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Vertice Pdl, Finiani pronti a formare gruppi separati

Almeno trentatre deputati, per ora 8 senatori: le truppe finiane si contano in vista della battaglia finale. A poche ore dall'ufficio di presidenza che, a Palazzo Grazioli, taglierà il nodo gordiano del tormentato rapporto tra i due co-fondatori del Pdl Berlusconi e Fini, diventa più concreta la possibilità che i fedelissimi del presidente della Camera costituiscano - sempre nel perimetro della maggioranza - gruppi autonomi a Montecitorio e a Palazzo Madama (dove domani potrebbero aggiungersi al pacchetto di 8 i 5 senatori che stanno con il sottosegretario Andrea Augello). Nello studio di Fini, che oggi ha avuto riunioni non-stop con deputati e senatori, non sono mancate le divergenze di opinione. Ci sono gli Augello, i Moffa, i Menia, che vogliono aspettare di vedere nero su bianco il documento di censura politica a Fini («durissimo», fanno sapere i berlusconiani) per capire se ci sono ancora spazi per evitare la rottura traumatica. Ma i Bocchino, i Granata, i Briguglio spingono invece per il divorzio tout court. E danno per imminente (addirittura già domattina in Aula) l'annuncio della costituzione dei nuovi gruppi. La parola finale spetterà, ovviamente, a Fini. Ma intanto tutti - barricaderi e non - hanno messo alla fine la loro firma sul foglio che fin dal mattino Bocchino ha fatto girare per contare i fedelissimi del presidente della Camera. Anche quasi tutti i membri del governo: il ministro Andrea Ronchi, il viceministro Adolfo Urso, i sottosegretari Menia e Bonfiglio (Augello e Viespoli decideranno domani). Nei quartieri generali del premier, tra Palazzo Grazioli e via dell'Umiltà, per tutto il giorno si è lavorato intanto al documento che politicamente metterà in ogni caso fuori dal partito Fini ed i suoi fedelissimi, sottolineando la incompatibilità politica tra le loro posizioni e quelle del Pdl. Ma c'è chi vede uno spiraglio nella decisione del premier di procedere in due tappe: stasera si discuterà solo la dura censura politica a Fini. Poi c'è un secondo documento allegato nel quale si deferiscono ai probiviri Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata. I saggi istruiranno il processo, che ha tempi lunghi, decidendo sui procedimenti disciplinari di espulsione (ex art.45 e 46 dello Statuto) o più probabilmente sospensione (ex art 48). Una parte dei finiani giudica ormai obbligata la via della costituzione dei gruppi autonomi e sottolinea il dato politico: Berlusconi vuole a tutti i costi rompere con Fini e con i suoi. Il premier è irremovibile su questo punto: lo ha ribadito anche ieri sera, dopo aver respinto al mittente l'offerta di tregua da parte di Fini attraverso la conversazione-intervista con Giuliano Amato sul 'Fogliò. Ma lo hanno convinto che espellere il co-fondatore non si può, perchè Fini non ha mai avuto una tessera di iscrizione e non ha mai pagato le quote. Non si è mai iscritto e non potrà neanche più farlo - avrebbe commentato Berlusconi con i suoi -, ma anche se non si può espellerlo, si può denunciare dal punto di vista politico che è fuori dal Pdl e non lo rappresenta.

È terminato a palazzo Grazioli il vertice tra Silvio Berlusconi e lo stato maggiore del partito per fare il punto della situazione in vista dell'Ufficio di presidenza di questa sera. All'incontro hanno partecipato i tre coordinatori nazionali Sandro Bondi, Denis Verdini e Ignazio La Russa, i capigruppo di Senato e Camera Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto ed il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello. Durante la riunione è stato messo a punto un documento sui finiani che verrà sottoposto all'Ufficio di presidenza. Si tratterebbe di un testo politico che non conterrebbe atti amministrativi. Erano presenti anche il Guardasigilli, Angelino Alfano, ed il legale del premier, il deputato Niccolò Ghedini. 

CALDEROLI: "FEDERALISMO? AVANTI" «Io intanto vado avanti...». Così il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, al termine della Conferenza Unificata, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se c'è pericolo che la crisi dei rapporti all'interno del Pdl possa rallentare l'attuazione del federalismo fiscale.

FESTA MIRABELLO DIVEMNTA FINIANA La storica 'Festa Tricolorè di Mirabello, nel Ferrarese, che da 28 anni è stata il punto d'incontro prima dell'Msi, poi di An, quindi, l'anno scorso, del Pdl, è pronta per diventare, in caso di divorzio fra Fini e Berlusconi, la base operativa dei 'finianì. Lo ha confermato l'organizzatore Vittorio Lodi, capo dell'organizzazione da sempre, che sta alla finestra ad attendere gli sviluppi romani. Con un unico punto fermo: Gianfranco Fini sarà, come ogni anno, presente il 5 settembre. L'organizzazione della festa ha subito, nelle ultime settimane, le fibrillazioni interne al Pdl. Dopo una lunghissima serie di trattative e confronti sulle date e gli ospiti da invitare, con la mediazione di Ignazio La Russa (altro habituè della festa) sembrava ci fosse un accordo, con un programma che prevedeva la partecipazione di molti esponenti del governo e del centrodestra. Poi ieri la 'rotturà di Alberto Balboni, senatore e responsabile ferrarese del partito: «Non esistono le condizioni politiche per una festa unitaria di tutto il Pdl, ha detto ai quotidiani ferraresi. Vittorio Lodi non si è però scoraggiato: »La festa si farà - ha detto oggi all'ANSA - l'abbiamo fatta in anni ben più difficili, figuriamoci se ci facciamo scoraggiare da queste cose. Certo è che quello che avviene a Roma si rifletterà sulla nostra festa. Siamo un pò in alto mare con date e programma, ma l'organizzazione è collaudata: sono attivi circa cinquanta volontari e tutti sono pronti a seguire Fini«. Il programma potrebbe variare anche perchè, spiega Lodi, »il Pdl aveva posto il veto sulla possibilità di portare esponenti del centrosinistra, mentre noi ci siamo sempre confrontati con chi la pensava diversamente da noi, anche quando c'era il Msi. In ogni caso noi siamo pronti e quest'anno potrebbe esserci un interesse anche maggiore: nel giorno del comizio di Fini arriveranno tre pullman dalle Marche, una cosa mai successa in 28 anni di storia«.

ALEMANNO: "NO GRUPPO AUTONOMO" «Mi auguro non ci sia nessun gruppo autonomo». Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, rispondendo a chi gli chiedeva che cosa succederebbe se i finiani creassero un gruppo autonomo in parlamento.

TUTTI I FINIANI Un giornale, una fondazione, un laboratorio politico; e un manipolo di deputati e senatori fedeli alla linea del capo. Sono queste le «truppe» di Gianfranco Fini, schierate a sostegno della linea politica che il presidente della Camera ha via via elaborato, distinguendosi e allontanandosi sempre più da Silvio Berlusconi. La galassia dei finiani comprende in primo luogo i parlamentari più vicini al numero uno di Montecitorio. Sulla carta dovrebbero essere 33 alla Camera e 14 al Senato, ma la reale consistenza del gruppo si conoscerà solo al momento del distacco. Italo Bocchino, attuale vice capogruppo del Pdl alla Camera (prima era anche il vicario di Fabrizio Cicchitto), è il braccio destro di Fini alla Camera. Insieme al vicepresidente dell'Antimafia Fabio Granata, al sottosegretario Andrea Augello e al deputato Carmelo Briguglio, Bocchino ha spinto la polemica contro Berlusconi fino alle estreme conseguenze. Una posizione cruciale è quella di Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia, che ha il compito di frenare gli impeti di Niccolò Ghedini e degli altri parlamentari-avvocati del premier. Al Senato, la pattuglia finiana è guidata da Pasquale Viespoli. Altri finiani doc sono il ministro per le politiche comunitarie Andrea Ronchi, unico fedelissimo del presidente della Camera nel consiglio dei ministri, il vice ministro Adolfo Urso, il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio Silvano Moffa, già presidente della provincia di Roma e Domenico Menia, gli ultimi due su posizioni più moderate rispetto a Bocchino e Granata. Ci sono poi i teorici del Fini-pensiero, raccolti intorno al think tank «Farefuturo». Alessandro Campi è l'intellettuale che ha disegnato su Fini l'abito della nuova destra italiana alternativa al berlusconismo. Il direttore del webmagazine della fondazione, Filippo Rossi, ha il compio di lanciare online le sfide a tutto campo dei finiani: dal doppio turno ai cantautori, senza dimenticare l'affondo contro le veline compiuto dalla giovane ricercatrice Sofia Ventura. Se «Farefuturò alimenta il dibattito sulla rete, il »Secolo d'Italia« porta ogni giorno in edicola le posizioni di Fini. Lo dirige Flavia Perina, deputata del Pdl con una lunga militanza alle spalle nella destra post-missina . Ultimo nato nella galassia »F«, il laboratorio politico di Generazione Italia, associazione lanciata da Fini in alternativa ai Promotori della Libertà voluti da Berlusconi. Vicina a Fini anche la »Fondazione Alleanza nazionale«, presieduta da Donato La Morte: la fondazione, oltre a conservare l'archivio di An, ha anche la gestione del patrimonio immobiliare del vecchio partito.

I 37 DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA Sono 37 i componenti dell'ufficio di presidenza del pdl, che si riunirà questa sera per decidere la sorte dei finiani. Ne fanno parte, oltre al leader Berlusconi, i tre coordinatori, i ministri, i governatori del pdl, i capigruppo e altri esponenti del partito. Questi i nomi: Silvio Berlusconi Sandro Bondi (coordinatore) Ignazio La Russa (coordinatore) Denis Verdini (coordinatore) Gianni Alemanno (sindaco di Roma) Angelino Alfano (ministro della Giustizia) Italo Bocchino (vicecapogruppo Camera, finiano) Michela Vittoria Brambilla (sottosegretario al Turismo) Renato Brunetta (ministro della Pubblica Amministrazione) Ugo Cappellacci (governatore della Sardegna) Mara Carfagna (ministro delle Pari Opportunità) Gianni Chiodi (governatore dell'Abruzzo) Fabrizio Cicchitto (capogruppo Camera) Raffaele Fitto (ministro degli Affari Regionali) Roberto Formigoni (governatore della Lombardia) Franco Frattini (ministro degli Esteri) Giancarlo Galan (ministro dell'Agricoltura) Maurizio Gasparri (capogruppo Senato) Mariastella Gelmini (ministro dell'Istruzione) Carlo Giovanardi (sottosegretario alla presidenza) Michele Iorio (governatore del Molise) Alfredo Mantovano (sottosegretario all'Interno) Marco Martinelli (vice responsabile organizzativo) Altero Matteoli (ministro delle Infrastrutture) Giorgia Meloni (ministro della Gioventù) Stefania Prestigiacomo (ministro dell'Ambiente) Gaetano Quagliariello (vice capogruppo Senato) Andrea Ronchi (ministro degli Affari Comunitari, finiano) Gianfranco Rotondi (ministro per il Programma) Maurizio Sacconi (ministro del Lavoro) Caludio Scajola (ex ministro dello Sviluppo Economico) Antonio Tajani (vice presidente commissione europea) Renzo Tondo (governatore Friuli-Venezia Giulia) Giulio Tremonti (ministro dell'Economia) Adolfo Urso (viceministro dello Sviluppo Economico, finiano) Pasquale Viespoli (senatore finiano) Elio Vito (ministro per i rapporti con il Parlamento).

BOSSI: "PREMIER VADA IN FERIE" Ancora una giornata caldissima nel Pdl, alle prese con le polemiche interne tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Mentre sono in corso le votazioni in Aula per l'elezione degli 8 membri laici del Csm, in Transatlantico, a Montecitorio, è tutto un gran via vai, tra incontri e capannelli. Arriva anche Umberto Bossi. Il leader della Lega si ferma a scambiare qualche battuta con il centrista Michele Vietti, considerato in pole position per la vicepresidenza di palazzo dei Marescialli. Dopo aver salutato il deputato dell'Udc, il Senatur scherza con il cronista che gli chiede che consiglio darebbe al Cavaliere per uscire dall'impasse attuale. «Gli consiglio di andare in ferie...», dice all'ADNKRONOS con una battuta Bossi.

LEHNER: "BOCCHINO VUOL FAR CADERE GOVERNO" «La notizia del giorno è che Italo Bocchino, ormai del tutto fuori di testa, sta telefonando -sono le ore 11 di giovedì 29 luglio 2010 - ad alcuni deputati del Pdl, esortandoli ad uscire dall'aula per mandare sotto la maggioranza. In pochissimi danno retta al telefono nemico, perchè tra gli ex An la maggioranza è fatta di persone perbene e leali». È quanto afferma il deputato del Pdl Giancarlo Lehner in una nota.

FERRERO: «SI VADA AL VOTO» «L'unica strada è quella delle elezioni, che restituiscano la parola ai cittadini senza inciuci o rattoppi». È quanto afferma il segretario del Prc, Paolo Ferrero, in relazione alla rottura interna al Pdl tra Berlusconi e Fini. «È evidente che siamo in presenza di una crisi politica del centrodestra e che la maggioranza eletta dagli italiani non esiste più - rileva Ferrero - Di fronte a questa situazione c'è una strada sola, che è quella di andare immediatamente alle urne, in modo da poter cacciare questo nefasto governo con una coalizione di tutte le forze democratiche».

STORACE: «FINI, MA LA CASA A MONTECARLO?» «Francamente, appare molto stravagante che dal Campione della Legalità che guida l'amministrazione della Camera non si registri ancora una indignata smentita sulla casa di Montecarlo. 'La buona battaglià non si cancella con il silenzio». Lo scrive in una nota Francesco Storace, segretario nazionale della Destra.

BERLUSCONI SCHERZA CON I GIORNALISTI 
«Il vostro è proprio un bel mestiere...». Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, uscendo dall'aula della Camera dopo l'ok alla manovra, replica sorridendo ai cronisti che lo 'assalgonò, chiedendogli delle turbolenze del Pdl e dell'ufficio di presidenza del partito, convocato per questa sera.

FINIANI PRONTI IN CASO DI ESPULSIONI Nel caso in cui l'ufficio di presidenza dovesse procedere all'espulsione di alcuni deputati vicini al presidente della Camera Gianfranco Fini, la componente finiana ha già pronta la soluzione: costituire gruppi autonomi alla Camera e al Senato. A Montecitorio, spiega uno dei parlamentari vicini all'ex leader di An, si contano già 25 deputati pronti a firmare un documento in cui si sancirebbe la scissione del Pdl e la creazione di un un nuovo gruppo parlamentare. Un numero, ci tengono a precisare gli stessi deputati, destinato a salire visto che sono in corso diversi contatti. La macchina organizzativa dei finiani è già in azione anche a palazzo Madama. Al momento i senatori pronti a rompere con il Popolo della Libertà sarebbero 9 ma, si precisa, che ci sarebbero 4 parlamentari ancora indecisi. «Al momento la linea che prevale è quella dell'attesa. Nel caso la situazione dovesse precipitare e si decidesse per l'espulsione di alcuni di noi - avverte però un deputato finiano - saremo pronti a dare seguito alla creazione del gruppo».

LA RUSSA: IN ARRIVO PERTURBAZIONE «Sta arrivando una perturbazione...». Il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa esce da Montecitorio inseguito dai cronisti che gli chiedono di fare previsioni su quanto potrà accadere in futuro e scherza facendo una 'previsione metereologicà: «Davvero - aggiunge sorridendo - dicono stia arrivando...». In ogni caso, ai cronisti che gli chiedono di pronunciarsi sul futuro del Pdl consiglia: «i giornali tanto usciranno domani mattina, aspettate stasera...».

BOCCHINO RIUNISCE I SUOI Mosse finali tra le anime del Pdl in vista dell'ufficio di presidenza che dovrebbe tenersi oggi e che potrebbe sancire la rottura definitiva nei confronti di una parte della minoranza interna, se non con tutto il gruppo dei finiani. Stamattina, mentre in aula sono in corso le votazioni sugli ordini del giorno sulla manovra, un nutrito drappello di deputati ha risposto alla convocazione di una riunione convocata dal vice capogruppo Italo Bocchino. In aula, comunque, la seduta per ora va avanti senza scosse e la maggioranza procede, al momento senza i circa 18 deputati che hanno risposto all'invito del presidente finiano di Generazione Italia. «Il clima è di sconcerto -dice Angela Napoli al termine della riunione- perchè è incredibile che si pensi ad espellere persone come Granata, Briguglio, lo stesso Bocchino, se non addirittura Fini. Staremo a vedere quello che deciderà l'ufficio di presidenza. Comunque, i numeri della minoranza interna son ben superiori a quello che pensa Silvio Berlusconi».

BOCCHINO: INTERVISTA FINI? PUBBLICATA A META' «Si vede che Ferrara ha diffuso la parte più conciliante...». Il deputato Italo Bocchino commenta così, su 'La Stampà, l'intervista che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha rilasciato a «Il Foglio». Un' intervista nella quale propone al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una sorta di patto per evitare rotture. Alla domanda su come reagirà il premier alle 'offertè di Fini, Bocchino dice di non sapere. Però, aggiunge, «qualsiasi cosa accada ognuno ci va con la propria coscienza». I finiani, osserva, hanno fatto di tutto «per evitare la rottura». «Se poi lui vuole prendersi la responsabilità di cacciare Fini per difendere Verdini - afferma ancora Bocchino - lo spiegherà al mondo». Il deputato comunque precisa che tutti i parlamentari vicini a Fini non se ne andranno dal partito, nè si faranno «cacciare».

BERSANI: APRIRE FASE NUOVA «Siamo oltre le colonne d'Ercole del berlusconismo, in acque sconosciute. Questi scontri dimostrano che la maggioranza ha perso la presa sui problemi del paese e quindi invito a riflettere sulla necessità di aprire una fase nuova». Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani commenta in Transatlantico l'ultimo atto dello scontro tra il premier Silvio Berlusconi ed il presidente della Camera Gianfranco Fini. «A questo punto - aggiunge Bersani - o fanno un ragionamento su una nuova fase di transizione o scelgono di galleggiare o strappano e non si sa dove si va. Mi auguro riflettano».

CAPEZZONE: ELETTORI IN SINTONIA CON PREMIER «Gli elettori del Pdl, e non solo loro, sono in assoluta sintonia con Silvio Berlusconi. Il tempo per ricomporre le questioni interne è ormai scaduto. Buon senso e ragionevolezza suggeriscono di sciogliere i nodi, per riprendere senza ostacoli il cammino delle riforme, del cambiamento, della modernizzazione del Paese. Gli italiani hanno scelto Silvio Berlusconi due anni fa, un anno fa, e ancora due mesi fa: è inconcepibile che ci sia chi operi per impedire ad un Governo e a una maggioranza di lavorare serenamente». Lo dice il portavoce del pdl Daniele Capezzone.

NAPOLI: SEPARAZIONE E' LA SOLA VIA D'USCITA
« La separazione è la soluzione alta e nobile, la via d'uscita lineare e limpida che consente a tutti una nuova ripartenza, lasciandoci alle spalle un anno di paralisi politica e un fiume di equivoci e malintesi. Sono convinto che sarebbe apprezzata dagli elettori, disgustati dal temuto teatrino della politica che rischia altrimenti di impadronirsi del PdL». È quanto sostiene il vice presidente del Pdl alla Camera Osvaldo Napoli. «La credibilità - sostiene - è tutto o quasi il patrimonio di un uomo politico. Vale per il presidente della Camera Gianfranco Fini come per il premier Silvio Berlusconi. Le riflessioni di Fini affidate al Foglio sono una minaccia al suo stesso patrimonio politico. Non si cancella un anno di ostilità schietta e dichiarata con qualche considerazione sui sentimenti e risentimenti. Nelle parole di Fini c'è la promessa molto vaga di una tregua e la certezza di nuovi, aspri scontri. Una condizione inaccettabile per tutti perchè mette a rischio non più solo il destino politico dei singoli protagonisti ma investe il futuro di tutto il centrodestra».

ALLA STAMPA NON PIACE LA TREGUA La 'treguà, la via d'uscita, proposta da Gianfranco Fini a Silvio Berlusconi per uscire dalle polemiche che stanno paralizzando il Pdl non piace a 'Liberò e 'il Giornalè che, in prima pagina, invitano senza mezzi termini il premier a rispedire al mittente gli inviti del presidente della Camera. Il più esplicito è 'Liberò, che dedica al tema diversi pezzi. «Il re delle giravolte stavolta non riesce a fare la frittatà, scrive il direttore Maurizio Belpietro che ripropone ancora la questione della casa monegasca del patrimonio di An finita nella disponibilità della famiglia Tulliani. »Gianfranco fa retromarcia. Troppo tardì, titola un altro articolo in prima dedicato all'ex leader di An: «Un divorzio che s'ha da fare», è l'esplicita opinione di Mario Giordano nel pezzo. 'Il Giornalè, che prosegue anche lui con la campagna sulla casa di Montecarlo, si affida al vice direttore Alessandro Sallustri: «Gianfranco si arende e depone le ami, ma non c'è de fidarsi». Per Sallusti, quelli di Fini «sembra un appello trappola». E mentre 'Il fogliò pubblica in prima pagina il colloquio con Fini, anticipato ieri, con la strategia del presidente della Camera, è cauto 'Il secolò: «Tutti danno per certa la resa dei conti nel Pdl, ma nessuno sa come», si legge in prima pagina dove c'è spazio per un editoriale: «Le legnate non risolvono i conflitti».

BRIGUGLIO: PREMIER SPENGA INCENDIO
Gianfranco Fini chiede al Pdl «un cambiamento radicale con l'assunzione di un codice etico e una revisione del suo vertice con regole di vera democrazia interna». E se «Berlusconi darà un segnale forte in questa direzione» potrebbe anche essere possibile «il miracolo». Lo dice in una intervista a Repubblica il finiano Carmelo Briguglio, convinto che sia il Cavaliere a dover «spegnere l'incendio». Briguglio non crede che si arriverà ad espellere «persino il cofondatore» dal partito: «Che cosa scriveranno - si chiede - nell'ipotetica sentenza? Condannati per reato di legalità e per aver sollevato i casi Cosentino, Brancher, Dell'Utri? Sarebbe un suicidio politico». Certo se invece si dovesse arrivare all'espulsione del presidente della Camera sarebbe «talmente grave da scioglierci da ogni obbligo di fedeltà di coalizione. E per scelta di Berlusconi, non certo nostra». Così «il governo ne uscirebbe enormemente indebolito e ci sarebbero conseguenze sulla sua tenuta e su quella della maggioranza». Anche perchè «anche se si parla di campagna acquisti, credo che l'area parlamentare intorno a Fini rimarrà intatta». Una decisione «irreversibile di Berlusconi - conclude Briguglio - non può che portare ad un altro soggetto politico. Se ci espellono, e vedremo se ci riusciranno, andremo a due entità politiche separate». E non è escluso, in questo caso nemmeno «il ricorso alla magistratura ordinaria per difenderci come iscritti» al Pdl.

FINI PROPONE TREGUA Silvio Berlusconi mette nero su bianco una dura censura politica contro Gianfranco Fini ed i suoi fedelissimi. Ma il presidente della Camera gli lancia un inaspettato ramoscello d'ulivo della tregua auspicando di poter confermare insieme al Cavaliere l'impegno con gli elettori, senza inutili «mattanzè. »Qui sto e qui restò, dice l'ex leader di An, parlando del partito, che però ottiene una risposta negativa dal vertice del Popolo della libertà convocato in tarda serata dal premier, e terminato a notte fonda: vertice che conferma la volontàdel Cavaliere di tirare dritto ritenendo tardivo, fuori tempo massimo,il riposizionamento del cofondatore. Da qui il documento di censura che sarà discusso oggi alle 20 nel corso di una riunione dell'ufficio politico. Che il 'divorziò tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini fosse ormai alla porte non era più mistero per nessuno. Ne parlava come un dato acquisito Umberto Bossi «ognuno andrà per la sua strada», è stata la sintesi del leader della Lega così come non ne ha fatto mistero in questi giorni il premier che, di fronte all'ipotesi di «una divaricazione», di una spaccatura del Pdl, ha rassicurato: «i numeri sono abbondanti e non c'è alcuna possibilità di cambiamenti di governo o di maggioranza». Una strada, quella della separazione, su cui ha invitato a riflettere Gianfranco Fini in serata nel corso di un colloquio a sorpresa con Giuliano Ferrara pubblicato su il 'Fogliò: «Resettare tutto senza risentimenti» è l'appello rivolto al presidente del Consiglio. «Con Berlusconi - chiarisce l'ex leader di An - non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani. Per questo - spiega il cofondatore del Pdl - ci tocca il compito, anche in nome di una storia comune non banale, di deporre i pregiudizi». Ma le parole del presidente della Camera non hanno al momento sortito effetti positivi a palazzo Grazioli. Già perchè, al di là delle ultime dichiarazioni di Fini, la convivenza tra i due leader è diventata ormai difficile. E di fronte all'ipotesi di una scissione, i parlamentari vicini al presidente del Consiglio passano i giorni a fare conteggi: Sono proprio i numeri a dettare la strategia. L'ipotesi di una divisione dalla pattuglia dei finiani per i belusconiani non comporterebbe cambi di maggioranza perchè il presidente del Consiglio - sostengono- avrebbe comunque i numeri per governare. Semmai si dovrà lavorare per bloccare il più possibile, si ragiona, l'emorragia di deputati che potrebbero seguire il presidente della Camera. Proprio alla risoluzione del 'problemà finiani il Cavaliere dedicherà tutta la giornata in vista dell'ufficio di presidenza. Nonostante la soluzione non sia ancora ben definita di una cosa Berlusconi è certo: c'è bisogno di una svolta. La gente, avrebbe confidato ieri a diversi deputati incontrati alla Camera dopo aver votato la fiducia alla manovra, è stanca di questo 'teatrinò.

 

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