dalla
Convenzione Onu sui diritti delle persone
con disabilità, entrata in vigore il 3
maggio scorso. Chiediamo un'integrazione
scolastica più congrua alle esigenze
particolari. Alla chiusura delle scuole
speciali, infatti, non è seguita una
concreta ed efficace assistenza degli alunni
disabili nelle scuole di tutti. Gli
insegnanti di sostegno sono pochi e con una
preparazione spesso scarsa. Chiediamo la
riforma della legge 68/99 che, anche se ha
introdotto il collocamento mirato, non ha
allestito gli strumenti in grado di favorire
un'attenta professionalizzazione delle
persone disabili, comportando una
preoccupante ascesa del tasso di
disoccupazione anche tra i non udenti. Noi
sordi chiediamo soprattutto di andare avanti
e di non rimanere fermi a guardare i
progressi degli altri Paesi".
Quali altre criticità esistono in
Italia?
"Le cose che in questo Paese non
funzionano sono molte, e non solo per i
sordi. Prima fra tutte la questione dei
tagli sulla scuola, sulla formazione degli
insegnanti di sostegno, sulle politiche del
lavoro, sull'accessibilità. Ormai è più di
un anno che l'Ens protesta e si indigna per
la situazione dei sottotitoli Rai. Una
situazione scandalosa nella quale sono i
sordi a pagare il prezzo più alto:
l'isolamento. Per questo continuiamo a
chiedere a gran voce il rispetto del
contratto di servizio, che risulta ad oggi
del tutto disatteso, sia dal punto di vista
dell'incremento delle ore di programmazione
sottotitolate o tradotte in Lis sia dal
punto di vista qualitativo. Chiediamo,
infatti, maggiore accesso ai programmi di
informazione politica e di approfondimento,
anche in diretta, rispetto alle trasmissioni
preregistrate come fiction e film".
Cosa non funziona nei mass media?
"I mezzi di comunicazione, dalle tv
ai giornali, sembrano non interessarsi a chi
vive una situazione di disabilità, se non
quando fa audience, quando ha le
caratteristiche di un dramma, quando può
portare un profitto. Per questo, il più
delle volte, siamo soli a combattere contro
i mulini a vento. Non è concepibile che in
un Paese civilizzato, seppure in un periodo
di recessione, la prima cosa che si faccia
sia tagliare sul sociale. Bisognerebbe
invece, proprio in questo momento critico,
incentivare e supportare le necessità di chi
già vive una situazione di estremo disagio.
È un tipo di politica che non capiamo e non
approviamo. Non possiamo che essere
indignati. Continueremo a portare avanti le
nostre idee e a combattere le nostre
battaglie salvaguardando tutti i sordi
italiani". (Michela Trigari)
(18 agosto 2009)

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