Vertice Pdl, Finiani pronti a formare gruppi
separati
Almeno
trentatre deputati, per ora 8 senatori: le
truppe finiane si contano in vista della
battaglia finale. A poche ore dall'ufficio di
presidenza che, a Palazzo Grazioli, taglierà il
nodo gordiano del tormentato rapporto tra i due
co-fondatori del Pdl Berlusconi e Fini, diventa
più concreta la possibilità che i fedelissimi
del presidente della Camera costituiscano -
sempre nel perimetro della maggioranza - gruppi
autonomi a Montecitorio e a Palazzo Madama (dove
domani potrebbero aggiungersi al pacchetto di 8
i 5 senatori che stanno con il sottosegretario
Andrea Augello). Nello studio di Fini, che oggi
ha avuto riunioni non-stop con deputati e
senatori, non sono mancate le divergenze di
opinione. Ci sono gli Augello, i Moffa, i Menia,
che vogliono aspettare di vedere nero su bianco
il documento di censura politica a Fini
(«durissimo», fanno sapere i berlusconiani) per
capire se ci sono ancora spazi per evitare la
rottura traumatica. Ma i Bocchino, i Granata, i
Briguglio spingono invece per il divorzio tout
court. E danno per imminente (addirittura già
domattina in Aula) l'annuncio della costituzione
dei nuovi gruppi. La parola finale spetterà,
ovviamente, a Fini. Ma intanto tutti -
barricaderi e non - hanno messo alla fine la
loro firma sul foglio che fin dal mattino
Bocchino ha fatto girare per contare i
fedelissimi del presidente della Camera. Anche
quasi tutti i membri del governo: il ministro
Andrea Ronchi, il viceministro Adolfo Urso, i
sottosegretari Menia e Bonfiglio (Augello e
Viespoli decideranno domani). Nei quartieri
generali del premier, tra Palazzo Grazioli e via
dell'Umiltà, per tutto il giorno si è lavorato
intanto al documento che politicamente metterà
in ogni caso fuori dal partito Fini ed i suoi
fedelissimi, sottolineando la incompatibilità
politica tra le loro posizioni e quelle del Pdl.
Ma c'è chi vede uno spiraglio nella decisione
del premier di procedere in due tappe: stasera
si discuterà solo la dura censura politica a
Fini. Poi c'è un secondo documento allegato nel
quale si deferiscono ai probiviri Italo
Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata. I
saggi istruiranno il processo, che ha tempi
lunghi, decidendo sui procedimenti disciplinari
di espulsione (ex art.45 e 46 dello Statuto) o
più probabilmente sospensione (ex art 48). Una
parte dei finiani giudica ormai obbligata la via
della costituzione dei gruppi autonomi e
sottolinea il dato politico: Berlusconi vuole a
tutti i costi rompere con Fini e con i suoi. Il
premier è irremovibile su questo punto: lo ha
ribadito anche ieri sera, dopo aver respinto al
mittente l'offerta di tregua da parte di Fini
attraverso la conversazione-intervista con
Giuliano Amato sul 'Fogliò. Ma lo hanno convinto
che espellere il co-fondatore non si può, perchè
Fini non ha mai avuto una tessera di iscrizione
e non ha mai pagato le quote. Non si è mai
iscritto e non potrà neanche più farlo - avrebbe
commentato Berlusconi con i suoi -, ma anche se
non si può espellerlo, si può denunciare dal
punto di vista politico che è fuori dal Pdl e
non lo rappresenta.
È terminato a palazzo Grazioli il vertice tra
Silvio Berlusconi e lo stato maggiore del
partito per fare il punto della situazione in
vista dell'Ufficio di presidenza di questa sera.
All'incontro hanno partecipato i tre
coordinatori nazionali Sandro Bondi, Denis
Verdini e Ignazio La Russa, i capigruppo di
Senato e Camera Maurizio Gasparri e Fabrizio
Cicchitto ed il vicepresidente dei senatori
Gaetano Quagliariello. Durante la riunione è
stato messo a punto un documento sui finiani che
verrà sottoposto all'Ufficio di presidenza. Si
tratterebbe di un testo politico che non
conterrebbe atti amministrativi. Erano presenti
anche il Guardasigilli, Angelino Alfano, ed il
legale del premier, il deputato Niccolò Ghedini.
CALDEROLI:
"FEDERALISMO? AVANTI" «Io intanto
vado avanti...». Così il ministro per la
Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, al
termine della Conferenza Unificata, ha risposto
ai giornalisti che gli chiedevano se c'è
pericolo che la crisi dei rapporti all'interno
del Pdl possa rallentare l'attuazione del
federalismo fiscale.
FESTA MIRABELLO
DIVEMNTA FINIANA La
storica 'Festa Tricolorè di Mirabello, nel
Ferrarese, che da 28 anni è stata il punto
d'incontro prima dell'Msi, poi di An, quindi,
l'anno scorso, del Pdl, è pronta per diventare,
in caso di divorzio fra Fini e Berlusconi, la
base operativa dei 'finianì. Lo ha confermato
l'organizzatore Vittorio Lodi, capo
dell'organizzazione da sempre, che sta alla
finestra ad attendere gli sviluppi romani. Con
un unico punto fermo: Gianfranco Fini sarà, come
ogni anno, presente il 5 settembre.
L'organizzazione della festa ha subito, nelle
ultime settimane, le fibrillazioni interne al
Pdl. Dopo una lunghissima serie di trattative e
confronti sulle date e gli ospiti da invitare,
con la mediazione di Ignazio La Russa (altro
habituè della festa) sembrava ci fosse un
accordo, con un programma che prevedeva la
partecipazione di molti esponenti del governo e
del centrodestra. Poi ieri la 'rotturà di
Alberto Balboni, senatore e responsabile
ferrarese del partito: «Non esistono le
condizioni politiche per una festa unitaria di
tutto il Pdl, ha detto ai quotidiani ferraresi.
Vittorio Lodi non si è però scoraggiato: »La
festa si farà - ha detto oggi all'ANSA -
l'abbiamo fatta in anni ben più difficili,
figuriamoci se ci facciamo scoraggiare da queste
cose. Certo è che quello che avviene a Roma si
rifletterà sulla nostra festa. Siamo un pò in
alto mare con date e programma, ma
l'organizzazione è collaudata: sono attivi circa
cinquanta volontari e tutti sono pronti a
seguire Fini«. Il programma potrebbe variare
anche perchè, spiega Lodi, »il Pdl aveva posto
il veto sulla possibilità di portare esponenti
del centrosinistra, mentre noi ci siamo sempre
confrontati con chi la pensava diversamente da
noi, anche quando c'era il Msi. In ogni caso noi
siamo pronti e quest'anno potrebbe esserci un
interesse anche maggiore: nel giorno del comizio
di Fini arriveranno tre pullman dalle Marche,
una cosa mai successa in 28 anni di storia«.
ALEMANNO: "NO
GRUPPO AUTONOMO" «Mi
auguro non ci sia nessun gruppo autonomo». Lo ha
detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno,
rispondendo a chi gli chiedeva che cosa
succederebbe se i finiani creassero un gruppo
autonomo in parlamento.
TUTTI I
FINIANI Un giornale, una fondazione,
un laboratorio politico; e un manipolo di
deputati e senatori fedeli alla linea del capo.
Sono queste le «truppe» di Gianfranco Fini,
schierate a sostegno della linea politica che il
presidente della Camera ha via via elaborato,
distinguendosi e allontanandosi sempre più da
Silvio Berlusconi. La galassia dei finiani
comprende in primo luogo i parlamentari più
vicini al numero uno di Montecitorio. Sulla
carta dovrebbero essere 33 alla Camera e 14 al
Senato, ma la reale consistenza del gruppo si
conoscerà solo al momento del distacco. Italo
Bocchino, attuale vice capogruppo del Pdl alla
Camera (prima era anche il vicario di Fabrizio
Cicchitto), è il braccio destro di Fini alla
Camera. Insieme al vicepresidente dell'Antimafia
Fabio Granata, al sottosegretario Andrea Augello
e al deputato Carmelo Briguglio, Bocchino ha
spinto la polemica contro Berlusconi fino alle
estreme conseguenze. Una posizione cruciale è
quella di Giulia Bongiorno, presidente della
commissione Giustizia, che ha il compito di
frenare gli impeti di Niccolò Ghedini e degli
altri parlamentari-avvocati del premier. Al
Senato, la pattuglia finiana è guidata da
Pasquale Viespoli. Altri finiani doc sono il
ministro per le politiche comunitarie Andrea
Ronchi, unico fedelissimo del presidente della
Camera nel consiglio dei ministri, il vice
ministro Adolfo Urso, il presidente della
commissione Lavoro di Montecitorio Silvano
Moffa, già presidente della provincia di Roma e
Domenico Menia, gli ultimi due su posizioni più
moderate rispetto a Bocchino e Granata. Ci sono
poi i teorici del Fini-pensiero, raccolti
intorno al think tank «Farefuturo». Alessandro
Campi è l'intellettuale che ha disegnato su Fini
l'abito della nuova destra italiana alternativa
al berlusconismo. Il direttore del webmagazine
della fondazione, Filippo Rossi, ha il compio di
lanciare online le sfide a tutto campo dei
finiani: dal doppio turno ai cantautori, senza
dimenticare l'affondo contro le veline compiuto
dalla giovane ricercatrice Sofia Ventura. Se «Farefuturò
alimenta il dibattito sulla rete, il »Secolo
d'Italia« porta ogni giorno in edicola le
posizioni di Fini. Lo dirige Flavia Perina,
deputata del Pdl con una lunga militanza alle
spalle nella destra post-missina . Ultimo nato
nella galassia »F«, il laboratorio politico di
Generazione Italia, associazione lanciata da
Fini in alternativa ai Promotori della Libertà
voluti da Berlusconi. Vicina a Fini anche la
»Fondazione Alleanza nazionale«, presieduta da
Donato La Morte: la fondazione, oltre a
conservare l'archivio di An, ha anche la
gestione del patrimonio immobiliare del vecchio
partito.
I 37
DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA Sono 37 i
componenti dell'ufficio di presidenza del pdl,
che si riunirà questa sera per decidere la sorte
dei finiani. Ne fanno parte, oltre al leader
Berlusconi, i tre coordinatori, i ministri, i
governatori del pdl, i capigruppo e altri
esponenti del partito. Questi i nomi: Silvio
Berlusconi Sandro Bondi (coordinatore) Ignazio
La Russa (coordinatore) Denis Verdini
(coordinatore) Gianni Alemanno (sindaco di Roma)
Angelino Alfano (ministro della Giustizia) Italo
Bocchino (vicecapogruppo Camera, finiano)
Michela Vittoria Brambilla (sottosegretario al
Turismo) Renato Brunetta (ministro della
Pubblica Amministrazione) Ugo Cappellacci
(governatore della Sardegna) Mara Carfagna
(ministro delle Pari Opportunità) Gianni Chiodi
(governatore dell'Abruzzo) Fabrizio Cicchitto
(capogruppo Camera) Raffaele Fitto (ministro
degli Affari Regionali) Roberto Formigoni
(governatore della Lombardia) Franco Frattini
(ministro degli Esteri) Giancarlo Galan
(ministro dell'Agricoltura) Maurizio Gasparri
(capogruppo Senato) Mariastella Gelmini
(ministro dell'Istruzione) Carlo Giovanardi
(sottosegretario alla presidenza) Michele Iorio
(governatore del Molise) Alfredo Mantovano
(sottosegretario all'Interno) Marco Martinelli
(vice responsabile organizzativo) Altero
Matteoli (ministro delle Infrastrutture) Giorgia
Meloni (ministro della Gioventù) Stefania
Prestigiacomo (ministro dell'Ambiente) Gaetano
Quagliariello (vice capogruppo Senato) Andrea
Ronchi (ministro degli Affari Comunitari,
finiano) Gianfranco Rotondi (ministro per il
Programma) Maurizio Sacconi (ministro del
Lavoro) Caludio Scajola (ex ministro dello
Sviluppo Economico) Antonio Tajani (vice
presidente commissione europea) Renzo Tondo
(governatore Friuli-Venezia Giulia) Giulio
Tremonti (ministro dell'Economia) Adolfo Urso
(viceministro dello Sviluppo Economico, finiano)
Pasquale Viespoli (senatore finiano) Elio Vito
(ministro per i rapporti con il Parlamento).
BOSSI: "PREMIER
VADA IN FERIE" Ancora
una giornata caldissima nel Pdl, alle prese con
le polemiche interne tra Silvio Berlusconi e
Gianfranco Fini. Mentre sono in corso le
votazioni in Aula per l'elezione degli 8 membri
laici del Csm, in Transatlantico, a
Montecitorio, è tutto un gran via vai, tra
incontri e capannelli. Arriva anche Umberto
Bossi. Il leader della Lega si ferma a scambiare
qualche battuta con il centrista Michele Vietti,
considerato in pole position per la
vicepresidenza di palazzo dei Marescialli. Dopo
aver salutato il deputato dell'Udc, il Senatur
scherza con il cronista che gli chiede che
consiglio darebbe al Cavaliere per uscire
dall'impasse attuale. «Gli consiglio di andare
in ferie...», dice all'ADNKRONOS con una battuta
Bossi.
LEHNER:
"BOCCHINO VUOL FAR CADERE GOVERNO"
«La notizia del giorno è che Italo Bocchino,
ormai del tutto fuori di testa, sta telefonando
-sono le ore 11 di giovedì 29 luglio 2010 - ad
alcuni deputati del Pdl, esortandoli ad uscire
dall'aula per mandare sotto la maggioranza. In
pochissimi danno retta al telefono nemico,
perchè tra gli ex An la maggioranza è fatta di
persone perbene e leali». È quanto afferma il
deputato del Pdl Giancarlo Lehner in una nota.
FERRERO: «SI
VADA AL VOTO» «L'unica strada è
quella delle elezioni, che restituiscano la
parola ai cittadini senza inciuci o rattoppi». È
quanto afferma il segretario del Prc, Paolo
Ferrero, in relazione alla rottura interna al
Pdl tra Berlusconi e Fini. «È evidente che siamo
in presenza di una crisi politica del
centrodestra e che la maggioranza eletta dagli
italiani non esiste più - rileva Ferrero - Di
fronte a questa situazione c'è una strada sola,
che è quella di andare immediatamente alle urne,
in modo da poter cacciare questo nefasto governo
con una coalizione di tutte le forze
democratiche».
STORACE: «FINI, MA LA CASA A MONTECARLO?» «Francamente,
appare molto stravagante che dal Campione della
Legalità che guida l'amministrazione della
Camera non si registri ancora una indignata
smentita sulla casa di Montecarlo. 'La buona
battaglià non si cancella con il silenzio». Lo
scrive in una nota Francesco Storace, segretario
nazionale della Destra.
BERLUSCONI SCHERZA CON I GIORNALISTI
«Il vostro è proprio un bel mestiere...».
Così il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, uscendo dall'aula della Camera dopo
l'ok alla manovra, replica sorridendo ai
cronisti che lo 'assalgonò, chiedendogli delle
turbolenze del Pdl e dell'ufficio di presidenza
del partito, convocato per questa sera.
FINIANI
PRONTI IN CASO DI ESPULSIONI Nel caso
in cui l'ufficio di presidenza dovesse procedere
all'espulsione di alcuni deputati vicini al
presidente della Camera Gianfranco Fini, la
componente finiana ha già pronta la soluzione:
costituire gruppi autonomi alla Camera e al
Senato. A Montecitorio, spiega uno dei
parlamentari vicini all'ex leader di An, si
contano già 25 deputati pronti a firmare un
documento in cui si sancirebbe la scissione del
Pdl e la creazione di un un nuovo gruppo
parlamentare. Un numero, ci tengono a precisare
gli stessi deputati, destinato a salire visto
che sono in corso diversi contatti. La macchina
organizzativa dei finiani è già in azione anche
a palazzo Madama. Al momento i senatori pronti a
rompere con il Popolo della Libertà sarebbero 9
ma, si precisa, che ci sarebbero 4 parlamentari
ancora indecisi. «Al momento la linea che
prevale è quella dell'attesa. Nel caso la
situazione dovesse precipitare e si decidesse
per l'espulsione di alcuni di noi - avverte però
un deputato finiano - saremo pronti a dare
seguito alla creazione del gruppo».
LA RUSSA: IN
ARRIVO PERTURBAZIONE «Sta arrivando
una perturbazione...». Il coordinatore del Pdl
Ignazio La Russa esce da Montecitorio inseguito
dai cronisti che gli chiedono di fare previsioni
su quanto potrà accadere in futuro e scherza
facendo una 'previsione metereologicà: «Davvero
- aggiunge sorridendo - dicono stia
arrivando...». In ogni caso, ai cronisti che gli
chiedono di pronunciarsi sul futuro del Pdl
consiglia: «i giornali tanto usciranno domani
mattina, aspettate stasera...».
BOCCHINO
RIUNISCE I SUOI Mosse finali tra le
anime del Pdl in vista dell'ufficio di
presidenza che dovrebbe tenersi oggi e che
potrebbe sancire la rottura definitiva nei
confronti di una parte della minoranza interna,
se non con tutto il gruppo dei finiani.
Stamattina, mentre in aula sono in corso le
votazioni sugli ordini del giorno sulla manovra,
un nutrito drappello di deputati ha risposto
alla convocazione di una riunione convocata dal
vice capogruppo Italo Bocchino. In aula,
comunque, la seduta per ora va avanti senza
scosse e la maggioranza procede, al momento
senza i circa 18 deputati che hanno risposto
all'invito del presidente finiano di Generazione
Italia. «Il clima è di sconcerto -dice Angela
Napoli al termine della riunione- perchè è
incredibile che si pensi ad espellere persone
come Granata, Briguglio, lo stesso Bocchino, se
non addirittura Fini. Staremo a vedere quello
che deciderà l'ufficio di presidenza. Comunque,
i numeri della minoranza interna son ben
superiori a quello che pensa Silvio Berlusconi».
BOCCHINO:
INTERVISTA FINI? PUBBLICATA A META'
«Si vede che Ferrara ha diffuso la parte più
conciliante...». Il deputato Italo Bocchino
commenta così, su 'La Stampà, l'intervista che
il presidente della Camera Gianfranco Fini ha
rilasciato a «Il Foglio». Un' intervista nella
quale propone al presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi una sorta di patto per evitare
rotture. Alla domanda su come reagirà il premier
alle 'offertè di Fini, Bocchino dice di non
sapere. Però, aggiunge, «qualsiasi cosa accada
ognuno ci va con la propria coscienza». I
finiani, osserva, hanno fatto di tutto «per
evitare la rottura». «Se poi lui vuole prendersi
la responsabilità di cacciare Fini per difendere
Verdini - afferma ancora Bocchino - lo spiegherà
al mondo». Il deputato comunque precisa che
tutti i parlamentari vicini a Fini non se ne
andranno dal partito, nè si faranno «cacciare».
BERSANI:
APRIRE FASE NUOVA «Siamo oltre le
colonne d'Ercole del berlusconismo, in acque
sconosciute. Questi scontri dimostrano che la
maggioranza ha perso la presa sui problemi del
paese e quindi invito a riflettere sulla
necessità di aprire una fase nuova». Così il
segretario Pd Pier Luigi Bersani commenta in
Transatlantico l'ultimo atto dello scontro tra
il premier Silvio Berlusconi ed il presidente
della Camera Gianfranco Fini. «A questo punto -
aggiunge Bersani - o fanno un ragionamento su
una nuova fase di transizione o scelgono di
galleggiare o strappano e non si sa dove si va.
Mi auguro riflettano».
CAPEZZONE:
ELETTORI IN SINTONIA CON PREMIER «Gli
elettori del Pdl, e non solo loro, sono in
assoluta sintonia con Silvio Berlusconi. Il
tempo per ricomporre le questioni interne è
ormai scaduto. Buon senso e ragionevolezza
suggeriscono di sciogliere i nodi, per
riprendere senza ostacoli il cammino delle
riforme, del cambiamento, della modernizzazione
del Paese. Gli italiani hanno scelto Silvio
Berlusconi due anni fa, un anno fa, e ancora due
mesi fa: è inconcepibile che ci sia chi operi
per impedire ad un Governo e a una maggioranza
di lavorare serenamente». Lo dice il portavoce
del pdl Daniele Capezzone.
NAPOLI: SEPARAZIONE E' LA SOLA VIA D'USCITA
« La separazione è la soluzione alta
e nobile, la via d'uscita lineare e limpida che
consente a tutti una nuova ripartenza,
lasciandoci alle spalle un anno di paralisi
politica e un fiume di equivoci e malintesi.
Sono convinto che sarebbe apprezzata dagli
elettori, disgustati dal temuto teatrino della
politica che rischia altrimenti di impadronirsi
del PdL». È quanto sostiene il vice presidente
del Pdl alla Camera Osvaldo Napoli. «La
credibilità - sostiene - è tutto o quasi il
patrimonio di un uomo politico. Vale per il
presidente della Camera Gianfranco Fini come per
il premier Silvio Berlusconi. Le riflessioni di
Fini affidate al Foglio sono una minaccia al suo
stesso patrimonio politico. Non si cancella un
anno di ostilità schietta e dichiarata con
qualche considerazione sui sentimenti e
risentimenti. Nelle parole di Fini c'è la
promessa molto vaga di una tregua e la certezza
di nuovi, aspri scontri. Una condizione
inaccettabile per tutti perchè mette a rischio
non più solo il destino politico dei singoli
protagonisti ma investe il futuro di tutto il
centrodestra».
ALLA STAMPA NON PIACE LA TREGUA
La 'treguà, la
via d'uscita, proposta da Gianfranco Fini a
Silvio Berlusconi per uscire dalle polemiche che
stanno paralizzando il Pdl non piace a 'Liberò e
'il Giornalè che, in prima pagina, invitano
senza mezzi termini il premier a rispedire al
mittente gli inviti del presidente della Camera.
Il più esplicito è 'Liberò, che dedica al tema
diversi pezzi. «Il re delle giravolte stavolta
non riesce a fare la frittatà, scrive il
direttore Maurizio Belpietro che ripropone
ancora la questione della casa monegasca del
patrimonio di An finita nella disponibilità
della famiglia Tulliani. »Gianfranco fa
retromarcia. Troppo tardì, titola un altro
articolo in prima dedicato all'ex leader di An:
«Un divorzio che s'ha da fare», è l'esplicita
opinione di Mario Giordano nel pezzo. 'Il
Giornalè, che prosegue anche lui con la campagna
sulla casa di Montecarlo, si affida al vice
direttore Alessandro Sallustri: «Gianfranco si
arende e depone le ami, ma non c'è de fidarsi».
Per Sallusti, quelli di Fini «sembra un appello
trappola». E mentre 'Il fogliò pubblica in prima
pagina il colloquio con Fini, anticipato ieri,
con la strategia del presidente della Camera, è
cauto 'Il secolò: «Tutti danno per certa la resa
dei conti nel Pdl, ma nessuno sa come», si legge
in prima pagina dove c'è spazio per un
editoriale: «Le legnate non risolvono i
conflitti».
BRIGUGLIO: PREMIER SPENGA INCENDIO
Gianfranco Fini chiede al Pdl «un
cambiamento radicale con l'assunzione di un
codice etico e una revisione del suo vertice con
regole di vera democrazia interna». E se
«Berlusconi darà un segnale forte in questa
direzione» potrebbe anche essere possibile «il
miracolo». Lo dice in una intervista a
Repubblica il finiano Carmelo Briguglio,
convinto che sia il Cavaliere a dover «spegnere
l'incendio». Briguglio non crede che si arriverà
ad espellere «persino il cofondatore» dal
partito: «Che cosa scriveranno - si chiede -
nell'ipotetica sentenza? Condannati per reato di
legalità e per aver sollevato i casi Cosentino,
Brancher, Dell'Utri? Sarebbe un suicidio
politico». Certo se invece si dovesse arrivare
all'espulsione del presidente della Camera
sarebbe «talmente grave da scioglierci da ogni
obbligo di fedeltà di coalizione. E per scelta
di Berlusconi, non certo nostra». Così «il
governo ne uscirebbe enormemente indebolito e ci
sarebbero conseguenze sulla sua tenuta e su
quella della maggioranza». Anche perchè «anche
se si parla di campagna acquisti, credo che
l'area parlamentare intorno a Fini rimarrà
intatta». Una decisione «irreversibile di
Berlusconi - conclude Briguglio - non può che
portare ad un altro soggetto politico. Se ci
espellono, e vedremo se ci riusciranno, andremo
a due entità politiche separate». E non è
escluso, in questo caso nemmeno «il ricorso alla
magistratura ordinaria per difenderci come
iscritti» al Pdl.
FINI PROPONE
TREGUA Silvio Berlusconi mette nero
su bianco una dura censura politica contro
Gianfranco Fini ed i suoi fedelissimi. Ma il
presidente della Camera gli lancia un
inaspettato ramoscello d'ulivo della tregua
auspicando di poter confermare insieme al
Cavaliere l'impegno con gli elettori, senza
inutili «mattanzè. »Qui sto e qui restò, dice
l'ex leader di An, parlando del partito, che
però ottiene una risposta negativa dal vertice
del Popolo della libertà convocato in tarda
serata dal premier, e terminato a notte fonda:
vertice che conferma la volontàdel Cavaliere di
tirare dritto ritenendo tardivo, fuori tempo
massimo,il riposizionamento del cofondatore. Da
qui il documento di censura che sarà discusso
oggi alle 20 nel corso di una riunione
dell'ufficio politico. Che il 'divorziò tra
Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini fosse ormai
alla porte non era più mistero per nessuno. Ne
parlava come un dato acquisito Umberto Bossi
«ognuno andrà per la sua strada», è stata la
sintesi del leader della Lega così come non ne
ha fatto mistero in questi giorni il premier
che, di fronte all'ipotesi di «una
divaricazione», di una spaccatura del Pdl, ha
rassicurato: «i numeri sono abbondanti e non c'è
alcuna possibilità di cambiamenti di governo o
di maggioranza». Una strada, quella della
separazione, su cui ha invitato a riflettere
Gianfranco Fini in serata nel corso di un
colloquio a sorpresa con Giuliano Ferrara
pubblicato su il 'Fogliò: «Resettare tutto senza
risentimenti» è l'appello rivolto al presidente
del Consiglio. «Con Berlusconi - chiarisce l'ex
leader di An - non abbiamo il dovere di essere e
nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare
un impegno politico ed elettorale con gli
italiani. Per questo - spiega il cofondatore del
Pdl - ci tocca il compito, anche in nome di una
storia comune non banale, di deporre i
pregiudizi». Ma le parole del presidente della
Camera non hanno al momento sortito effetti
positivi a palazzo Grazioli. Già perchè, al di
là delle ultime dichiarazioni di Fini, la
convivenza tra i due leader è diventata ormai
difficile. E di fronte all'ipotesi di una
scissione, i parlamentari vicini al presidente
del Consiglio passano i giorni a fare conteggi:
Sono proprio i numeri a dettare la strategia.
L'ipotesi di una divisione dalla pattuglia dei
finiani per i belusconiani non comporterebbe
cambi di maggioranza perchè il presidente del
Consiglio - sostengono- avrebbe comunque i
numeri per governare. Semmai si dovrà lavorare
per bloccare il più possibile, si ragiona,
l'emorragia di deputati che potrebbero seguire
il presidente della Camera. Proprio alla
risoluzione del 'problemà finiani il Cavaliere
dedicherà tutta la giornata in vista
dell'ufficio di presidenza. Nonostante la
soluzione non sia ancora ben definita di una
cosa Berlusconi è certo: c'è bisogno di una
svolta. La gente, avrebbe confidato ieri a
diversi deputati incontrati alla Camera dopo
aver votato la fiducia alla manovra, è stanca di
questo 'teatrinò.
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