Verona 60 sordi denunciano:Violentati
da preti pedofili
Noi vittime dei preti pedofili
Decine di bambini e
ragazzi sordi violentati e molestati in
un istituto di Verona fino al 1984. E
dopo decenni di tormenti, gli ex allievi
trovano la forza di denunciare gli
orrori. Ma molti dei sacerdoti sono
ancora lì
Per oltre un secolo è stato un simbolo
della carità della Chiesa: una scuola
specializzata per garantire un futuro
migliore ai bambini sordi e muti,
sostenendoli negli studi e
nell'inserimento al lavoro. L'Istituto
Antonio Provolo di Verona ospitava i
piccoli delle famiglie povere, figli di
un Nord-est contadino dove il boom
economico doveva ancora arrivare. Fino
alla metà degli anni Ottanta è stato un
modello internazionale, ma nel tetro
edificio di Chievo, una costruzione a
metà strada tra il seminario e il
carcere, sarebbero avvenuti episodi
terribili.
Solo oggi, rincuorati dalle parole di
condanna pronunciate da papa Ratzinger
contro i sacerdoti pedofili, decine di
ex ospiti hanno trovato la forza per
venire allo scoperto e denunciare la
loro drammatica esperienza: "Preti e
fratelli religiosi hanno abusato
sessualmente di noi". Un'accusa
sottoscritta da oltre 60 persone,
bambini e bambine che hanno vissuto
nell'Istituto, e che ora scrivono:
"Abbiamo superato la nostra paura e la
nostra reticenza".
Gli abusi di cui parlano sarebbero
proseguiti per almeno trent'anni, fino
al 1984. Sono pronti a elencare una
lunga lista di vittime e testimoni, ma
non possono più rivolgersi alla
magistratura: tutti i reati sono ormai
prescritti, cancellati dal tempo. I
sordomuti che dichiarano di portarsi
dentro questo dramma sostengono però di
non essere interessati né alle condanne
penali né ai risarcimenti economici.
Loro, scrivono, vogliono evitare che
altri corrano il rischio di subire le
stesse violenze: una decina dei
religiosi che accusano oggi sono
anziani, ma restano ancora in servizio
nell'Istituto, nelle sedi di Verona e di
Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti
al vescovo di Verona e ai vertici del
Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a
'L'espresso' le testimonianze - scritte
e filmate - della loro esperienza.
Documenti sconvolgenti, che potrebbero
aprire uno squarcio su uno dei più gravi
casi di pedofilia in Italia: gli episodi
riguardano 25 religiosi, le vittime
potrebbero essere almeno un centinaio.
La denuncia
Gli ex allievi, nonostante le difficoltà
nell'udito e nella parola, sono riusciti
a costruirsi un percorso di vita,
portandosi dentro le tracce dell'orrore.
Dopo l'esplosione dello scandalo
statunitense che ha costretto la Chiesa
a prendere atto del problema pedofilia,
e la dura presa di posizione di papa
Benedetto XVI anche loro hanno deciso di
non nascondere più nulla. Si sono
ritrovati nell'Associazione sordi
Antonio Provolo e poi si sono rivolti
alla curia e ai vertici dell'Istituto.
Una delle ultime lettere l'hanno
indirizzata a monsignor Giampietro
Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il
magistrato del Tribunale ecclesiastico
della diocesi di Verona. È il 20
novembre 2008: "I sordi hanno deciso di
far presente a Sua Eminenza il Vescovo
quanto era loro accaduto. Nella stanza
adibita a confessionale della chiesa di
Santa Maria del Pianto dell'Istituto
Provolo, alcuni preti approfittavano per
farsi masturbare e palpare a loro volta
da bambine e ragazze sorde (la porta era
in quei momenti sempre chiusa a chiave).
I rapporti sodomitici avvenivano nel
dormitorio, nelle camere dei preti e nei
bagni sia all'Istituto Provolo di Verona
che al Chievo e, durante il periodo
delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno
di Montagna". E ancora: "Come non
bastasse, i bambini e ragazzi sordi
venivano sottoposti a vessazioni, botte
e bastonature. I sordi possono fare i
nomi dei preti e dei fratelli laici
coinvolti e dare testimonianza". Seguono
le firme: nome e cognome di 67 ex
allievi.
Le storie
I protagonisti della denuncia citano un
elenco di casi addirittura molto più
lungo, che parte dagli anni Cinquanta.
Descrivonomezzo secolo di sevizie,
perfino sotto l'altare, in
confessionale, dentro ai luoghi più
sacri.
Quei bambini oggi hanno in media tra i
50 e i 70 anni: il più giovane compirà
41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice
di essere stato seviziato fino quasi
alla maggiore età. Gli abusi,
raccontano, avvenivano anche in gruppo,
sotto la doccia. Scene raccapriccianti,
impresse nella loro memoria. Ricorda
Giuseppe, che come tutti gli altri ha
fornito a 'L'espresso' generalità
complete: "Tre ragazzini e tre preti si
masturbavano a vicenda sotto la doccia".
Ma la storia più angosciante è quella di
Bruno, oggi sessantenne, che alla fine
degli anni Cinquanta spiccava sugli
altri bambini per i lineamenti angelici:
era il 'bello' della sua classe. E solo
ora tira fuori l'incubo che lo ha
tormentato per tutta la vita: "Sono
diventato sordo a otto anni, a nove
frequentavo il Provolo che ho lasciato a
15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in
istituto e fino al quindicesimo anno
sono stato oggetto di attenzioni
sessuali, sono stato sodomizzato e
costretto a rapporti di ogni tipo dai
seguenti preti e fratelli.". Ha elencato
16 nomi. Nella lista anche un alto
prelato, molto famoso a Verona: due
sacerdoti del Provolo avrebbero
accompagnato Bruno nel palazzo
dell'ecclesiastico.
"Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha
sodomizzato e preteso altri giochi
sessuali. È stata un'esperienza
terribile che mi ha procurato da adulto
gravi problemi psicologici".
Il dramma
Un altro ex allievo, Guido, dichiara di
essere stato molestato da un prete:
"Avveniva nella sua stanza all'ultimo
piano. E mi costringeva a fare queste
cose anche a Villa Cervi durante le
colonie estive e al campeggio sul lago
di Garda". Carlo è rimasto all'istituto
dai 7 ai 18 anni, e chiama in causa un
altro sacerdote: "Mi costringeva spesso
con punizioni (in ginocchio per ore in
un angolo) e percosse (violenti schiaffi
e bastonature) ad avere rapporti con
lui". Altre volte si sarebbe trattato di
bacchettate sulle mani, mentre di notte
"nello stanzone dove dormivo con altri
sordi spesso mi svegliava per portarmi
nei bagni dove mi sodomizzava o si
faceva masturbare. Non ho mai
dimenticato".
Sono racconti simili. Tragedie vissute
da bambini di famiglie povere, colpiti
dalla sordità e poi finiti tra le mura
dell'istituto; drammi tenuti dentro per
decenni. Ricostruisce Ermanno: "La
violenza è avvenuta nei bagni e nelle
stanze dell'Istituto Provolo e anche
nella chiesa adiacente". "Se rifiutavo
minacciava di darmi un brutto voto in
condotta, questi fatti mi tornano sempre
in mente", scrive un altro. Giuseppe
qualche volta a Verona incontra il suo
violentatore, "ancora oggi quando lo
vedo provo molto disagio. Non sono mai
riuscito a dimenticare". Stando alle
denunce, le vittime erano soprattutto
ragazzini. Ma ci sono anche episodi
testimoniati da bambine. Lina ora ha
cinquant'anni, è rimasta "all'istituto
per sordomuti dai sei ai 17 anni. A
tredici anni nella chiesa, durante la
confessione faccia a faccia (senza
grata), il sacerdote mi ha toccata il
seno più volte. Ricordo bene il suo
nome. Io mi sono spaventata moltissimo e
da allora non mi sono più confessata".
Giovanna scrive che un altro prete "ha
tirato fuori il membro e voleva che lo
toccassi". E per molte ragazzine i fatti
avvenivano nella chiesa dell'istituto,
sotto l'altare. A qualcuna, però, è
andata molto peggio.
Gli esposti
Oggi l'Istituto Antonio Provolo ha
cambiato completamente struttura e
missione. Le iniziative per il sostegno
ai sordomuti sono state ridimensionate e
vengono finanziate anche dalla Regione
Veneto. Adesso l'attività principale è
il Centro educativo e di formazione
professionale, gestito interamente da
laici, che offre corsi d'avanguardia per
giovani ed è specializzato nella
riqualificazione di disoccupati. Al
vertice di tutto ci sono sempre i
religiosi della Congregazione della
Compagnia di Maria per l'educazione dei
sordomuti, che dipendono direttamente
dalla Santa Sede. Alla Congregazione si
sono rivolti gli ex allievi chiedendo
l'allontanamento dei sacerdoti chiamati
in causa.Secondo la loro associazione,
"c'è già stata più di un'ammissione di
colpa". La più importante risale al
2006, quando don Danilo Corradi,
superiore generale dell'Istituto Provolo,
avrebbe incontrato più di 50 ex allievi.
Secondo l'Associazione, il superiore a
nome dell'Istituto avrebbe chiesto 12
volte scusa per gli abusi commessi dagli
altri religiosi. I testimoni
ricostruiscono una riunione dai toni
drammatici: don Corradi che stringe il
capo fra le mani, suda, chiede perdono,
s'inginocchia. Ma i sordomuti avrebbero
preteso l'allontanamento dei sacerdoti
coinvolti, senza ottenerlo. A
'L'espresso' don Danilo Corradi fornisce
una versione diversa: "Ho sentito
qualcosa, ma io sono arrivato nel 2003 e
di quello che è successo prima non so.
Non rispondo alle accuse, non so chi le
faccia: risponderemo dopo aver letto
l'articolo".
La Curia
Da quasi due anni gli ex allievi si sono
appellati anche alla Curia di Verona,
informandola nel corso di più incontri.
Il presidente della Associazione sordi
Antonio Provolo, Giorgio Dalla
Bernardina, ne elenca tre: a uno hanno
preso parte 52 persone. E scrive al
vescovo: "Nonostante i nostri incontri
in Curia durante i quali abbiamo fatto
presente anche e soprattutto gli atti di
pedofilia e gli abusi sessuali subiti
dai sordomuti durante la permanenza
all'istituto, a oggi non ci è stata data
alcuna risposta". L'ultima lettera è
dell'8 dicembre 2008. Pochi mesi prima,
a settembre, avevano fatto l'ennesimo
tentativo, inviando una raccomandata al
vescovo di Verona, monsignor Giuseppe
Zenti. Senza risposta, "nonostante le
sue rassicurazioni e promesse di
intervento". Questa missiva è stata
firmata da tre associazioni di sordi:
Associazione Sordi Antonio Provolo,
Associazione non udenti Provolo,
Associazione sordi Basso
Veronese-Legnago.
Il vescovo, interpellato da
'L'espresso', replica con una nota
scritta: "Il Provolo è una congregazione
religiosa. In quanto tale è di diritto
pontificio e perciò sotto la
giurisdizione del Dicastero dei
religiosi. La diocesi di Verona, sul cui
territorio è sorta la Congregazione,
apprezza l'opera di carattere sociale da
essa svolta in favore dei sordomuti".
Poi monsignor Giuseppe Zenti entra nel
merito: "Per quanto attiene l'accusa di
eventuale pedofilia, rivolta a preti e
fratelli laici, che risalirebbe ad
alcune decine di anni fa, la diocesi di
Verona è del tutto all'oscuro. A me
fecero cenno del problema alcuni di una
Associazione legata al Provolo, ma come
ricatto rispetto a due richieste di
carattere economico, nell'eventualità
che non fossero esaudite. Tuttavia a me
non rivolsero alcuna accusa
circostanziata riferita a persone
concrete, ma unicamente accuse di
carattere generico. Non ho altro da
aggiungere se non l'impegno a seguire in
tutto e per tutto le indicazioni
contenute nel codice di diritto canonico
e nelle successive prese di posizione
della Santa Sede. Nella speranza che
presto sia raggiunto l'obiettivo di
conoscere la verità dei fatti".
L'Associazione sordi Antonio Provolo
risponde al vescovo negando qualunque
ricatto o interesse economico: "Gli
abbiamo soltanto fatto presente i
problemi, noi vogliamo che quei
sacerdoti vengano allontanati perché
quello che hanno fatto a noi non accada
ad altri".
Preti pedofili, i video choc:
il CONTRIBUTO DI Espresso
Repubblica
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il
CONTRIBUTO DI
agostino chirico |