Epatite B: troppi morti ancora, eppure le cure esistono

L’epatite B, nonostante i tanti passi avanti fatti dalla ricerca scientifica, fa eccome le sue vittime, intanto sono ben 700 mila i portatori della malattia e 57 le persone che ogni giorno perdono la vita nel nostro Paese per gli esiti della malattia che resta ancora tanto sottovalutata al punto che appena 25 mila persone dell’” esercito ” dei portatori sani si cura adeguatamente.
E se è vero che parliamo di una temibile malattia, vero è anche che i rimedi per tenerla a bada ma soprattutto per prevenire le gravi complicazioni esistono, eppure su 100 malati la probabilità di andare incontro alla cirrosi epatica riguarda quasi venti persone che decedono per effetto dell’insufficienza epatica o del tumore al fegato. E’ quanto emerge dal 44° Congresso dell’Associazione europea per lo studio del fegato (European Association for the Study of the Liver - EASL), svoltosi a Copenaghen, il più importante appuntamento continentale sulle malattie epatiche, che vede la partecipazione di circa 7.400 esperti.
E, visto che si parlava del trattamento
dell’epatite, c’è da ricordare che su
100 malati che sono ricorsi alla cura
con entecavir, un
moderno antivirale che si assume
oralmente, ha ricevuto grandi benefici
dal farmaco, senza dimostrare resistenza
se non in ragione dell’1%, al
virus, dopo
sei anni di trattamento, per non contare
che i dati incoraggianti da questa cura
provengono anche dal fatto di sapere che
il 96% dei malati così curati non
riferisce danni epatici importanti.
“Questi nuovi dati - afferma il prof.
Pietro Lampertico dell’Università degli
Studi di Milano - confermano che un
trattamento a lungo termine con un
antiretrovirale potente e che non causa
insorgenza di resistenze è
potenzialmente in grado di arrestare il
danno epatico e può perfino migliorare
la fibrosi epatica”.

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